14/07/2018, 12.10
CINA-AFRICA
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Il Grande Fratello cinese nelle strade e nelle case africane

Controllo di Internet, reti telefoniche, riconoscimento facciale, telecamere di sorveglianza: le compagnie cinesi forniscono diversi Stati del continente. Ma "Quando si creano reti, è possibile istallare facilmente un accesso nascosto per controllare il flusso di dati che passa”.

Pechino (AsiaNews) - Stati Uniti ed Unione europea (UE) cercano di mettere un freno alle ambizioni di Pechino nel campo delle nuove tecnologie chiudendo la porta in particolare a Huawei o ZTE, due delle più grandi aziende cinesi nel settore delle telecomunicazioni. Ma in Africa, niente di tutto questo. Huawei continua a dominare il settore con le sue reti 3G / 4G, e le telecomunicazioni e i telefoni cellulari nei quali ha il 15% del mercato. Ma stanno emergendo nuovi giocatori, in particolare nel campo dell'intelligenza artificiale.

Negli Stati Unito, l'azienda di Shenzhen è accusata di essere troppo vicina all'esercito cinese. Il suo fondatore è in effetti un ex ingegnere militare e, soprattutto, Huawei è accusata di aver commerciato con l'Iran nonostante l'embargo.

Un’inchiesta condotta da Le Monde sostiene che il marchio del loto rosso potrebbe lasciare il mercato statunitense entro la fine del 2018 e rafforzare la sua presenza in Africa. Huawei opera già nel settore delle reti di telecomunicazioni in circa 20 Paesi. Dovrebbe inoltre aumentare la sua leadership con il lancio del Pakistan East Africa Cable Express (PEACE), un cavo di telecomunicazione sottomarino che collega Asia e Africa.

In effetti, in Africa la Cina non costruisce più solo ferrovie, porti e autostrade, realizza anche le vie informatiche necessarie per un continente nel quale solo un terzo degli abitanti ha una connessione.

Così però, secondo Michael Chertoff, ex ministro della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, "c'è il sospetto che Huawei stia agendo al servizio dello Stato cinese". In un'intervista con la rivista Foreign Policy, Chertoff ha detto di ritenere che la compagnia è in una buona posizione per spiare i governi africani. "Quando si creano reti, è possibile istallare facilmente un accesso nascosto per controllare il flusso di dati che passa”.

Huawei smentisce ogni cattiva intenzione e non ci sono prove a supporto di queste paure. Ma l'Africa può fidarsi delle compagnie cinesi che sono destinate a essere molto legate agli interessi di Pechino?

In effetti, in termini di sorveglianza elettronica, la Cina non ha davvero nulla da invidiare agli Stati Uniti. In Zambia, Etiopia e Zimbabwe, i governi hanno utilizzato le compagnie cinesi per creare sistemi di controllo di Internet e reti di telecomunicazione. A gennaio, Le Monde Afrique ha rivelato che la sede dell'Unione Africana ad Addis Abeba era stata massicciamente spiata da Pechino, grazie al trasferimento a Shanghai dell'intero contenuto dei server dell'istituzione.

Ultimo settore di intervento, fino ad oggi, è il riconoscimento facciale. Una "specialità" di Pechino. In Cina quasi mezzo miliardo di telecamere di sorveglianza controllano ogni angolo del Paese ed entro il 2020 tutti i principali cittadini saranno registrati in un database in grado di identificarli tramite telecamere di videosorveglianza. Monitorandoli verrà assegnato loro un "punteggio sociale" basato sulle loro azioni, “buone” o “cattive”. Una tecnologia molto orwelliana che seduce alcuni Paesi africani. Uno dei leader cinesi del settore, con sede a Canton, ha ottenuto un contratto di cooperazione con il governo dello Zimbabwe per implementare questo riconoscimento facciale su larga scala. Secondo il Global Times, è Harare che ha parlato con la Cina, certo di trovare le migliori tecnologie del momento nell'intelligenza artificiale. Inizialmente i sistemi di riconoscimento facciale verranno installati negli aeroporti e ai confini. Il nuovo presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, è stato anche affascinato durante la sua visita in Cina in aprile da piani per "città intelligenti". I programmi pilota saranno lanciati con l'obiettivo di fare dello Zimbabwe una Silicon Valley africana, ma con l'infusione cinese. E già nel 2017, la società cinese Hikvision aveva ottenuto un ricco mercato nello Zimbabwe vendendo telecamere di sorveglianza. Il ciclo è ora completo e il Grande Fratello cinese è invitato alla tavola degli africani.

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