14/03/2018, 10.56
INDIA
Invia ad un amico

Il Bjp ha ‘tradito’ l’Hindutva per vincere nel nord-est dell’India

di John Dayal*

La settimana scorsa si è votato negli Stati di Tripura, Meghalaya e Nagaland. In Tripura, i nazionalisti hanno mandato in soffitta 25 anni di governo di sinistra. Il partito del premier Narendra Modi “sceso a compromessi con la rampante corruzione”. “L’immagine ‘cristiana’ del nord-est è un mito”.

Secunderabad (AsiaNews) – Ciò che ha permesso al partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (Bjp) di vincere le elezioni negli Stati del nord-est dell’India, è stato accettare dei compromessi: primo tra tutti, l’abbandono dei valori dell’Hindutva. Lo afferma John Dayal, ex presidente nazionale dell’All India Catholic Union. Per AsiaNews analizza la tornata elettorale che la scorsa settimana ha visto trionfare il Bjp negli Stati di Meghalaya, Nagaland e Tripura. Tra tutti, quello che subito una vera e propria rivoluzione è stato il Tripura, dove i partiti comunisti hanno lasciato il potere dopo 25 anni. In seguito a questa vittoria, in tutto il Paese si è diffusa una sorta di “caccia” ai simboli politici di sinistra. Ad avere la peggio, sono state alcune statue raffiguranti Lenin, abbattute dai radicali indù. Poi la violenza politica ha colpito anche altri simboli democratici: il Mahatma Gandhi, teorico della “non violenza”, e BR Ambedkar, tra i padri fondatori della patria e sostenitore dei diritti dei dalit.

Secondo Dayal, la chiave del successo del partito di Narendra Modi – che a livello centrale e nei territori dove è più radicato sostiene le politiche del nazionalismo più oltranzista, come il bando della macellazione della carne di vacca – è da ricercare nel suo atteggiamento camaleontico. La capacità di adattarsi alle caratteristiche locali, sostiene l’attivista, ha vinto anche i cuori dell’elettorato cristiano, che qui, a differenza degli Stati meridionali come il Kerala, non ha mai avuto una rappresentanza politica forte. Ma soprattutto, l’immagine “cristiana” del nord-est non è nient’altro che un mito. Di seguito il suo commento (traduzione a cura di AsiaNews).

Negli Stati del Nagaland e Meghalaya, dove di recente si sono svolte le elezioni per l’Assemblea statale e dove il partito ha aiutato a formare i governi, segnando la sua ascesa nel nord-est dell’India, i membri del Bharatiya Janata Party e i loro sostenitori possono mangiare il manzo, cioè la carne di vacca. Visasolie Lhoungu, capo del Bjp in Nagaland, ha detto a Hindustan Times: “Il bando della macellazione [della carne di] vacca, come quello in vigore in Uttar Pradesh, non avrà effetto in Nagaland se il nostro partito andrà al potere il prossimo anno. Qui la realtà è differente e i nostri leader centrali ne sono consapevoli”.

Altrove nel Paese i membri del Bjp vengono arrestati insieme ad altri della grande famiglia del Rashtriya Swayam Sewak Sangh [Rss] per il linciaggio di musulmani e dalit, sfortunate vittime [colpite] per il sospetto di macellare una vacca, comprare la sua carne o semplicemente mangiarne la carne. Tutto questo fa la differenza tra il Bjp che rivendica la sua schiacciante vittoria nel nord-est dell’India e il Bjp che governa l’India dal maggio 2014 con un programma basato su sviluppo, occupazione e rigida applicazione dell’Hindutva, secondo cui la vacca è sacra e la costruzione del tempio di Ram nella città di Ayodhya sono le priorità essenziali.

Nel [clima di] compiacimento e giubilo nel quartier generale del partito a New Delhi e in quello dell’Rss di Nagpur, ciò che è stato minimizzato, e di fatto nascosto al pubblico sguardo, è il tipo di compromesso che il partito ha dovuto accettare per ottenere il potere, da solo o tramite alleanze, in Stati come Goa prima, Jammu e Kashmir poi, e ora nel nord-est, in modo da poter affermare di avere una portata panindiana. Resta da vedere se ciò significa che il Bjp in futuro, come il Congress prima di lui, proverà a essere per tutte le persone senza che nessuna questione sia completamente immutabile.

Tanto per dire, un cambiamento di politica è stato rinunciare ai valori fondamentali dell’Hindutva. Il secondo [cambiamento] è stato non fare caso e scendere a compromessi con la rampante corruzione in questi Stati. Terzo, i candidati vincenti non hanno il colore politico dei gruppi Rss o Bjp, ma le persone, in maggioranza uomini, provengono in massa dal Congress o da altri partiti regionali. Questo è stato visibile a Goa e ora è molto evidente in Tripura, dove la massiccia vittoria del Bjp – che ha ottenuto 42 seggi su 60 – ha gettato via 20 anni di governo marxista e ha provocato un’ondata di shock nello spettro politico e nei media. Ma non è stato come gettare via i marxisti dal Kerala. La maggior parte dei candidati vincenti proveniva dal Congress.

