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» 21/01/2011
STATI UNITI – CINA
Hu Jintao negli Usa, lo schiaffo del Congresso
Nella visita alla Camera americana il presidente cinese viene contestato dai parlamentari, che gli chiedono conto della situazione dei diritti umani in Cina e la liberazione di Liu Xiaobo. Va meglio a Chicago, dove dice al sindaco: “Lontani, ma amici veri”.

Chicago (AsiaNews/Agenzie) - La terza giornata della visita di Stato del presidente Hu Jintao negli Stati Uniti si è rivelata la più difficile. Rispetto al summit della vigilia, con Barack Obama alla Casa Bianca, il Congresso ha infatti accolto il leader cinese con molta più ostilità. Il presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, due giorni fa aveva già fatto uno sgarbo protocollare rifiutandosi di andare alla cena di gala in onore dell’ospite straniero.

Nella visita di Hu Jintao alla Camera, il presidente ha letto una dichiarazione dura: “Siamo preoccupati per le violazioni dei diritti umani in Cina, inclusa la negazione della libertà religiosa e il ricorso agli aborti forzati per imporre la politica del figlio unico. Per le libertà e la dignità dei suoi cittadini i leader cinesi hanno il dovere di far meglio e gli Stati Uniti devono richiamarli alle loro responsabilità”.

La capogruppo dei democratici, Nancy Pelosi, da parte sua ha denunciato davanti a Hu il trattamento inflitto a Liu Xiaobo, il dissidente condannato a 11 anni di carcere che non ha potuto neppure recarsi a Oslo per ritirare il premio Nobel della pace. Una novantina di parlamentari democratici e repubblicani hanno poi firmato una lettera bipartisan per denunciare “le persistenti violazioni delle regole del commercio internazionale da parte della Cina”. La lettera si conclude con un monito: “La pazienza dell'America sta per esaurirsi, le nostre aziende falliscono, le nostre fabbriche chiudono e i nostri lavoratori vengono licenziati perché la Cina bara sulla concorrenza”.

Hu Jintao ha risposto con un discorso in cui ha ribadito che le relazioni Usa-Cina “hanno raggiunto un’ampiezza e una profondità senza precedenti”, ma che in futuro il miglioramento di questo rapporto richiede “che ciascuno tratti l'altro con rispetto, su un piede di eguaglianza”. Quindi ha deciso anche lui di ammonire gli ospiti: “Gli Stati Uniti non alimentino tensioni su Tibet e Taiwan”.

Hu Jintao ha poi ribattezzato l’economia cinese, che non è più socialista o tanto meno comunista. Per descrivere il proprio modello economico capitalista e dirigista al tempo stesso, Hu ha usato l’espressione “economia socialista di mercato”. Ha anche sottolineato l’obiettivo di “sviluppare la democrazia socialista e costruire lo Stato di diritto in una nazione socialista” e ha rassicurato sul fatto che la Cina “non sta lanciandosi in una corsa agli armamenti, non persegue l’egemonia né una politica espansionista”.

Il Congresso ha comunque espresso una valutazione molto dura per il leader cinese. “È venuto a farci la lezione, non ad ascoltare”, si è lamentato il deputato repubblicano Keoin Brady del Texas; per il democratico Sander Levin del Michigan Hu Jintao “non ci ha fatto parlare”.

Medio successo, invece, per la visita a Chicago. Qui il presidente cinese ha incontrato i leader del settore industriale americano e si è espresso con grande affetto nei confronti del sindaco Daley, che guida la città da 22 anni e che negli ultimi 6 anni ha visitato 4 volte la Cina. Hu gli ha riservato una frase affettuosa: “Nonostante Chicago e Pechino siano molto lontani, i nostri cuori sono uniti da vera amicizia”. 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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