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  • » 02/11/2009, 00.00

    GIAPPONE

    Hatoyama alla Dieta: è l’era della fraternità

    Pino Cazzaniga

    Sovranità popolare, sussidiarietà, apertura alle altre culture: sono i temi (cristiani) affrontati dal nuovo premier nel suo discorso inaugurale, la base di una nuova rivoluzione e di una “nuova era” nel Giappone. I critici lo giudicano troppo idealista e poco concreto.

    Tokyo (AsiaNews) – Lo scorso 26 ottobre Yukio Hatoyama, nuovo primo ministro, ha tenuto alla Dieta (parlamento) il suo discorso inaugurale. Tutto induce a pensare che questo autunno 2009 sarà ricordato come lo spartiacque nella storia politica del Giappone. Il suo discorso è infatti pieno di parole liberali e di origine cristiana (persona, sussidiarietà, solidarietà, ecc….), che superano l’individualismo capitalista e la massificazione comunista.

    La lunghezza del discorso (52 minuti) e la mancanza di indicazioni concrete l’hanno reso un po’ anomalo. Ma l’anomalia ha messo in rilievo il fatto che l’uditorio al quale, intenzionalmente mirava, non era solo il parlamento ma anche e, direi, soprattutto il popolo: ad esso Hatoyama ha voluto presentare la sua filosofia politica e il tipo di società prevista dalla sua amministrazione.

    L’alba di una nuova era politica

    Con la straordinaria vittoria elettorale del suo partito (il Dpj, Democratic Party of Japan), il suo, è terminata l’era del dominio del partito liberal democratico (Dlp) che dal 1955, con la sola interruzione di 11 mesi, ha tenuto le redini del governo fino al 16 settembre di quest’anno. La caratteristica di quell’epoca è stata lo sviluppo spettacolare dell’economia che, in questo settore, ha guadagnato al Giappone la reputazione di seconda potenza mondiale. Ma lo scotto pagato è stato pesante: povertà di sviluppo democratico, mancanza di iniziativa politica a livello internazionale e – soprattutto - insufficiente attenzione al benessere delle persone.

    “In politica, prima di parlare di un governo grosso o piccolo, occorre che siano rispettate le opinioni della gente che si trova in posizioni deboli e in gruppi minoritari” ha detto il premier in apertura e ha sinteticamente descritto gli sforzi del nuovo governo come la “riforma incruenta dell’era Heisei”: espressione di particolare efficacia, per i giapponesi, perché allude alla grande  “riforma dell’era Meiji” (1868 ) che ha trasformato la nazione giapponese in uno Stato moderno. Quella riforma non è stata incruenta: il santuario scintoista Yasukuni, che in tutti i decenni del dopoguerra, è stato causa di frizioni diplomatiche tra Giappone e le nazioni dell’Asia orientale, fu creato alla fine del secolo XIX proprio per ricordare le vittime della riforma Meiji.

    In Giappone ad ogni intronizzazione di un nuovo imperatore si cambia il nome del periodo. L’epoca Heisei è quella iniziata nel 1989 con l’ascesa al trono dell’attuale tenno. “La reale riforma ( di quest’epoca) sta per incominciare ora”, ha detto il primo ministro e ha impegnato il suo governo a “fare pulizia dell’amministrazione del dopo-guerra con un cambiamento di 180 gradi mettendo i politici e il popolo al timone del governo (policymaking) e ponendo fine alla dipendenza dai burocrati”.

    Il principio della fraternità

    Tutto il discorso, ruota attorno alla parola giapponese YUAI  “fraternita’”  (fraternity, in inglese) che potrebbe essere interpretata come una generica esortazione alla bontá. Ma la traslitterazione dell’originale giapponese è YUAI, una parola formata da due ideogrammi cinesi che significano, rispettivamente, “amicizia” e “amore” ed indica non solo benevolenza ma soprattutto rispetto dei legami interpersonali a tutti i livelli.

    Chi l’ha adottata come categoria di filosofia politica è stato Ichiro Hatoyama (1883-1959), fondatore del Dlp, nonno dell’attuale primo ministro. I due concetti, che presi assieme hanno radice cristiana (Yukio è cristiano battista, come lo era il nonno) sono stati assunti come efficace principio culturale-politico per difendersi dalla massificazione socialista e dell’individualismo economico.

    Hatoyama vi ha insistito presentandolo con concretezza. “Le persone , ha detto, si sentono veramente fortunate quando viene loro offerto  il dovuto riconoscimento e si ringraziano per quello che fanno”. E per sottolineare non solo la priorità ma anche l’urgenza dell’applicazione del principio di “fraternità”, ha ricordato il suo incontro , durante le peregrinazioni elettorali, con una vecchia signora il cui figlio si era suicidato, poche settimane prima, per non essere riuscito a trovare un impiego. “E’ stato lodevole aver ricordato questo episodio, scrive l’editorialista del The Japan Times, “perchè in Giappone ogni anno si tolgono la vita per disperazione oltre 30.000 persone”. La tragica situazione non può essere relegata nell’ambito del privato perché è strutturale. Per la prima volta un governo giapponese se ne preoccupa a livello politico.

