03/11/2017, 13.31
TERRA SANTA
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Gli 800 anni della Custodia di Terra Santa: il ‘seme germogliato’ dall'intuizione di san Francesco

L’indicazione del santo a “immergersi senza fare liti e dispute” nella missione. La tutela dei luoghi sacri, l’aiuto alle comunità locali e ai bisognosi. I francescani rimasti in Siria per stare vicino alle persone sofferenti, nonostante i pericoli. Il dialogo fra cristiani e con le “religioni maggioritarie” di Terra Santa. 

Gerusalemme (AsiaNews) – Sono passati 800 anni da quando l’ordine dei frati minori si è stabilito in Terra Santa. Una presenza costante votata al servizio dei luoghi santi, della comunità cristiana e dei bisognosi. Per il custode, p. Francesco Patton, dal 1217 continua una storia vissuta nel segno del dialogo, germoglio dell’intuizione di San Francesco di immergersi nella realtà dove si fa missione “senza fare liti e dispute”.

L’ordine dei frati minori, fondato nel 1209, si aprì all’evangelizzazione missionaria già nel 1217. Col Capitolo generale di quell’anno, l’ordine si divise in Province, fra cui quella “di Oltremare”, in seguito rinominata di “Terra Santa”. San Francesco la visitò fra il 1219 e 1220, quando incontrò il sultano Malik al-Kamil nel delicato contesto delle Crociate, chiedendo il permesso per sé, i suoi confratelli e i pellegrini di visitare la Terra Santa.

Intervistato da AsiaNews, il custode ha voluto a ricordare le celebrazioni, tenutesi fra il 16 e il 18 ottobre a Gerusalemme, a cui ha partecipato il card. Leonardo Sandri, prefetto per la Congregazione delle Chiese Orientali e fra Michael Perry, ministro generale dell'ordine dei frati minori. Per l’occasione papa Francesco ha inviato un messaggio in cui incoraggia i francescani “a perseverare lieti nel sostenere questi nostri fratelli, soprattutto i più poveri e i più deboli, nell’educazione della gioventù, nell’accoglienza degli anziani e nella cura degli infermi, vivendo concretamente nel quotidiano le opere di misericordia”.

Per p. Patton, il dovere dei francescani è essere “una presenza fraterna nel segno della Pentecoste, una fraternità internazionale”. Una definizione globale necessaria, perché aiuta “a superare la tentazione di chiudersi all’interno delle identità culturali ed etniche”.

L’impegno della Custodia è quello di tutelare i luoghi sacri,  circa 70 santuari, e sostenere la comunità cristiana locale attraverso le parrocchie di Terra Santa. E poi le opere sociali, vicino alle persone in difficoltà. Il card. Sandri, così come il papa, hanno tenuto a ringraziare i francescani per essere rimasti in Siria, a costo della loro stessa vita. Ad un convegno del 17 ottobre, il prefetto ha ricordato quelli che hanno “vissuto un autentico martirio di sangue”, come i sacerdoti Francois Mourad e Frans Van der Lugt e quelli che “hanno sostenuto la testimonianza della dedizione quotidiana”.

Altra attività fondamentale della Custodia è quella delle scuole, non solo “perché sono luoghi di educazione della gioventù, ma anche di convivenza fra cristiani e musulmani”.

“Quello che sta all’origine della presenza [francescana] è un seme che si è sviluppato nei secoli, da cui nascono i frutti. Noi siamo cresciuti da un’intuizione di san Francesco: servire ‘evitando di far dispute e liti’. La presenza francescana in Terra Santa si è sviluppata come una presenza di amore per questa terra, perché sono i luoghi dell’incarnazione, che ci ricordano che il cristianesimo non si basano su un mito, ma su un evento storico. Un amore anche per chi vive, è vissuto e vivrà in questa terra”.

“Negli anni a venire rimarranno il servizio ai santuari, alle comunità locali, alle persone che soffrono,” continua p. Patton. “I frutti continuano a essere questi, anche se cambiano i contesti e le persone che hanno bisogno di essere accolte e sostenute”.

Per la Custodia è indispensabile il dialogo e la collaborazione con le altre confessioni cristiane, con cui vi sono “rapporti molto buoni” sin dal restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro, a Gerusalemme. Inoltre, anche grazia all’Assemblea dei leader cristiani, “in situazioni di difficoltà, cerchiamo di avere posizioni unitarie e di sostenerci vicendevolmente. È un buon cammino. Alle celebrazioni erano presenti anche i rappresentanti delle altre comunità”.

Altrettanto importante il dialogo con le “maggioritarie” religioni islamica e ebraica, di gran lunga superiori ai cristiani, che sono meno del 2% della popolazione di Terra Santa. “Il dialogo continua attraverso organismi appositi e nella vita di tutti i giorni, nelle occasioni che si presentano. Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di riflettere con musulmani e ebrei sul tema ecologico, e abbiamo anche trovato una sintonia nella cura del creato. E poi le possibilità che si presentano nella vita quotidiana: gli studenti delle scuole [francescane] sono per lo più musulmani, questi ragazzi fanno tutto il percorso scolastico con noi per 12 anni, e così si facilita il dialogo sin dall’infanzia”.

 “Continueremo questa celebrazione non come una celebrazione trionfalistica, ma come un modo per recuperare dentro la nostra memoria le motivazioni e gli stimoli per essere presenti oggi, in questa terra, con impegno e dedizione. Fra due anni saranno 800 anni dell’arrivo di San Francesco in Terra Santa e dal suo incontro con il sultano, icona del dialogo interreligioso nel rispetto reciproco. Queste celebrazioni continueranno a essere uno stimolo a servizio di tutti per amore di Dio, e coltivare sempre di più le vie del dialogo, perché non si dialoga mai abbastanza”, conclude p. Patton. 

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