27/03/2014, 00.00
FILIPPINE
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I vescovi filippini elogiano lo "storico accordo di pace" fra Manila e Milf

Oggi a Manila la cerimonia che mette fine a decenni di guerra separatista dei ribelli musulmani del sud. La firma accolta con feste e celebrazione da 10mila guerriglieri a Maguindanao. La Chiesa rinnova l’invito al dialogo con il Mnlf e chiede dialoghi che includano tutte le comunità a Mindanao. Per la pace, aggiungono i prelati, è necessario lo sviluppo umano.

Manila (AsiaNews) - La Conferenza episcopale filippina (Cbcp) plaude alla firma dell'accordo di pace fra governo e Moro Islamic Liberation Front (Milf); la cerimonia è avvenuta oggi a Manila e può mettere la parola fine a una delle più lunghe (e sanguinose) guerre separatiste del continente asiatico. Il presidente Cbcp e arcivescovo di Lingayen-Dagupan mons. Socrates Villegas sottolinea che l'atto compiuto oggi è "una pietra miliare" nel processo di pace e per la fine della lotta indipendentista a Mindanao. Nel corso della cerimonia, cui hanno partecipato oltre mille persone, il presidente filippino Benigno Aquino ha parlato di "percorso che può portare a un cambiamento permanente"; il leader Milf Murad Ebrahim esalta la firma definendola "il coronamento della nostra battaglia". L'accordo di pace è stato accolto con feste e celebrazioni anche dagli oltre 10mila (ex) combattenti e sostenitori del Milf, radunati nel campo base di Darapanan, nella cittadina di Sultan Kudarat, provincia di Maguindanao. 

"Come tutti i filippini che hanno a cuore la pace" ha dichiarato il presidente dei vescovi, "ci uniamo ai nostri concittadini nella celebrazione di un evento che rappresenta una pietra miliare nel processo di pace". Mons. Villegas assicura la preghiera della comunità cristiana, perché "questo primo passo, coraggioso, possa essere seguito da ulteriori passi che conducono nella direzione di una pace vera e duratura a Mindanao". I vescovi lanciano un appello al governo, perché persegua un cammino di pace capace di coinvolgere tutte le anime del Paese; per questo i prelati invocano un "dialogo aperto, onesto e basato sulla fiducia" anche col Moro National Liberation Front (Mnlf), l'altro gruppo secessionista musulmano formato da fuoriusciti del Milf.

Mons. Villegas auspica "ulteriori consultazioni" e dialoghi che includano "tutte le altre comunità a Mindanao, in particolare quelle che si sentono ignorate e relegate ai margini come il Mnlf. "La forza di un accordo - aggiunge il prelato - consiste nella volontà di raggiungere tutti, compresi quanti vi si oppongono". Infine, per i vescovi è necessario potenziare le attività economiche a Mindanao, perché la pace non potrà mai prosperare se non è accompagnata da "sforzi per il miglioramento dello sviluppo umano" troppo a lungo "rimandato. Ma non si può aspettare oltre - conclude il prelato - per un popolo che ha sofferto per decenni". 

Il Milf è un gruppo armato che ha cercato per decenni l'indipendenza dell'arcipelago di Mindanao, ricco di risorse sotterranee. La guerra che ne è derivata è costata la vita a migliaia di persone e ha impedito di fatto ai contendenti di sfruttare le ricchezze del sottosuolo, valutate intorno ai 312 miliardi di dollari. Il 24 gennaio scorso a Kuala Lumpur, capitale della Malaysia, sede delle trattative, i due fronti hanno sottoscritto l'accordo di pace (il Comprehensive Agreement on the Bangsamoro, Cab). 

Il documento apre la via alla nascita di una entità musulmana autonoma - il Bangsamoro, che sostituisce la Regione autonoma musulmana di Mindanao (Armm) - e la cui approvazione definitiva dovrebbe giungere entro il 2016. Essa prevede il diritto di autodeterminazione per la popolazione musulmana in diverse zone di Mindanao, a fronte di un cessate il fuoco e del disarmo ribelli islamici. A minacciare l'accordo di pace vi sono sia altri gruppi combattenti, che resistenze interne alla leadership politico-istituzionale di Manila. Il movimento sanguinario Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (Biff), formato da fuoriusciti del Milf, costituisce una grave ostacolo al trattato e continua ad attirare combattenti non disposti a cedere le armi. Un altro rivale del Milf, il Moro National Liberation Front (Mnlf) già nel settembre scorso ha cercato di ostacolare i dialoghi con attentati e violenze che hanno causato oltre 200 morti. Potrebbero poi sorgere difficoltà e trappole in sede di discussione parlamentare - alcuni deputati respingono l'ipotesi di accordo - e di fronte alla Corte suprema, che potrebbe dichiarare l'incostituzionalità di alcune parti. 

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