12/06/2020, 08.53
HONG KONG-CINA
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Hong Kong, divieto di espatrio per Jimmy Lai

di Paul Wang

Il magnate filo-democratico è accusato di aver minacciato una persona durante la veglia di Tiananmen del 2017. Ieri la polizia ha incriminato Lai e altri tre esponenti democratici per aver organizzato la commemorazione di quest’anno. Pechino demonizza chi denuncia l’eccidio del 4 giugno 1989, ed esalta i leader che lo hanno ordinato.

Hong Kong (AsiaNews) – Il magnate dell’editoria Jimmy Lai non può lasciare la città. Un tribunale locale ha confermato oggi il divieto di espatrio nei suoi confronti. Il 72enne fondatore del quotidiano filo-democratico Apple Daily è accusato di aver minacciato una persona tre anni fa, durante l’annuale veglia al Victoria Park in memoria delle vittime del massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989. Quel giorno migliaia di studenti cinesi furono massacrati per aver chiesto libertà e democrazia.

Per tale accusa, Lai affronterà un processo ad agosto. Il divieto di spostamento all’estero nei suoi confronti era stato imposto agli inizi di maggio, dopo che egli aveva ottenuto la libertà su cauzione.

Ieri Lai e altri tre esponenti del movimento pro-democrazia sono stati incriminati dalla polizia per aver incitato la popolazione a prendere parte alla veglia di quest’anno, che non era autorizzata. In un clima di grande tensione, dovuto in particolare alla decisione di Pechino di imporre a Hong Kong una legge sulla sicurezza nazionale, decine di migliaia di persone hanno sfidato il divieto del governo e si sono riunite per ricordare l’eccidio di Tiananmen.

L’imprenditore di Hong Kong  è sotto processo anche per aver partecipato ad agosto e ottobre 2019 a una serie di marce di protesta del movimento contro la legge sull’estradizione. Insieme a lui sono finiti alla sbarra altri 14 esponenti del fronte democratico.

Secondo diversi osservatori, Pechino è decisa a cancellare le libertà democratiche della popolazione di Hong Kong; le azioni giudiziarie contro Lai e gli altri esponenti democratici rientrano in questo piano, con il quale si cerca di demonizzare chi denuncia il massacro degli studenti cinesi nel 1989, ed esaltare come “modernizzatori” i leader che lo hanno ordinato.

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