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» 13/07/2011
VIETNAM
Ho Chi Minh City, vietato al superiore dei redentoristi di lasciare il Paese
di Kelly-Ann Nguyen
P. Vincent Pham Trung Thanh è stato bloccato per ore in aeroporto, e poi rimandato a casa senza spiegazioni. I Redentoristi sono nel mirino della polizia. Sono attivi nella difesa dei diritti dei poveri contro le ingiustizie sociali, come l’esproprio illegale di terreni. Appoggiano le proteste contro l’atteggiamento aggressivo della Cina.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) – “La polizia mi ha bloccato all’ultimo controllo, dopo che avevo completato tutte le procedure in aeroporto. Mi hanno tenuto in custodia per ore, prima di ordinarmi di tornare a casa senza nessuna spiegazione”: così il superiore provinciale dei Redentoristi in Vietnam, p. Vincent Pham Trung Thanh, racconta ad AsiaNews come gli è stato impedito il 10 luglio scorso di partire dallo scalo di Tan Son Nhat per Singapore, dove doveva partecipare alla conferenza dei provinciali Redentoristi dell’Asia Orientale e dell’Oceania. La conferenza si svolgeva al monastero di Noveda dall’11 al 13 luglio.

L’incidente ha spinto la Provincia vietnamita dell’ordine a emanare un comunicato stampa, in cui si accusa la polizia di Saigon di violare grossolanamente i diritti del Superiore, impedendogli di lasciare il Paese per presenziare a un evento religioso, e negandogli anche il permesso di celebrare la messa a un raduno a favore della vita. Secondo la legge vietnamita le persone a cui non viene consentito lasciare il Paese dovrebbero essere informate con un mese di anticipo. Questa regola non si applica a criminali in fuga, o a chi è stato condannato per un crimine; ma il religioso non ricade in nessuna delle due categorie.

Padre Vincent Pham Trung Thanh ha scritto una lettera di protesta al Comitato per gli affari religiosi di Saigon, mettendo in evidenza la sua sofferenza nelle ore di arresto, fino a quando infine le forze di sicurezza gli hanno comunicato che era nella lista delle persone a cui è proibito varcare i confini. Vincent Pham Trung Thanh è già stato oggetto di violazioni dei suoi diritti da parte del regime; la situazione è peggiorata di recente, quando il governo ha cominciato a reprimere le manifestazioni di chi esprime la sua preoccupazione per l’atteggiamento aggressivo della Cina, e per la debole risposta del governo di Hanoi.

E’ la seconda volta che al provinciale dei Redentoristi è impedito di lasciare il Vietnam. Un episodio analogo è accaduto il 28 dicembre 2010, quando avrebbe dovuto partire per gli Stati uniti. Alcune settimane prima di quella data, funzionari locali della sicurezza lo hanno convocato a “sessioni di lavoro” in un ufficio governativo. Durante le riunioni funzionari di diversi settori statali a turno hanno preso la parola per criticare i Redentoristi, accusandoli di predicare sentimenti anti governativi, di istigare al disordine, di fomentare manifestazioni, e incitando a violare la legge.

AsiaNews gli ha chiesto se vuole inviare un messaggio all’opinione pubblica. Il religioso ha espresso profonda preoccupazione per la Chiesa in Vietnam, dove i diritti religiosi e i valori morali sembrano al minimo storico. Ha invitato i cattolici a essere uniti e a pregare per la Chiesa e il Paese. “Sono profondamente preoccupato per la situazione in Vietnam, dove ciascuno impotente vede la patria cadere pezzo a pezzo nelle mani degli aggressori cinesi, e il governo è più occupato ad arrestare e punire i patrioti che a combattere per l’integrità nazionale”. La Provincia dei Redentoristi in Vietnam è la comunità religiosa più grande dell’Asia. Negli ultimi 20 anni, è passata da 179 a 278 membri, di cui 168 sacerdoti che vivono in 20 case sparse nel Paese. Ci sono anche 220 postulanti. I Redentoristi giocano un ruolo attivo nella difesa dei poveri, contro ingiustizie sociali come l’esproprio illegale di terreni.

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