09/10/2020, 13.44
ARMENIA-AZERBAIJAN
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Erevan e Baku si preparano al dialogo. Colpita la cattedrale armena di Shusha

I ministri degli esteri dei due Paesi sono stati invitati a Mosca. Il Gruppo di Minsk e l’Ocse si incontrano a Ginevra con il capo della diplomazia azera. La cattedrale di Shusha, un monumento storico e religioso, è stata colpita due volte da tiri di artiglieria. Il bilancio approssimativo delle vittime parla di 300-400 morti.

Erevan (AsiaNews) – I ministri degli esteri armeno e azero sono stati invitati a recarsi a Mosca per aprire un dialogo che porti alla fine dei combattimenti nel Nagorno Karabakh. Stamattina, l’azero Jeyhun Bayramov ha confermato di volersi recare a Mosca nel fine settimana, dove era stato invitato in precedenza l’armeno Zohrab Mnatsakanyan.

Intanto, il Gruppo di Minsk che insieme all’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa) ha tentato di anni di trovare una soluzione pacifica al conflitto nella regione autonoma armena, si prepara a incontrare a Ginevra il capo della diplomazia azera.

La situazione sul terreno rimane aspra. Ieri la capitale del territorio separatista, Stepanakert, è stata bombardata. Anche alcune zone abitate in Azerbaijan hanno subito la stessa sorte.

A Shusha, a 15 km da Stepanakert, la cattedrale, un monumento storico e religioso, è stata colpita due volte da tiri di artiglieria. Il bombardamento non ha fatto vittime, ma alcuni giornalisti sono stati feriti. La cattedrale ha subito molti danni: buchi nel tetto, vetrate rotte, banchi distrutti. La cattedrale, dedicata a San Salvatore, era stata ricostruita negli anni ’90, dopo la prima guerra del Nagorno-Karabakh, ed era divenuta un simbolo della rinascita della popolazione armena.

L’esercito azero ha negato di aver tirato sull’edificio sacro. Baku accusa invece i separatisti di colpire zone abitate e civili nell’Azerbaijan.

Dall’inizio delle ostilità, i bilanci ufficiali parlano di 300-400 morti, dei quali almeno 50 civili. Ma il numero è chiaramente parziale: l’Azerbaijan non comunica le sue perdite militari, anche se – come gli armeni – rivendica di aver eliminato migliaia di soldati nemici.

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