25/04/2017, 08.07
ISRAELE - PALESTINA
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Gaza al ‘buio’ paga la contesa fra Hamas e Fatah

Si aggrava la crisi energetica per la chiusura dell’unica centrale della Striscia.  Finito  il carburante donato da Turchia e Qatar. I palestinesi di Gaza in difficoltà anche per i tagli decisi dall’Autorità palestinese di Ramallah. Le autorità di Gaza e Ramallah si accusano a vicenda. L’Onu avverte rischio ‘invivibilità’ entro il 2020

Gaza (AsiaNews) – La Striscia di Gaza rischia di rimanere del tutto “al buio” mentre la distanza fra le autorità di Gaza e Ramallah, Hamas e Fatah, si fa sempre più profonda. Intanto, gli abitanti della Striscia vivono in una condizione sempre più difficile a causa della mancanza di elettricità e dei recenti tagli di stipendio attuati da Fatah.

Lo scorso 19 aprile, l’inviato Onu per il processo di pace, Nickolay Mladenov, ha espresso  profonda preoccupazione per la situazione tesa, chiedendo alle due autorità palestinesi un approccio unito al problema elettrico.

La situazione energetica a Gaza è peggiorata quando, il 16 aprile, l’unica centrale elettrica della Striscia ha smesso di funzionare perché rimasta senza carburante. Le ultime scorte, donate da Turchia e Qatar, sono finite e Gaza afferma di non potere permettersi di acquistarne altre per via delle tasse imposte dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Ramallah.

Il 17 aprile la Gaza Electricity Distribution Company ha affermato che la centrale può fornire solo un terzo dell’elettricità che servirebbe: 133 megawatt al giorno, contro i 450 e 500 necessari. Israele fornisce 120 megawatt e l’Egitto solo 13, dopo la disconnessione  di una delle linee elettriche il 18 aprile notte.

La situazione energetica nella Striscia è motivo di continue tensioni fra Fatah, alla guida dell’Autorità nazionale palestinese e Hamas, autorità della Striscia.

L’Autorità energetica di Gaza aveva avvisato, all’inizio del mese, del rischio che la centrale elettrica smettesse di funzionare. Inoltre, a scatenare le tensioni c’è stato l’annuncio ad inizio mese della riduzione di circa il 30% degli stipendi dei cittadini di Gaza elargiti dall’Anp.

A quanto riferito da alcuni abitanti della Striscia a Middle East Eye, tuttavia, i tagli sono stati di gran lunga maggiori al 30%: “Ho fatto un prestito l’anno scorso per aiutare mio figlio a sposarsi. Dopo il taglio del 42% del mio salario, la bolletta elettrica e i pagamenti del debito, non ho trovato nulla sul mio conto,” ha detto Moshtaha Mosallem, lavoratore sanitario di 48 anni di Gaza.

Il taglio dei salari è stato giustificato dal portavoce dell’Anp Yousif al-Mahmoud con la riduzione degli aiuti dell’Unione europea. Giustificazione che non è stata ben accettata da Gaza, dove diverse manifestazioni si sono riversate per le strade.

Il risultato è che Hamas e Anp incolpano l’un l’altro per la crisi. L’Anp afferma, utilizzando le stesse parole rivoltegli dell’autorità di Gaza, che Hamas è responsabile di aver “creato una nuova crisi nella Striscia”.

Abdullah Abdullah, membro del consiglio rivoluzionario di Fatah ha commentato: “Le tasse sono state sospese per molti mesi, ma i responsabili di Gaza si stanno tenendo i soldi non comprando carburante […] L’Anp, invece, sta pagando risorse elettriche – quella che vengono dall’Egitto e da Israele”.

Le tasse sono pagate da tutti gli abitanti della Striscia, come afferma l’inviato Onu Mladenov: “Tutti a Gaza devono condividere il peso delle bollette. Sono i palestinesi più poveri a pagare il prezzo delle eccezioni e privilegi di cui altri godono”.

Intervistato da AsiaNews, p. Mario da Silva, parroco di Gaza, ha affermato: “La situazione è difficile, già normalmente l’elettricità è scarsa. Di solito abbiamo turni di otto ore, ma di recente sono scesi a quattro, sei ore. Quattro ore di elettricità ogni 12. Questo crea molti problemi, senza contare i tagli dei salari…la gente è scontenta: mancano soldi, c’è meno elettricità, manca acqua, lavoro”.

La Chiesa sta cercando di aiutare le famiglie per quel che è possibile: “Abbiamo dato a 15 famiglie della parrocchia pannelli per l’energia solare, per avere elettricità da usare per le cose basilari. Cerchiamo di fare queste cose, per aiutare il nostro popolo. Dovremmo riuscire a dare batterie inverter per 30 famiglie.”

Il problema energetico ha gravi ripercussioni sull’ospedale Al Shifa, il principale della Striscia, in particolare per i malati renali in dialisi. Il portavoce del Ministero della salute di Gaza, Ashraf al-Qadra, ha dichiarato che la crisi ha costretto il Ministero a ridurre i servizi negli ospedali, senza specificare quali.

Per l’Onu, Gaza potrebbe diventare inabitabile entro il 2020. Robert Piper, coordinatore Onu per i Territori palestinesi occupati sostiene che il rapporto fra Gaza City e Ramallah deve essere sistemato per poter risolvere i problemi: “L’elettricità è un settore chiave” che coinvolge molti settori, dal sanitario al commerciale. “Il settore commerciale, già molto vulnerabile, è devastato da quattro ore di elettricità al giorno.”

Una delegazione di Fatah era attesa a Gaza questo mese, per discutere la riunificazione delle due autorità. Tuttavia il leader di Hamas, Hammad al-Ruqab, il 17 aprile ha respinto la prospettiva di incontri bilaterali che “cementerebbero solo l’assedio alla Striscia di Gaza”.

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