21/01/2017, 09.14
ARABIA SAUDITA - ISLAM
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Gran Muftì saudita contro cinema e concerti: sono fonte di depravazione e immoralità

Sheikh Abdul Aziz al-Sheikh, massima autorità religiosa del Paese, contro le forme di intrattenimento che favoriscono la commistione fra sessi. I film sono “libertini, osceni, immorali e atei” perché fondati su una cultura “importata”. I concerti promuovono la promiscuità, corrompono la morale e i valori. Un appello a cittadini e istituzioni: “Non aprire le porte al male”.

Riyadh (AsiaNews) - La musica, i concerti, i film e le sale cinematografiche sono fonte di “depravazione” e, se tollerate, diventerebbero elementi di corruzione per tutto il regno saudita. È quanto ha affermato in questi giorni il Gran Muftì Sheikh Abdul Aziz al-Sheikh, la massima autorità religiosa del Paese, secondo cui queste forme di intrattenimento favoriscono la commistione fra sessi e l’incontro - illecito - fra maschi e femmine.

In un’intervista televisiva ad al-Majid TV, interpellato sui programmi futuri della Autorità generale saudita per l’intrattenimento in tema di concerti e film il Gran Muftì ha affermato che “i concerti e i cinema sono una depravazione”. Egli ha aggiunto che nelle sale potrebbero essere proiettati film “libertini, osceni, immorali e atei” perché fondati su una “cultura importata”.

Per quanto concerne invece la musica, Sheikh Abdul Aziz al-Sheikh afferma che “non vi è nulla di buono” nel partecipare a concerti; questi luoghi di intrattenimento, avverte, siano essi cinema o sale per la musica, rappresentano una chiara “esortazione alla commistione fra sessi”.

In riferimento ai concerti, egli spiega che “in un primo momento verrebbero assegnate aree esclusive per le donne”; tuttavia, in un secondo momento “uomini e donne finirebbero per stare in un unico settore. Tutto ciò finirebbe per corrompere la morale e distruggere i valori” del Paese e della fede islamica. Egli non intende, a suo dire, mettere al bando tutte le attività “culturali e scientifiche”, ma esorta gli abitanti e le istituzioni a “non aprire le porte al male”.

In passato il leader religioso ultraconservatore, massima autorità saudita in tema di legge islamica, si era scagliato contro la televisione, lanciando una fatwa verso sceneggiati turchi di successo come “Nour” e “The Last Years”, spettacoli tv apprezzati e seguiti nel mondo arabo. E ancora, contro teatro e cinema bollati come “fonte di distrazione” e contro Twitter, causa “di tutti i mali e bugie”.

Le parole del leader religioso saudita hanno creato controversie e divisioni in un Paese giovane in cui il 60% della popolazione sotto i 30 anni vive in città. Alcuni sono favorevoli, altri contrari e chiedono maggiori libertà e concessioni anche dalle massime autorità musulmane oltre che dalla famiglia reale al potere.

In Arabia Saudita, regno ultraconservatore sunnita wahabita, vige una netta divisione fra i sessi, alle donne non è consentito guidare e viene applicata in modo rigoroso la sharia, la legge islamica. Nei mesi scorsi il governo ha lanciato un piano di riforme e sviluppo chiamato “Saudi Arabia Vision 2030”, con obiettivi non solo in campo economico ed energetico, ma anche sociale.

Uno degli obiettivi è proprio quello di sviluppare l’industria del turismo e quella dell’intrattenimento, senza però finire in contrasto con la rigida osservanza dei costumi e della tradizione islamica. Solo per citare un esempio, avvenuto di recente: in queste settimane l’Autorità ha promosso e organizzato numerosi spettacoli, ma uno di questi è incappato nelle maglie della censura. Il mese scorso le autorità hanno annullato uno show dell’attore e cabarettista statunitense Mike Epps previsto in un primo momento in un campus universitario nell’ovest del Paese.

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