20/10/2020, 12.51
VATICANO
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Gli incontri nello ‘Spirito di Assisi’ e lo scetticismo del mondo

di Bernardo Cervellera

Oggi pomeriggio di terrà a Roma, a Santa Maria in Ara Coeli e poi in piazza del Campidoglio, un incontro interreligioso, sul tema “Nessuno si salva da solo. Pace e Fraternità”. Saranno presenti papa Francesco, Bartolomeo I, rappresentanti ebrei, musulmani, buddisti. Lo scetticismo di una parte del mondo cristiano, che teme la nascita di una “religione universale”. Lo scetticismo del mondo tecnocratico, per cui Dio è ormai inutile.

Roma (AsiaNews) – Oggi pomeriggio, organizzato dalla comunità di S. Egidio, si terrà nella città eterna il 34mo incontro internazionale nello “Spirito di Assisi”. L’appuntamento di oggi è sulla scia dello storico incontro del 1986 nella città del Poverello, dove assieme a Giovanni Paolo II si radunarono decine di membri delle religioni mondiali per pregare per la pace. Anche questa volta – pur nei limiti dovuti alle regole sanitarie – vi saranno oltre a papa Francesco, anche leader ebrei, musulmani, buddisti. Alle 16 vi sarà un momento di preghiera dei cristiani nella basilica di S. Maria in Ara Coeli, a cui partecipano il pontefice e il patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli. Nello stesso tempo, gli invitati ebrei pregheranno nella sinagoga di Roma e i buddisti e i musulmani pregheranno in alcune sale dei Musei Capitolini.

Alle 17.15, tutti i leader religiosi si troveranno nella piazza del Campidoglio per un momento conclusivo, in cui è prevista anche la firma di un appello comune per la pace.

Il tema della giornata ricalca una frase di papa Francesco, pronunciata all’inizio della pandemia, insieme a qualche parola della sua nuova enciclica “Fratelli tutti”, anch’essa firmata nello “Spirito di Assisi”, sulla tomba del Poverello e con il contributo del grande imam di Al Azhar. Il tema della giornata è “Nessuno si salva da solo. Pace e Fraternità”. Si può intuire che si seguiranno le piste di come affrontare la situazione pandemica e il dopo-Covid, il prendersi cura l’uno dell’altro, l’aver cura della casa comune…

Fin dal primo incontro nel 1986, questi raduni interreligiosi si scontrano contro due tipi di scetticismo. Il primo è quello che è diffuso fra tanti cristiani, che vedono il rapporto con i membri delle altre religioni come un’automatica messa in discussione della verità del cristianesimo, per scivolare in una “religione” comune universale fatta di perbenismo e di slogan pacifisti o ecologici. In realtà, fin dai tempi di Giovanni Paolo II si è sempre cercato di spiegare che i membri delle religioni si “incontrano per pregare” e non “pregano insieme”. Ossia: ognuno rimane fedele alla sua tradizione, che però non lo distoglie o l’oppone alla ricerca religiosa dell’altro. Certo, le tante violenze che avvengono nel mondo a causa delle religioni, o con le religioni usate come schermo, non facilitano la fraternità sperata e sottoscritta da papa Francesco e dal grande imam di Al Azhar, ma rimane il fatto che persone che guardano al di fuori di sé, a Dio, e che camminano nello slancio religioso sono importanti anche per i cristiani che hanno conosciuto il volto umano di Dio in Gesù Cristo e per questo sanno accogliere i semi del Verbo sparsi nell’umanità.

Il secondo tipo di scetticismo viene dal mondo ateo, o secolarizzato, diventato così potente con la moderna tecnologia, per il quale Dio appare inutile. Per questo tipo di mentalità, che è dominante nel mondo politico, economico, culturale, lo “Spirito di Assisi” è una specie di spray buonista, pieno di buoni sentimenti, ma inefficace nelle questioni cocenti che assillano il pianeta. Eppure i papi – da Paolo VI a papa Francesco – hanno mostrato di continuo che i passi verso la pace e la convivenza sono impossibili senza la salvaguardia della dignità di sé e dell’altro, che può essere garantita solo da una visione religiosa della realtà. Allo stesso tempo, hanno mostrato che le contraddizioni in cui il mondo si dibatte (ecologia, guerra, convivenza, giustizia, economia, …) sono frutto proprio di una mentalità che proprio perché fa a meno di Dio, rimane inghiottita nella violenza, nell’isolamento, nell’indifferenza, nel pericolo di far perire il pianeta intero, mentre ci si congratula per i successi nella scienza e nella tecnologia. Vale la pena ricordare che il discorso di Regensburg di Benedetto XVI toccava proprio questo punto: la ragione positivista rischia di essere incapace ad affrontare i problemi della convivenza sul pianeta, se non si apre anche alla dimensione religiosa, considerata a tutti gli effetti parte essenziale della ragione umana.

In ogni caso, proprio a causa di questi scetticismi, celebrare momenti nello “Spirito di Assisi” significa porre di continuo le basi di uno sviluppo più vero per la fede e per il mondo.

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