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  • » 10/11/2017, 08.57

    LIBANO - ARABIA SAUDITA

    Il card. Raï conferma la storica visita a Riyadh. Incontrerà Hariri



    Ai vertici sauditi vuole ricordare che il Libano “non può sostenere le guerre di altri” sul proprio territorio. Arabia Saudita, Emirati e Kuwait allertano i concittadini a lasciare il Paese dei cedri “il prima possibile”. 

     

    Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Il patriarca maronita Bechara Raï ha deciso - per il momento - di non posticipare il primo, storico viaggio di un leader cristiano in Arabia Saudita, durante il quale cercherà di incontrare il premier (dimissionario) libanese Saad Hariri, da una settimana a Riyadh. Ieri il porporato ha incontrato il capo di Stato Michel Aoun nel palazzo presidenziale a Baabda; fonti ufficiali, dietro anonimato, riferiscono che “la visita di Raï in Arabia Saudita resta in programma” e il cardinale proverà a vedere Hariri “per chiedergli della situazione”. 

    Secondo le fonti il patriarca maronita riferirà all’Arabia Saudita che “il Libano non può sostenere le guerre di altri sul proprio territorio o il conflitto fra Iran e Arabia Saudita”. Fra gli altri temi il dialogo interreligioso, la condanna del terrorismo e dell’estremismo, la situazione dei libanesi che lavorano nel Paese, 300mila circa secondo dati ministeriali. 

    Ieri, al termine del faccia a faccia con Aoun, il card. Raï ha lasciato il palazzo senza fare alcun commento. Secondo la National News Agency i colloqui si sono incentrati “sull’attuale situazione e gli ultimi sviluppi”; il presidente ha rilanciato il compito di preservare “l’unità nazionale” e di salvaguardare il Libano “dai conflitti regionali”: 

    La missione lampo a Riyadh in programma il 13 novembre,  dovrebbe durare un solo giorno e assume sempre più i contorni di una missione politica, piuttosto che religiosa. Nel contesto della visita il porporato leggerà ai vertici sauditi un messaggio del presidente libanese, per poi ripartire alla volta del Vaticano, dove resterà per una settimana e incontrerà papa Francesco.  

    Intanto secondo alcune fonti bene informate il patriarca maronita avrebbe ottenuto dai sauditi il permesso “in linea di massima” di incontrare Hariri. Il viaggio a Riyadh era stato annunciato nei giorni precedenti le improvvise dimissioni del premier nel contesto di un viaggio in Arabia Saudita, dove si trova ancora oggi in attesa di un suo ritorno in Libano. I vertici sauditi negano che egli si trovi in stato di arresto; tuttavia, nel regno wahhabita si respira un clima di forte tensione e il futuro dell’ex premier libanese appare incerto.

    Dalla repressione interna contro (possibili) oppositori lanciata dal principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs) e culminata nell’ondata di arresti dei giorni scorsi al confronto totale con l’Iran, Mbs ha impresso una escalation alla politica aggressiva che ne caratterizza il mandato. Di recente la lunga mano saudita ha raggiunto anche Beirut - considerato ostile per i (presunti) attacchi del movimento filo-sciita libanese Hezbollah - e ha provocato le dimissioni di Saad Hariri.

    Intanto si allunga la lista dei Paesi che allertano i propri concittadini, invitandoli a lasciare “il prima possibile” il Libano o evitare viaggi per turismo o affari nel Paese dei cedri. Dopo l’Arabia Saudita, anche il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno lanciato l’allarme a conferma della situazione di crescente tensione nella regione.

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