07/12/2017, 08.58
ISRAELE - USA - ONU
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Gerusalemme capitale: leader mondiali contro la decisione di Trump

La diplomazia internazionale condanna con forza la scelta degli Stati Uniti di riconoscere la città santa capitale di Israele. Domani in programma una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Onu. Dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Turchia alla Siria, si alza la voce del mondo musulmano. Dall’Europa l’invito a riprendere i negoziati per una soluzione a due Stati.

Gerusalemme (AsiaNews) - I leader mondiali, con la sola ovvia eccezione di Israele, condannano con forza la decisione unilaterale del presidente Usa Donald Trump che, mantenendo fede alle promesse elettorali, ha riconosciuto Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. Il capo della Casa Bianca ha dato inoltre disposizione perché siano avviati i lavori che poteranno al trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv [sede attuale delle rappresentanze diplomatiche] alla città santa.

Sulla controversia sono intervenuti ieri, a poche ore dall’annuncio, papa Francesco e i capi delle Chiese di Gerusalemme, che hanno invocato con forza (ma invano) il rispetto dello status quo.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu parla di “giornata storica” e di “decisione coraggiosa” del presidente Usa. Egli ha inoltre assicurato che non vi saranno cambiamenti o modifiche allo status quo di Gerusalemme, sede dei più importanti luoghi della tradizione ebraica, cristiana e musulmana.

Se Israele esulta, le cancellerie mondiali si interrogano preoccupate sui risvolti della decisione della Casa Bianca, che spezza un equilibrio già di per sé precario nell’area e in tutta la regione mediorientale già martoriata da conflitti e violenze. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha indetto una riunione di emergenza per domattina, in cui si discuterà della controversa vicenda.

L’incontro, chiesto da otto nazioni, dovrebbe iniziare con un intervento del segretario generale Onu Antonio Guterres. A poche ore dal discorso di Trump il capo delle Nazioni Unite ha ricordato che lo status della città santa può essere risolto solo attraverso negoziati diretti fra israeliani e palestinesi.

I vertici dell’Arabia Saudita hanno bollato come “ingiustificata e irresponsabile” la scelta del leader della Casa Bianca. Una decisione, avverte Riyadh, che va in direzione contraria “ai diritti storici e permanenti del popolo palestinese”. In una nota i leader sauditi aggiungono che vi potranno essere “conseguenze gravissime”.

L’Iran condanna il passo intrapreso da Washington, perché provocherà una “nuova intifada” contro Israele. Una decisione “provocatoria e insensata”, afferma in una nota il ministero degli Esteri di Teheran, che infiamma il mondo musulmano e potrebbe innescare una escalation di violenze. Anche il leader della Siria Bashar al-Assad interviene sulla vicenda, sottolineando che essa non riuscirà ad offuscare “la causa palestinese”. “Il futuro di Gerusalemme - si legge nella nota diffusa dal suo ufficio - non può essere stabilito da uno Stato o da un presidente, ma dalla sua storia” e l’obiettivo resta la “nascita di uno Stato palestinese con Gerusalemme come sua capitale”.

Il premier del Libano Saad Hariri manifesta “piena solidarietà” al popolo palestinese e parla di un fronte arabo unito contro la scelta di Trump, che apre un nuovo fattore di scontro nella regione. Il governo della Giordania condanna la “violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”.

L’Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, ha convocato l’ambasciatore statunitense per manifestare la propria “condanna” alla decisione di Trump, invocando al contempo un “ripensamento”. Anche la Turchia parla di scelta “illegale e irresponsabile”, mentre la premier del Regno Unito Theresa May - esprimendo la propria contrarietà - afferma che la mossa di Washington non aiuterà nel cammino di pace della regione.

Il presidente della Francia Emmanuel Macron rilancia l’obiettivo della soluzione a due Stati, Israele e Palestina, che vivono l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza, all’interno di confini riconosciuti dalla diplomazia internazionale. La cancelliera della Germania Angela Merkel “non sostiene” la mossa di Trump, mentre il capo della diplomazia dell’Unione europea Federica Mogherini esprime “grave preoccupazione” e rilancia i “negoziati” per la risoluzione dello status di Gerusalemme.

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