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    » 14/09/2010, 00.00

    INDIA

    I frutti di “Brucia il Corano”: scuola cattolica bruciata, due scuole protestanti nel mirino

    Shefali Prabhu

    Colpita la Good Shepherd School di Pulwama; attacco contro la Christ School e la Christ Mohalla School a Pooch Jammu. La scuola cattolica era già stata colpita nel 2003. Leader autonomista del Kashmir difende i cristiani, ma nella zona cresce il fondamentalismo. Il fondatore della Good Shepherd, p. Jim Borst ha ricevuto un ordine di espulsione. Continua il coprifuoco nella regione. Tutti i voli da e per Srinagar sono sospesi per tre giorni.
    Srinagar (AsiaNews) – Una scuola cattolica è stata bruciata ieri sera e altre due scuole protestanti sono state assaltate nella provincia di Jammu-Kashmir, in seguito alla campagna “Brucia il Corano” lanciata dal rev. Terry Jones negli Usa. Ieri mattina è stata bruciata anche una scuola protestante e una chiesa.
     
    Il vescovo di Jammu-Srinagar, mons. Peter Celestine chiede che venga restituita la pace alla regione. “I leader religiosi – ha detto ad AsiaNews – hanno la responsabilità di condurre alla pace, alla tolleranza e alla coesistenza”.
     
    Ieri sera alle 7.30, una folla inferocita ha appiccato il fuoco alla Good Shepherd School di Pulwama in risposta al tentativo di dissacrare il Corano. A differenza di ieri mattina con la scuola protestante, questa volta la polizia è intervenuta in forza, riducendo i danni alla prestigiosa istituzione.
     
    Giungono anche notizie che gruppi di musulmani hanno tentato di attaccare due scuole protestanti, la Christ School e la Christ Mohalla School a Pooch Jammu.
     
    La situazione è tesa al massimo e nell’area continua ad essere imposto il coprifuoco. Ogni movimento è proibito ed è rischioso avventurarsi all’esterno delle case anche di giorno.
     
    Tutti i voli da e per Srinagar sono sospesi per tre giorni a causa delle sommosse causate dalla campagna “Brucia il Corano”, che qui però rivestono anche un sentimento anti-indiano e anti-americano. Ieri gli scontri fra polizia e migliaia di manifestanti hanno causato almeno 17 morti e 80 feriti.
     
    Mons. Peter Celestine esprime ad AsiaNews tutta la sua preoccupazione: “Sono profondamente rattristato per questa folla incitata alla violenza. La nostra comunità cristiana è una micro-minoranza [lo 0,0014% della popolazione] e siamo pacifici e tolleranti. In più, diamo una buona testimonianza attraverso le nostre scuole. E proprio queste scuole sono divenute l’obbiettivo: la Good Shepherd a Pulwama e la scuola della Christian Mission Society a Tangmarg, totalmente distrutta. La violenza ha causato molte morti. Occorre riportare la pace e noi leader religiosi abbiamo la responsabilità di condurre alla pace, alla tolleranza e alla coesistenza”.
     
    Secondo il prelato, la piccolo comunità cattolica ha sempre avuto “rapporti cordiali coi nostri fratelli islamici e con le autorità”. A conferma di ciò, ieri l’attacco contro la scuola protestante è stata condannata dal leader separatista Syed Ali Shah Geelani, messo agli arresti domiciliari dalle autorità indiane. “Chiedo a tutti i musulmani – ha detto – di proteggere i membri delle minoranze e i loro luoghi religiosi. Dobbiamo mantenere a tutti i costi l’antica armonia e fraternità fra le comunità, per la quale il Kashmir è noto in tutto il mondo”.
     
    Va però registrato che da diversi anni, nella lotta per l’autonomia del Kashmir si sono infiltrati gruppi di musulmani radicali, sottomettendola a un progetto di stampo fondamentalista e legato alle lotte iraniane e medio-orientali. Ieri nelle manifestazioni si lanciavano slogan anti-indiani, ma anche anti-Usa e anti-Israele: un fatto, questo, alquanto nuovo nel panorama politico indiano.
     
    Il tentativo di islamizzare il Kashmir, eliminando le altre minoranze – sikh, indù e cristiane – è sempre più forte.
     
    La stessa Good Shepherd School, attaccata ieri sera, è stata oggetto di violenze anche in anni passati, fin dalla sua fondazione nel 1997. Nel 2003 è stata attaccata due volte da fondamentalisti islamici e nello stesso anno, il suo fondatore, p. Jim Borst, è stato colpito dall’accusa di proselitismo e minacciato di espulsione. Secondo i fondamentalisti il sacerdote convince i bambini della scuola a diventare cristiani. Nel luglio scorso p. Brost, unico missionario di Mill Hill che vive nella zona dal 1963, ha ricevuto un ordine di espulsione, anche se quattro mesi prima le autorità centrali avevano rinnovato il suo permesso di soggiorno fino al 2014.
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