Mano libera ai coloni su nuovi edifici nel cuore di Hebron
Il Consiglio Superiore di Pianificazione israeliano ha assunto in via unilaterale l’autorità sulle costruzioni: già approvato nuovo dormitorio. Il Consiglio mondiale delle Chiese condanna l’esproprio di un terreno adiacente al monastero ortodosso di Sant’Onofrio, a Silwan. Otto Paesi arabi e musulmani contro il rogo due moschee in Cisgiordania. Nel mirino anche beduini e pastori.
Gerusalemme (AsiaNews) - Nuove costruzioni, terreni espropriati, moschee in fiamme e intere famiglie di beduini e pastori cacciati: è un vero e proprio bollettino di guerra quello che giunge in questi giorni dalla Cisgiordania. Ad una settimana dalla decisione del Consiglio Superiore di Pianificazione di assumere in via unilaterale l’autorità sulle costruzioni a Hebron, infatti, l’organismo ha approvato il 17 giugno un permesso di costruzione di un dormitorio per coloni che studiano alla Shavei Hevron Yeshiva. È quanto denunciano gli attivisti anti-occupazione di Peace Now, secondo cui il progetto aggiungerà altri due piani sopra un edificio commerciale in Al-Shalalah Street, nel cuore dello storico quartiere dei mercati di Hebron (la Kasbah).
Peace Now: annessione e apartheid
“Il governo sta correndo verso l’annessione e l'apartheid. Hebron - sottolinea in una nota Peace Now - è l’esempio più estremo del regime che Israele impone in Cisgiordania, in base al quale gli ebrei israeliani godono dei diritti mentre ai palestinesi vengono negati. È una città in cui intere strade sono chiuse ai palestinesi in modo che i coloni possano muoversi liberamente”. “La decisione di privare i palestinesi dell'autorità di pianificazione e di costruire un nuovo grande complesso di insediamento nel cuore della Kasbah di Hebron è un microcosmo dell’annessione attuata dal governo, che ci sta condannando - conclude - a un futuro di conflitto e spargimento di sangue”.
Il permesso di costruzione riguarda una struttura in cui i coloni sono entrati nel settembre 2025 dopo che il governo ha deciso di assegnarla alla Shavei Hevron Yeshiva. L’assegnazione serviva effettivamente come una forma di “diritto di ritorno” per la proprietà persa nel 1948. L’edificio, noto anche come Valero House, era di proprietà di una famiglia ebrea all’inizio del XX secolo. Nel 1948 viene trasferito all’amministrazione delle autorità giordane, che lo affittarono per l’uso da parte dei palestinesi a Hebron. Dopo il 1967, tutte le proprietà ebraiche a Hebron sono trasferite all’amministrazione israeliana, che ha continuato ad affittarle ai palestinesi.
Hebron è la più grande città palestinese della Cisgiordania dopo Gerusalemme Est, con circa 250mila residenti. Tra loro vivono un migliaio di coloni israeliani concentrati nel cuore della Città Vecchia. La responsabilità di pianificazione e costruzione a Hebron era stata conferita all’Autorità palestinese e al comune dal protocollo di Hebron firmato da Benjamin Netanyahu e Yasser Arafat nel 1997. La scorsa settimana il Consiglio di pianificazione superiore ha deciso di assumerne l’autorità in riferimento alle proprietà dei coloni e un certo numero di siti sacri in città. In tal modo, ha stabilito un principio di separazione etnica in base al quale la pianificazione per gli israeliani a Hebron sarà effettuata dall'amministrazione civile israeliana, mentre la pianificazione per i palestinesi nelle stesse strade rimarrà sotto la giurisdizione della municipalità.
Wcc contro sequestro di terreni
Intanto si moltiplicano le voci di condanna per la decisione delle autorità israeliane di sequestrare il 15 giugno scorso una proprietà adiacente al monastero ortodosso di Sant’Onofrio, a Silwan, a Gerusalemme Est, che il patriarcato ha definito “illegale e illegittimo”. La nota patriarcale spiega che “il terreno, particella n. 6 del blocco 29985, registrato a proprio nome nei registri ufficiali, si trova adiacente all’antico monastero […] ed è di grande valore storico, archeologico e religioso”.
In riferimento alla vicenda è giunta in queste ore una dichiarazione di condanna del segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), il reverendo Jerry Pillay; il leader cristiano parla di “grave violazione dei diritti della chiesa [ortodossa]” che solleva “profonde preoccupazioni per quanto riguarda il rispetto delle istituzioni religiose, i diritti di proprietà e lo stato di diritto”. Lo stesso Pillay ha ribadito la piena solidarietà del Wcc al patriarcato ortodosso di Gerusalemme e riaffermato il sostegno Wcc “per la protezione delle proprietà della chiesa, dei luoghi santi e della storica presenza cristiana a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa”.
Gli attacchi a beni e proprietà non colpiscono solo i cristiani, come emerge dal rogo di due moschee in Cisgiordania avvenute nei giorni scorsi per mano di coloni ebraici. In riferimento agli attacchi è giunta in queste ore una durissima nota dei ministeri degli Esteri di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania, Egitto, Turchia, Indonesia e Pakistan: i governi dei Paesi a maggioranza musulmana hanno condannato con forza “i recenti attacchi alla Grande Moschea nel villaggio di Jiljiliya e della Moschea Al-Farouq nel villaggio di Mazari Al-Nubani, a nord di Ramallah”. I coloni hanno incendiato i luoghi di culto, dopo aver imbrattato in precedenza con scritte in ebraico la grande moschea di Jiljiliya. L’ennesimo assalto rappresenta una ulteriore conferma dell’escalation di violenze per mano di coloni e fondamentalisti ebraici nei Territori occupati dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, con la connivenza del governo israeliano.
Nel mirino anche beduini e pastori
Il lungo elenco di violazioni e abusi colpisce anche beduini palestinesi e pastori, le cui terre vengono sempre più espropriate da azioni unilaterali dei coloni. Secondo quanto riferisce la Commissione indipendente per i diritti umani (Ichr), l’espansione degli insediamenti israeliani e le restrizioni militari hanno portato allo spostamento forzato di 50 comunità dalla fine del 2023. I dati, riferisce l’agenzia palestinese Wafa, sono stati contenuti in un’indagine speciale sulle comunità beduine e di pastori nella Cisgiordania condotta da Ichr in collaborazione con l’Ufficio centrale di statistica palestinese. Almeno 300 violazioni contro individui e istituzioni appartenenti alle comunità in questione sono state registrate solo nel mese di aprile 2025. Il direttore generale Ichr Ammar Dweik ha auspicato “l’adozione di un piano nazionale […] basato su uno sviluppo globale e un approccio ai diritti umani” e sottolineato “la necessità di maggiori investimenti, protezione legale, sostegno sul campo e accesso ai servizi essenziali”.
(Photo Courtesy: Peace Now)
04/12/2019 12:40