    I tre pilastri della “riforma Heisei”

    Il principio di “fraternità, implica la centralità della persona. Ed è proprio a questo livello che si è verificato, almeno programmaticamente, un cambiamento di 180 gradi del modo di governare: priorità della persona come fine, strumentalità dell’economia come mezzo. Da questo atteggiamento di fondo Hatoyama, assieme al governo di coalizione, ha stabilito tre pilastri di governo: sovranità popolare, principio di sussidiarietà’ e società pluriculturale

    Sovranità popolare: dal giorno della sua elezione a primo ministro (16 settembre) Hatoyama va ripetendo che il ribaltamento di governo è stato possibile perché nelle elezioni del 30 agosto il popolo giapponese, come mai prima, ha esercitato la sua sovranità. Ora il nuovo governo intende consolidarla con due provvedimenti: sostituzione dei politici ai burocrati e trasparenza. Un fatto eclatante, a questo riguardo, e’ stato l’annullamento del bilancio finanziario per il 2010 già preparato dal governo precedente, perché non conforme al principio della “fraternità”.

    Principio di sussidiarietà. Due parole ricorrenti nel discorso programmatico sono “ponte” (bridge) e “legami” (tie): persone, regioni, organizzazioni hanno competenze e esigenze che li abilitano ad assumere responsabilità e iniziative che non devono essere delegate allo Stato o da esso assunte. Anche qui si ha un ribaltamento di fondo. Nei decenni precedenti la priorità dell’economia controllata dal cosiddetto “triangolo di ferro” (governo, burocrazia e industria) ha dato alla nazione una struttura fortemente centralizzata. Non mancavano le relazioni con le provincie, ma erano inficiate dal clientelismo elettorale. Nella nuova prospettiva, alle regioni e alle organizzazioni comprese le ong è concessa un autonomia dialogante.

    Società pluriculturale. Rendersi conto che il Giappone non è più una nazione monoculturale è sapere leggere i segni dei tempi. Hatoyama e il suo governo lo hanno fatto applicando il principio di “fraternità”ai gruppi eterogenei antichi come gli Ainu o recenti come i brasiliani “nikkei”, cioè di origine giapponese. “Lodiamo Hatoyama, scrive l’analista dell’Asahi, per aver capito questa tendenza e aver manifestato la decisione di creare una società più tollerante e aperta”.

    Critiche e valutazioni

    Il disperato incarico di demolire il discorso del primo ministro è toccato a Sadakazu Tanigaki (64) nuovo presidente del Dlp, passato all’opposizione dopo oltre 50 anni di dominio. Secondo lui l’enorme deficit nazionale, l’inesperienza di governo e mancanze di proposte concrete vanificano il discorso del premier. Hatoyama non ha faticato molto a controbattere. “Chi è responsabile nell’aver creato questa situazione finanziaria?” ha detto.

    Una critica degna attenzione è venuta, invece, dall’economista Heizo Takenaka, l’architetto di cambiamenti politici amministrativi che hanno assicurato al Giappone un lungo periodo di espansione economica (2001-2005) durante il governo di Junichi Koizumi. “Il governo (di Hatoyama), ha detto, sta facendo un piccolo passo in avanti e un grande passo indietro. …. Le loro politiche sembrano il progetto di costruzione di una cucina e una sala di soggiorno favolose senza pensare al resto della casa”.

    Positiva è invece il giudizio dell’editorialista dell’Asahi. Scrive: “Data la cupa situazione della nostra società, dove molta gente sta soffrendo ogni sorta di ingiustizie e di stenti, l’urgente appello di Hatoyama all’azione per rinnovare la società è certamente ristoratore “

    Il compositore e il direttore

    Il quotidiano Asahi pubblica ogni giorno un trafiletto che è una specie di meditazione laica. In quello del 28 ottobre si legge. “Usando delle metafore musicali, possiamo dire che il discorso (del primo ministro) non è più di uno spartito musicale. Non ci sarà applauso dell’uditorio fin quando la partitura non sarà eseguita. Come direttore Hatoyama non ha ancora dimostrato la sua leadership. Dato che lo spartito è imponente, se la bacchetta del direttore appare vacillante, la diffidenza del pubblico sarà inevitabile”.

    Hatoyama ne è cosciente. “Il programma del manifesto (elettorale), ha detto, e’ un contratto con il popolo per quattro anni. Se in questo periodo la coalizione governativa non realizza il programma promesso, me ne assumerò la responsabilità come politico”.

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