31/08/2019, 08.00
SIRIA - STATI UNITI
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Fiera internazionale di Damasco: Gli Usa minacciano sanzioni contro i partecipanti

L’evento in programma dal 28 agosto al 6 settembre. Si tratta della più antica esposizione di tutto il Medio oriente, la prima edizione si è tenuta nel 1954. Sospesa durante gli anni più bui della guerra, oggi ospita delegazioni e uomini di affari (anche) di nazioni arabe e del Golfo. Mosca e Pechino contro Washington.

Damasco (AsiaNews) - Come l’Iran, gli Stati Uniti mettono nel mirino anche la Siria e minacciano dure sanzioni economiche e commerciali contro aziende e uomini di affari che intendono partecipare all’annuale Fiera internazionale di Damasco. In una nota ufficiale diffusa via Twitter, l’ambasciata Usa nel Paese arabo - che ha chiuso la propria missione diplomatica all’inizio del conflitto - rilancia “gli avvertimenti” contro quanti “fanno affari con il regime di Assad e associati”.

Analisti ed esperti spiegano che Washington ha messo nel mirino la rassegna, per il crescente successo che registra dalla riapertura. Interrotta dal 2012 per l’inasprirsi del conflitto, nel 2017 ha riaperto i battenti ma è stata oggetto di un attacco.Rilanciata dal governo siriano dopo anni di guerra per favorire gli investimenti, soprattutto stranieri, lo scorso anno si è svolta regolarmente, richiamando l’attenzione di un vasto pubblico, in clima di fiducia e tranquillità. 

La fiera, iniziata il 28 agosto scorso e in calendario fino al 6 settembre, è una rassegna commerciale che si tiene nella capitale a cadenza annuale, attirando l’attenzione di espositori e businessman di tutto il mondo. Una vetrina ambita per mettere in mostra beni e servizi, oltre che per presentare le ultime innovazioni del mercato. 

Inaugurata nel 1954, la fiera di Damasco è la più antica di tutto il Medio oriente sebbene abbia registrato negli ultimi anni un periodo di crisi legato alle vicende belliche nel Paese. Nel 2017, alla riapertura dei battenti, erano presenti espositori locali, oltre a compagnie libanesi, iraniane e russe a causa delle sanzioni Usa e della politica di boicottaggio verso il presidente Bashar al-Assad e al suo governo, accusato di violazioni ai diritti umani. 

Per l’edizione 2019 si sono registrati circa 400 uomini di affari e compagnie arabe e internazionali, fra cui 16 dall’Oman e una delegazione di oltre 40 membri dagli Emirati Arabi Uniti (Eau), che ha da poco riaperto la rappresentanza diplomatica nel Paese. La partecipazione di queste ultime due nazioni riveste un significato particolare, perché sono i primi a tornare a varcare (almeno idealmente) i confini della Siria dalla cacciata di Damasco dalla Lega araba nel 2011. Ed è una ulteriore conferma della volontà del mondo arabo e del Golfo di riallacciare i rapporti con Assad. 

Fra i primi governi a criticare gli Stati Uniti per la minaccia di sanzioni vi è la Cina. L’ambasciatore di Pechino a Damasco Feng Biao precisa inoltre che le politiche di repressione sbandierate da Washington non bloccheranno certo la presenza delle 58 compagnie cinesi iscritte alla rassegna. In una intervista rilasciata nei giorni scorsi all’agenzia ufficiale siriana Sana il diplomatico ha affermato che “la Fiera internazionale di Damasco è considerata una fonte di potere per il popolo siriano e una finestra per svilupparne l’economia”. 

Analoghe condanne sono giunte pure da Mosca, alleato di ferro - anche sul piano militare - di Damasco nella regione. Nel contesto della cerimonia di apertura il Primo Ministro siriano Imad Khamis ha ricordato che le minacce Usa “non sono niente di nuovo” e ha denunciato quella che definisce “una agenda di sabotaggio e distruzione” promossa dalle parti della Casa Bianca.

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