24/07/2010, 00.00
CINA
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Giornalista uighuro condannato a 15 anni per le denunce contro polizia ed esercito

Per la corte di Urumqui, Hailaite Niyazi ha messo in pericolo la sicurezza dello Stato riferendo in un’intervista le responsabilità della polizia negli scontri etnici del luglio 2009. Il processo è durato solo un giorno ed è avvenuto senza difesa. Direttore del Chinese Human Rights Defender: “Questa è una sentenza ingiusta e viola i diritti garantiti dalla costituzione cinese”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La corte di Urumqui (Xinjiang) ha condannato ieri Hailaite Niyazi, giornalista di etnia uighura, a 15 anni di reclusione con l’accusa di aver  “messo in pericolo sicurezza dello Stato”. Lo riferisce l’associazione per i diritti umani Chinese Human Rights Defenders (Chrd).

Niyazi è in carcere dal primo ottobre 2009 per un’intervista rilasciata a un settimale di Hong Kong dove racconta le responsabilità di polizia ed esercito cinesi durante gli scontri tra etnici uighuri e han avvenuti nel luglio 2009.  Il suo processo è durato un giorno solo ed è avvenuto senza difesa.

Renee Xia, direttore del Chrd, afferma: “L'idea che con la sua intervista Niyazi abbia messo in pericolo la sicurezza dello Stato e  meriti 15 anni di prigione è incomprensibile”. “Questa – continua – è una sentenza dura e ingiusta e viola i diritti garantiti dalla costituzione cinese”.

Le regione autonoma dello Xinjiang, a maggioranza musulmana, è una delle aree più problematiche della Cina. La popolazione islamica denuncia una vera e propria colonizzazione da parte del governo di Pechino, che discrimina gli uighuri favorendo sul piano economico e sociale i cinesi di etnia han. Questa situazione ha portato nel luglio 2009 a una serie di violenti scontri fra le due comunità nella capitale Urumqui, costati oltre 200 vittime e 1700 feriti. A tutt’oggi è ancora sconosciuto il numero degli arresti, che secondo i leader della dissidenza uighura sarebbero decine di migliaia. 

Per l’anniversario della strage, avvenuto lo scorso 5 luglio, le autorità cinesi hanno di fatto blindato la capitale. Oltre 40mila telecamere sono state installate sugli autobus pubblici, nelle stazioni, su circa 4mila strade, 270 scuole e 100 supermercati.  

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