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» 01/04/2004 15:11
uzbekistan
Human Rights Watch: rapporto sulla persecuzione religiosa in Uzbekistan

New York (AsiaNews) – Il recente scoppio di violenza, che nell'ultima settimana è costato la vita ad oltre 40 persone, ha spinto le autorità uzbeke a cercare i colpevoli tra qualche noto gruppo internazionale. Lo stato d'animo della gente locale, che per anni ha sperimentato la repressione delle libertà religiose e diversi imbrogli economici, non solo fornisce sufficiente giustificazione alla volatile situazione che sta vivendo il Paese senza bisogno di essere influenzato dall'esterno, ma è dettagliatamente descritto in un rapporto di 319 pagine, dal titolo "La creazione di nemici dello Stato: la persecuzione religiosa in Uzbekistan", pubblicato il 30 marzo dall'organizzazione Human Rights Watch (HRW).

Il governo ha espresso il desiderio di liberare l'Uzbekistan dai terroristi interni, ma si è spesso servito di questi come scusa per arrestare i dissidenti religiosi non violenti, accusandoli di "attività anti-statali", per aver pregato nelle loro case o essersi lasciati crescere la barba, in segno di devozione.

"L'Uzbekistan è un alleato stretto degli Stati Uniti e di altri potenti Paesi occidentali, ma non si può nascondere dietro la lotta mondiale al terrorismo per giustificare la repressione religiosa", ha detto Rachel Denbar, direttore esecutivo della sezione Europa e Asia Centrale di HRW. "Il governo uzbeko sta compiendo una campagna spietata contro pacifici musulmani dissidenti", ha detto. "L'ampiezza e la brutalità contro i musulmani indipendenti fanno ben capire come facciano parte di una concordata e strettamente orchestrata campagna di persecuzione religiosa". Il rapporto dell'agenzia per i diritti umani documenta l'arresto e la tortura di detenuti e la prigionia per circa 7 mila musulmani dissidenti. Vengono citati con ampiezza esempi di abusi anche recenti da parte del governo uzbeko.

Solo il mese scorso, una donna 62enne, Fatima Mukhadirova, è stata imprigionata sotto l'accusa di estremismo religioso per aver parlato contro la tortura e la morte di suo figlio, avvenuta nell'agosto 2002 dopo essere stato immerso nell'acqua bollente, anche lui imprigionato per estremismo religioso. Grazie alla mobilitazione internazionale, la donna è stata liberata, ma almeno altre 26 persone musulmane sono già state arrestate dall'inizio dell'anno.

Nel rapporto, 200 vittime dell'indipendentismo musulmano, e i loro parenti, hanno fornito informazioni sulle modalità della persecuzione religiosa che hanno dovuto sopportare in tutti questi anni.

In aggiunta, giornalisti di HRW hanno partecipato a dozzine di processi, ed hanno raccolto documenti della polizia, del tribunale e medici che riguardano almeno altri 800 casi. Secondo il rapporto, negli ultimi cinque anni almeno dieci persone sono morte in carcere in seguito alle torture subite. HRW ha chiesto agli Stati Uniti e all'Unione Europea di denunciare l'Uzbekistan per la persecuzione religiosa in atto e ha chiesto la fine degli arresti di massa e della tortura.

In aprile l'amministrazione Bush dovrebbe decidere se l'Uzbekistan abbia fatto o no "sostanziali e continui progressi nel campo dei diritti umani" per decidere se fornire 50 milioni di dollari in aiuti a quella nazione, assistenza militare inclusa.

Membri della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani, che sta tenendo la sua riunione a Ginevra, decideranno quali misure prendere in risposta alle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo dell'Uzbekistan.

La popolazione dell'Uzbekistan, nell'Asia Centrale, è composta all'88% da musulmani sanniti; i credenti nella Chiesa Russa ortodossa sono il 9%; le altre minoranze, fra cui i cattolici, raggiungono circa il 3%.


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