Tuttavia guadagnare il nord-est non è un gioco di numeri, per quanto importante possa sembrare. È una questione di percezione. Il nord-est, ad eccezione di Assam, contribuisce meno dell’1% alla politica dell’India in termini di seggi in Parlamento o nelle legislature statali. Il Territorio di Delhi, con i suoi 7 seggi nella Lok Sabha, è più grande di sei Stati del nord-est (su un totale di sette) come presenza parlamentare.

Il nord-est contribuisce molto poco al Prodotto interno loro della nazione, con le sue risorse minerarie difficili da estrarre e le sue foreste che ricoprono tra i più inospitali e difficili terreni del continente. Il suo impatto maggiore sul resto della nazione deve essere considerato in termini di sicurezza territoriale. Confinante con la Cina, il Myanmar e il Bangladesh, e collegato al continente indiano attraverso una sottile striscia di terra denominata “Collo di pollo” [“Chicken’s neck” o Corridoio di Siliguri, ndr], è la parte più vulnerabile dell’India e ha la seconda più numerosa presenza militare dopo lo Stato del Jammu e Kashmir, terreno di una situazione d’emergenza di sanguinosa militanza e terrorismo ispirato dal Pakistan. Da parte sua, il nord-est ospita la più complessa e molteplice insurrezione vecchia di 70 anni, che solo ora ha iniziato a ridursi. Nei fatti, essa ha impiegato enormi risorse nazionali per mantenere calma la situazione. A sua volta, i governi statali e i legislatori hanno scoperto che è redditizio giocare con il governo centrale, che rimane l’unica fonte di finanziamento. La massiccia corruzione assicura gli interessi personali di ogni legislatore.

Anche l’immagine “cristiana” del nord-est è un mito. Nell’esteso e popoloso Assam, la popolazione cristiana è meno del 2%, meno della media nazionale, e in Tripura non è rilevante a livello politico. Negli ultimi anni è stata una forza ancora minore in Arunachal Pradesh e nelle tribù Naga di Manipur, che non hanno mai governato Imphal e rimangono una forza marginale. Perciò è in Nagaland, Megahalaya e Mizoram che i cristiani costituiscono la maggioranza, sebbene in termini assoluti il totale non contribuisca molto alla composizione religiosa della popolazione nazionale. Inoltre i cristiani sono davvero divisi lungo fratture di identità tribali e le differenze confessionali tra cattolici e battisti sono più la norma che l’eccezione.

Nonostante tutto, per 50 anni i cristiani sono stati marchiati dal Bjp come gruppo anti-nazionale che vuole creare un Regno di Cristo in patria indù. Essi sono stati accusati di fomentare il terrorismo, contrabbandare armi e offrire il passaggio a terroristi e armamenti internazionali. Per il Bjp, stabilire una presenza politica “nazionalista” era perciò così importante quanto un progetto militare. [Lo scopo] è stato raggiunto e ora solo il Mizoram rimane fuori la cattura del Bjp – almeno fino alla fine dell’anno, quando si dovranno svolgere le elezioni.

A colpo d’occhio, per la prima volta nella storia la mappa dell’India appare di color zafferano [l’arancione è il colore dei nazionalisti indù, ndr] da est a ovest, anche se andando da nord a sud il colore di ferma alle porte dei cinque Stati meridionali del Telangana, Andhra Pradesh, Karnataka, Tamil Nadu, Pondicherry [non è uno Stato ma un Territorio dell’Unione, ndr] e Kerala.

Per quanto si cerchi di capire il motivo per cui i cristiani, picchiati dall’Rss in Orissa e Chhattisgarh, abbiano votato l’Rss sostenuto dal Bjp a Goa e nel nord-est, esso non riflette appieno le persone con ambizione. Una volta qualcuno ha chiesto al defunto Purno Sangma, ex presidente della Lok Sabha che voleva essere primo ministro o presidente dell’India, perché egli stava facendo piedino al Bjp-Sangh, il cui passato di violenze contro le minoranze egli conosceva molto bene. Egli rispose che voleva cambiare il partito dall’interno, dichiarazione che HT Sangliana ha ripetuto quando a sua volta si è unito al Bjp dopo una illustre carriera nella polizia. Entrambi hanno fallito nel cambiare il Bjp, ma entrambi hanno guadagnato nel far avverare le proprie ambizioni personali. Oggi il figlio di Sangma è il chief minister del Meghalaya e Sangliana siede nella Lok Sabha ed è vice presidente della Commissione nazionale per le minoranze molto tempo dopo rispetto ai suoi colleghi andati in pensione.

Tutti vincitori, tanto per dire.

*ex presidente nazionale dell’All India Catholic Union

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Nagaland, Bjp offre ai cristiani pellegrinaggi gratis a Gerusalemme: ‘Opportunismo politico’
15/02/2018 10:09
Il Kerala sfida Modi: no al bando sulla carne di vacca
09/06/2017 09:03
Dopo le elezioni regionali, i nazionalisti indù dominano in India
20/03/2017 08:53
Modi verso la vittoria in Uttar Pradesh
11/03/2017 10:41
In Nagaland presto un’università cristiana per tutti gli studenti
17/03/2017 14:34