02/11/2020, 08.45
EDITORIALE
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I 17 anni di AsiaNews.it, l’attentato di Nizza e l’islam

di Bernardo Cervellera

Il sito internet della nostra agenzia riceve oltre 20mila visite individuali al giorno. Nel 2020, già all’inizio di novembre, i visitatori sono più di 7 milioni. L’informazione sulla situazione dell’islam e la sua evoluzione (o involuzione) nel mondo. Dall’attentato di Nizza molti traggono la conclusione che l’obbiettivo del terrorismo islamico sono i cristiani e che è necessaria una “crociata”.  Ma le “guerre religiose” servono solo ai poteri politici. Benedetto XVI: i nemici della pace sono il fondamentalismo religioso e il relativismo. La superbia positivista che disprezza la religione gettandola fra i rifiuti oscurantisti della storia è pericolosa quanto le decapitazioni del terrorista islamista.

Roma (AsiaNews) – Ieri 1° novembre è stato il 17mo compleanno del sito AsiaNews.it. Avrei voluto dedicare questo spazio ai buonissimi risultati del nostro servizio: oltre 20mila visite individuali al giorno, per un totale annuo (nel 2019) di quasi 5,5 milioni di visitatori. E per il 2020, già adesso, all’inizio di novembre, i visitatori sono più di 7 milioni! È doveroso esprimere un grazie a tutti i lettori, che apprezzano la nostra informazione “equilibrata, precisa, che ama la verità più che l’amicizia con il potere di turno”, come dicono alcuni messaggi che arrivano in redazione.

I fatti che succedono in Francia e il modo in cui vengono interpretati esigono però che non ci attardiamo, ma scaviamo negli eventi per far emergere la nostra missione di cristiani. Del resto, AsiaNews.it è nata proprio avendo a cuore la situazione dell’islam e la sua evoluzione (o involuzione) nel mondo. Il mattino del 29 ottobre, un giovane tunisino 21enne, Brahim Aouissaoui, è penetrato nella cattedrale di Notre Dame dell’Assunzione a Nizza; con un coltello di 30 cm ha quasi decapitato una donna di 60 anni, e sgozzato il sacrista, Vincent, 55 anni, sposato e con due figli. Un’altra donna, di 44 anni, è stata ferita più volte dall’assassino, ma è riuscita a fuggire in un caffè vicino. È morta poco dopo, lasciando un messaggio di amore per i suoi figli. L’orribile carneficina segue di poco la decapitazione di Samuel Paty, il professore di un paese vicino a Parigi che, in una lezione sulla libertà di espressione, ha mostrato una vignetta satirica su Maometto, scatenando una campagna di odio contro di lui.

Molti musulmani in Francia chiedono che venga emarginato e proibito ogni insegnamento dell’islam radicale, lasciando vivere solo un islam “dei lumi”, che si integra con la modernità. Ma altri – soprattutto nei media, anche italiani – esigono una guerra contro l’islam, che pare avere come obbiettivo la soppressione dei cristiani. Per questi sarebbe in atto una nuova guerra di religione, diffusa in diverse parti del mondo e verso cui vi è l’assoluta incuria dei governi occidentali. Che questa “guerra religiosa” abbia come motivo mire politiche o la stabilità dei loro governi – come mostrano le dichiarazioni di Erdogan in Turchia, o quelle di Mahatir in Malaysia – non viene neanche in mente. Il fatto curioso è che perfino il capo dell’antiterrorismo in Francia, Jean-François Ricard, ha dichiarato che “l’obbiettivo è la Chiesa cattolica”. Mettere una religione contro l’altra è una tecnica che la storia ha manifestato molte volte: in Libano, Siria, Pakistan, India, Myanmar, Indonesia, Vietnam, Cina… La “guerra religiosa” serve per dividere, spossare la popolazione e poi assumere il potere, politico o militare. La fragilità dei poteri politici nel mondo è evidente: una “guerra religiosa” – come una pandemia – può dare ad essi l’aura di salvatori e l’appoggio di cui hanno bisogno.

Ma se una “crociata” non è consigliabile, cosa si può fare? Il presidente Emmanuel Macron ha stilato un programma per fermare l’islam radicale: blocco dei finanziamenti statali delle loro scuole coraniche, fermo ai finanziamenti dall’estero, estradizione di individui pericolosi, verifica di un insegnamento secondo “la Repubblica”. Tutto questo è apprezzabile, ma non credo sia sufficiente. È necessaria un’integrazione dell’islam nella modernità, ma è altrettanto necessaria un’integrazione della ragione illuminista nel mondo della religione. È curioso che in Francia (e non solo) si difenda la libertà di espressione comprensiva anche della libertà di blasfemia. Mi hanno fatto impressione gli insegnanti che difendendo l’operato di Samuel Paty, difendevano i programmi della Repubblica, che “giustamente” mostravano gli errori delle religioni. “I musulmani – si dice – non se la devono prendere per le vignette. Si fa satira anche sui cattolici e sulle altre religioni!”. A me pare che il problema di fondo sia proprio qui: che in Francia – e ormai in molta parte dell’occidente – si mostri la religione solo come una sentina di errori, senza lasciarsi toccare dalla domanda se il credere in Dio da parte di miliardi di esseri umani abbia qualche legame con la verità. Non bisogna dimenticare quanto nel Messaggio per la Giornata della pace 2011 Benedetto XVI ha scritto: che i nemici della pace sono da una parte il fondamentalismo religioso e dall’altra il relativismo, che disprezza le religioni e le emargina in un angolo. Il terrorista islamista, che fa della sua legge il suo idolo è pericoloso. Ma è altrettanto pericolosa la superbia positivista che disprezza la religione gettandola fra i rifiuti oscurantisti della storia. Le decapitazioni e le emarginazioni non rendono più umana nessuna società.

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