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  • » 02/02/2018, 10.35

    LIBANO-ISRAELE

    Il ‘Blocco 9’: nuovo fronte di scontro israelo-libanese

    Pierre Balanian

    Le minacce di Avigdor Liebermann e le affermazioni di Michel Aoun. Contestate le perforazioni marittime per lo sfruttamento di gas e petrolio nel Mediterraneo orientale. Secondo le carte Onu, 860 kmq appartengono al Libano, ma Israele non è d’accordo. Bombe fumogene sulle spiagge libanesi; vedette israeliane sconfinano nelle acque territoriali del Libano. Gli Hezbollah come deterrente. Per strateghi israeliani una guerra contro Beirut è troppo rischiosa.

    Beirut (AsiaNews) – Il “Blocco 9” dei settori di pozzi di gas naturale e petrolio nelle acque territoriali libanesi, potrebbe diventare un nuovo “casus belli” fra Israele ed il Libano.  Forse non siamo ancora al conflitto, ma non è da escludersi, stando a quanto dichiarato ieri dal presidente libanese, Michel Aoun  ad un gruppo di visitatori “ il Libano si è mosso per affrontare le pretese israeliane attraverso i canali  diplomatici affermando il proprio diritto a difendere la sua sovranità e la sicurezza dei propri territori con tutti i mezzi opportuni”.

    Le parole di Michel Aoun giungono come prima risposta alle dichiarazioni fatte ieri dal ministro della difesa israeliano Avigdor Liebermann per il quale la “gara di appalto” lanciata dal Libano per l’estrazione di gas e petrolio dal “Blocco 9” è “una provocazione”, con la minaccia che non ci possano essere “dei bambini che giocano sulle spiagge di Beirut mentre altri dormono in rifugi a Tel Aviv”.

    Il Presidente Aoun ha ritenuto “grave” la posizione adottata da Libermann circa il “Blocco 9” che si trova nella “pura zona economica del Libano” ed ha aggiunto che “dovremmo essere attenti a quanto trama il nemico israeliano sopratutto tenendo in considerazione che vi è all’interno come fuori dal Paese chi opera per creare un’atmosfera consona alle minacce israeliane per attaccare, con varie alibi,  il Libano ed il suo diritto ad investire le sue risorse in gas e petrolio”

    La storia dei pozzi di petrolio e gas nelle acque del Libano inizia nel 2004. Al tempo, nessun libanese capiva cosa stesse facendo una nave francese che ha perlustrato per mesi, in lungo e largo, la costa libanese, in pieno accordo fra l’allora premier Rafik Al Hariri, poi assassinato, ed il presidente francese Jacques Chirac. Poco tempo dopo sono iniziate le voci sulla scoperta di ingenti riserve di gas naturale nelle acque territoriali del Paese dei cedri. Nel 2009 una società americana conferma la scoperta ed annuncia che le acque della zona orientale del mediterraneo ospitano circa 83 mila kmq di pozzi di gaz e petrolio e precisamente nelle acque fra Gaza, Israele, il Libano, Cipro e l’intera costa siriana, in breve dal Sinai fino ai confini con la Turchia. In tal modo, la regione est del Mediterraneo diviene la zona con la più alta quantità di riserve di gas al mondo, superando il Qatar e l’Azerbaijan. La parte appartenente al Libano si eleverebbe a 22 mila kmq.

    Fra i primi in lizza nella gara di appalto lanciata dal Libano per il Blocchi 9 e 4, vi sono tre Paesi: la Russia, la Francia e l’Italia. Loro rappresentanti sono attesi a Beirut il prossimo 9 febbraio per la firma dei contratti e l’inizio dei lavori di perforazioni. Intanto Israele si accinge a perforare un pozzo a 3 km dal “Blocco 9”: da qui la preoccupazione di Beirut che Tel Aviv possa risucchiare un quantitativo consistente dai pozzi naturali libanesi.

    Il “Blocco 9” si trova fra 1211 e 1909 metri sotto il livello del mare; le zone di confine marittimo “contestate” fra Israele ed il Libano sono di circa 860 kmq che il Libano ritiene gli appartengano in base a mappe depositate all’Onu e riconosciute come libanesi dal diritto internazionale.

    Nel 2017 è stato raggiunto un accordo fra Italia, Grecia, Cipro ed Israele per la costruzione di un gasdotto sottomarino al costo di 6 miliardi di euro, per il trasporto di gas dal Medio oriente all’Europa.

    Ieri mattina, alcuni libanesi che passeggiavano ad Al Wazzani, al confine con Israele, sono stati sorpresi dal lancio di un bomba fumogena; intanto, due vedette israeliane hanno violato i confini marittimi del Libano, immediata è stata la denuncia del governo libanese alle Forze di pace dell’Onu, Unifil.

    La vendita di gas naturale è una manna che potrebbe aiutare il Libano a sanare il suo debito estero, fra i più alti al mondo, che ha raggiunto la cifra di 77 milliardi di dollari.

    In questi giorni la stampa israeliana ha dibattuto a lungo la possibilità di una guerra contro il Libano affermando per bocca di strateghi militari che Israele e soprattutto la fanteria non è pronta a garantire una vittoria. Essi affermano inoltre che qualsiasi guerra con il Libano sarà molto costosa con gravi danni e perdite, a causa dell’ingente quantitativo di armi in mano a Hezbollah - soprattutto missili capaci di giungere in ogni punto di Israele. In più, occorre tener presente l’esperienza bellica acquisita dai combattenti di Hezbollah nelle battaglie in Siria ed Iraq.

    Per gli analisti libanesi è difficile che Israele inizi una guerra contro il Libano per il gas, offrendo a Hezbollah un’occasione unica per apparire come difensore del Libano su una faccenda che gode del consenso popolare ed unanime di tutti i libanesi, come è appunto la questione delle risorse petrolifere e di gas e la sovranità nazionale. 

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