22/03/2017, 14.44
TERRA SANTA
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Chiese di Gerusalemme: Il restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro, simbolo di fratellanza e collaborazione

Si è tenuta oggi la cerimonia ecumenica di riapertura dell’Edicola. Parlano i rappresentanti della comunità francescana, greco-ortodossa e armena. Interviene anche mons. Pizzaballa. Il dono di papa Francesco per il restauro del Santo Sepolcro e di Betlemme. Il ringraziamento di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli.

Gerusalemme (AsiaNews) – Il restauro dell’edicola del Santo Sepolcro è stato l’occasione per capire “era tempo di costruire un nuovo modello di relazioni fra noi basato su fiducia e rispetto.” È il commento di mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei latini, intervenendo alla cerimonia per la fine del restauro dell’Edicola, a cui hanno partecipato i leader cristiani greco-ortodosso, armeno e della Custodia di Terra Santa.

La cerimonia si è tenuta oggi alle 10 nella basilica, con la partecipazione di diverse figure del mondo cristiano. Presenti anche rappresentanti diplomatici ed istituzionali, fra cui il primo ministro greco, Alexis Tsipras.

Ha partecipato anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, che ha ringraziato i responsabili del restauro "del Politecnico nazionale di Metsovo guidati dalla stimata prof. Antonia Moropoulou." 

“Questa tomba – ha detto il patriarca  – è un’monumento minuscolo’, ma così vasto da contenere l’universo.”

“In questi tempi, con il mondo sempre più diviso e in conflitto, il Santo Sepolcro difronte a noi costituisce la sola fonte di unità genuina, sostanziale e sacra fra i cristiani che non sia stabilita su interessi e ambizioni umane, ma solo sulla Croce che è capace di unire quanto era stato diviso”. 

Per il patriarca greco-ortodosso Teofilo III, “il restauro dell’Edicola ha un significato ecumenico per tutta la famiglia umana, perché questo luogo sacro avvicina persone di tutte le nazioni, etnie e culture ed è una testimonianza eloquente di un destino e di una umanità condivisa”. I lavori sono la dimostrazione di un’unità che può essere d’ispirazione “per tutti popolo della nostra regione, soprattutto in questo momento di difficoltà e confusione per il nostro mondo.”

Teofilo III ha ringraziato il re di Giordania Abdallah II e il presidente dell’Autorità palestinese Mohammud Abbas per le donazioni.

È intervenuto poi il Custode di Terra Santa, p. Francesco Patton, con un augurio di pace ed esprimendo gioia dell’essere riusciti a finire i lavori in tempo per la Pasqua, che quest’anno cade nello stesso giorno per cattolici e ortodossi. Un restauro per “tutta la cristianità” che aiuta le Chiese a rinnovare la loro vicinanza, capacità di collaborare e a sentirsi “veramente fratelli.”

Nourhan Manougian, patriarca  apostolico armeno, ha ricordato la Passione e il comandamento di amore di Gesù: “Egli ci ha detto che per essere suoi discepoli dobbiamo amarci l’un altro. Miei cari fratelli, noi tutti leggiamo lo stesso Vangelo, le stesse parole, tradotte nelle nostre lingue.”

“Non abbiamo differenza di opinione su questo comandamento,” ha continuato. “La solidarietà cristiana è segno che il nostro amore per Cristo supera le nostre differenze culturali, liturgiche e linguistiche.”

Il patriarca armeno ha aperto alla possibilità di permettere, una volta all’anno nel periodo successivo alla Pasqua, ad altre Chiese di officiare all’interno dell’edicola. “Sono certo che questo piacerebbe a Nostro Signore Gesù Cristo.” Secondo le regole dello Status Quo, in atto nella basilica, nell’Edicola possono celebrare solo le comunità latine, greche e armene.

“Questo restauro – ha sottolineato mons. Pizzaballa – segna non solo il raggiungimento di un obiettivo tecnico importante, ma anche una nuova fase nelle nostre relazioni. L’Edicola diviene il simbolo concreto di un nuovo luogo restaurato, la vita delle chiese di Gerusalemme”.

Per mons. Pizzaballa, il Santo sepolcro, in cui tutti i cristiani fanno la memoria della resurrezione di Gesù, è lo specchio di quel che siamo. “È nostro desiderio curare le ferite di una storia divisa. Questo restauro cosparge di olio e balsamo le ferite sul corpo di Cristo che è la Chiesa”.

Mons. Pizzaballa ha infine ricordato che i lavori non sono finiti.  I restauri, infatti, continueranno e riguarderanno l’area intorno all’Edicola.

In un comunicato stampa congiunto, la Custodia ha annunciato che la Santa Sede ha offerto un contributo totale di un milione di dollari per i lavori di restauro sia del Santo Sepolcro che della Basilica della Natività a Betlemme.

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