23/04/2021, 12.29
ISRAELE - PALESTINA
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Gerusalemme, Ramadan di tensione. Timori di nuovi scontri

Poca gente alla Spianata delle moschee per il timore di violenze e per i blocchi della polizia israeliana. Ieri sera duri scontri fra palestinesi e giovani suprematisti ebraici affiliati al gruppo Lehava. Almeno un centinaio di feriti, 22 dei quali in ospedale. Oltre 50 persone arrestate. Provocazioni mirate nel mese sacro di digiuno e preghiera islamico. Il nodo dell’occupazione.

Gerusalemme (AsiaNews) - Dall’inizio del Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera islamico, “la tensione a Gerusalemme e nell’area circostante è in progressivo aumento”, per oggi al termine della preghiera del Venerdì “vi è il timore di nuovi scontri”. È quanto afferma ad AsiaNews Adel Misk, medico neurologo e attivista palestinese, che raggiungiamo mentre si trova alla Spianata delle moschee. “In questo periodo ad al-Aqsa si radunano fino a 300mila fedeli”. Lo scorso fine settimana, in un accenno di ritorno alla normalità dopo le restrizioni per la pandemia di Covid-19, vi erano decine di migliaia di persone. “Oggi - afferma - vi è pochissima gente”.

Almeno un centinaio di persone sono rimaste ferite negli scontri divampati nella tarda serata di ieri nei pressi della porta di Damasco, nella città vecchia. Le violenze hanno visto opposti manifestanti palestinesi e almeno 300 estremisti della destra ebraica, che marciavano in direzione dei dimostranti gridando “Morte agli arabi”. La polizia israeliana, nel tentativo di tenere separati i due gruppi, ha attaccato i palestinesi che hanno risposto scagliando pietre e sassi. 

Secondo quanto riferisce Mezzaluna rossa, almeno 22 palestinesi sono finiti in ospedale per cure mediche. Una cinquantina di persone, appartenenti ad entrambi i gruppi, sono state arrestate dalle forze di polizia. Gli scontri sono frutto di giorni di tensione, in cui si erano già registrati focolai di minore entità con qualche ferito. La marcia dei suprematisti ebraici - nuovi alleati del premier uscente Benjamin Netanyahu nel tentativo di formare un nuovo governo - ha preso di mira gli arabi musulmani, per i quali hanno più volte invocato la “morte”.

Alla base della protesta palestinese vi è il fatto che la polizia avrebbe impedito i consueti incontri serali che i musulmani sono soliti organizzare durante il Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera, al termine dell’Iftar, il pasto serale. A surriscaldare gli animi anche un video rilanciato sul popolare social TikTok, in cui si vede un palestinese schiaffeggiare un ebreo ultra-ortodosso sulla metropolitana leggera di Gerusalemme. Una azione che ha scatenato le ire degli israeliani e ha innescato la protesta dei leader della destra, che chiedono il pugno duro della polizia. In questo contesto si inserisce la “spedizione punitiva” del gruppo Lehava, che ha voluto dare al Paese uno spettacolo di “orgoglio nazionale”.

Adel Misk, portavoce di The Parents Circle, associazione che riunisce circa 250 israeliani e 250 palestinesi, tutti familiari di vittime del conflitto, parla di “gruppi di giovani estremisti [ebraici] che provocano i ragazzi palestinesi nel mese di Ramadan”. Durante il mese sacro i fedeli da tutta la Cisgiordania, anche dalla Giordania, da Betlemme e da Ramallah cercano di “raggiungere al-Aqsa, la seconda Mecca, per pregare. Gli israeliani stanno provocando i palestinesi e cercano di impedire loro di accedere alla moschea, creano ostacoli e innalzano blocchi stradali”. 

Ai gruppi di giovani, prosegue l’attivista, si aggiungono i poliziotti che “a centinaia circondano l’area e impediscono gli accessi alla moschea”. Queste restrizioni, unite alle provocazioni degli estremisti di destra, ”sono alla base degli scontri. La situazione è seria, anche perché i fedeli musulmani aspettano mesi per vivere questo periodo con devozione e adempiere ai doveri religiosi, quando poi poliziotti e provocatori glielo impediscono. Tutto questo finisce per surriscaldare il clima”. In tutto ciò, non aiuta la situazione di incertezza a livello politico in Israele, con Netanyahu alla ricerca dei seggi necessari per raggiungere la maggioranza (61 su 120) alla Knesset, il Parlamento israeliano. “Il governo - conclude Adel Misk - è in bilico e Netanyahu vuole mostrare il pugno di ferro contro i palestinesi, per far vedere che è l’unico in grado di mantenere il controllo e di garantire l’ordine. Il nodo centrale di queste tensioni e violenze è l’occupazione israeliana, per questo serve maggiore solidarietà internazionale per sbloccare la situazione è arrivare alla firma di un accordo”. 

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