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  • » 07/11/2017, 12.15

    ARABIA SAUDITA

    La notte dei diavoli della paura: la guerra nella famiglia reale saudita

    Pierre Balanian

    Mohammed bin Salman vuole tutto il potere e per conquistarlo usa la lotta contro tutto e contro tutti. Alle guerre esterne - Siria, Yemen, Iran, Qatar, Hezbollah - si sono aggiunte le guerre interne ai Saud. Arresti eccellenti di 11 principi, 38  ministri  e uomini di affari  per corruzione: tutti alleati del defunto re Abdallah o rivali al trono. Fra gli alleati di Mohammed bin Salman: Donald Trump e Israele.

    Riyadh (AsiaNews) – La “Monarchia del Silenzio” - come veniva chiamata una volta l’Arabia Saudita - alza sempre più la voce e con  l’avvicinarsi al trono della generazione dei nipoti, la sua è una voce di guerra: Siria, Yemen, minacce contro il Qatar, l’Iran e l’Hezbollah libanese. Da quattro giorni, si scopre poi che c’è anche una guerra interna fra gli Al Saud.

    “La notte dei diavoli della paura”: cosi viene definita la raffica di arresti di 11 principi, 38  ministri  e uomini di affari  per corruzione, da parte dell’Organo supremo per la  lotta alla corruzione, creato dal re Salman solo due ore prima degli arresti. L‘Organo è presieduto dall’erede al trono Mohammad Bin Salman (Mbs). Gli arresti hanno toccato soprattutto i rivali politici di Mbs e anche più ricchi di lui, con congelamenti immediati e sequestro dei conti bancari ancora prima di qualunque udienza giudiziaria. I fermi hanno anche coinvolto persone vicine al defunto sovrano e personaggi-chiave della stampa saudita e panaraba. Fra questi: il principe Al Walid Ben Talal, proprietario della rete televisiva  Rotana; lo sceicco Walid Al Ibrahim, proprietario della rete MBC; Saleh Kamel, proprietario della rete televisiva ART. A quanto pare, l’erede al trono elimina qualsiasi voce minimalmente  contraria e concentra tutto il potere mediatico nelle sue mani soprattutto col controllo della tv panaraba Al Arabiya.

    Dopo il potere ricevuto dal padre, che lo ha nominato erede al trono, Mbs si prende ora il potere della stampa, e con la campagna anti-corruzione, l’arresto dei principali investitori ed il congelamento dei loro capitali, diviene pure il padrone incontrastato del potere economico. Secondo Saleh Al Zahrani, uno scrittore saudita, il “re Salman ha dato inizio alla primavera araba saudita contro la corruzione nel Paese”. Ma queste  parole convincono poco l’opinione pubblica interna ed internazionale.

    Fra gli arrestati vi sono altri nomi illustri: il principe Fahd, ex vice ministro della Difesa; il principe Trki ex principe della Regione di Riyadh; Khaled El Tweijri, ex capo della Cancelleria reale; Adel Fakih ministro della Pianificazione; Ibrahim Assaf, ex ministro delle Finanze; Abdallah Al Sultan, capo delle Forze navali; Bakr Bin Laden proprietario delle industrie Bin Laden; Mohammad Al Tobeishi ex capo del protocollo reale nella Cancelleria reale; il principe Trki ben Nasser, ex responsabile generale dell’ambiente, e tanti altri non ancora rivelati.

     Uno dei rivali più insidiosi arrestato ia notte del 4 ottobre scorso è  il principe Meteb ben Abdallah ben Abdelaziz, terzo figlio del defunto re Abdallah,  capo della Guardia nazionale. Costui poteva in qualche modo ostacolare la salita al trono di MbS, sostenendo un altro possibile rivale: lo zio paterno . Secondo fonti degne di fiducia il principe Ahmad Bin Abdelaziz, fratello dell’attuale re Salman, è da quattro giorni agli arresti domiciliari  per ordine dell’erede al trono.

    Per ascendere al trono, Mbs aveva bisogno di due consensi: quello della famiglia reale e quello dei Wahabiti, i due polmoni del regno saudita. L’allontanamento dai Wahabiti - fatto con dolcezza, nominando un’ambasciatrice donna, permettendo la guida alle donne, ecc.. - e l’arresto degli oppositori all’interno della famiglia reale dimostrano che il futuro giovane re ha scelto di imporsi ad ogni costo, contro tutto e contro tutti. La stampa ancora libera si chiede su chi fa leva se perde l’appoggio familiare e quello religioso; quale sia la forza che lo rende cosi sicuro nell’agire in questo modo rivoluzionario.

    Scavando nei motivi degli arresti, si nota che il fermo del principe Al Walid ben Talal, cugino dell’erede al trono,  la cui fortuna è calcolata a circa 18 miliardi di dollari, è dovuta anche all’appoggio di Al Walid verso  Mohammad Ben Nayef ben Abdelaziz Al Saud, ex erede al trono, vice presidente del Consiglio dei ministri ed ex ministro dell’interno, allontanato dal potere e messo agli arresti domiciliari.

    Al Walid Ben Talal aveva chiesto pubblicamente a Mbs di liberare il loro cugino Mohammad Ben Nayef. Inoltre, egli si è rifiutato di finanziare ed investire in Neom, la futura città che il nuovo erede al trono vuole edificare. L’11 dicembre 2015 il milliardario si era anche inimicato Donlad Trump, dichiarandosi contrario alla sua candidatura, e definendolo un’ “onta per gli Stati Uniti”. Trump gli aveva risposto dicendo: “Quello stupido non potrà controllarmi”. La guerra fra i due è proseguita anche nel 2016 quando Trump ha accusato il principe Al Walid di essere uno dei proprietari di Fox News.

    Fra gli arrestati illustri, sequestrati in alberghi a cinque stelle, figura anche Saud Dweish,  presidente della società saudita di telecomunicazioni, la più grande fornitrice di telefonia mobile e di internet nel Regno.

    Due giorni fa, è accaduto un “incidente” nel sud ovest del regno: l’elicottero che portava a bordo il principe Mansur ben Mokren ben Abdelaziz e alcuni responsabili del principato di Azir, è caduto in modo msterioso. Si mormora che essi cercavano di fuggire dal Paese.

    Ormai è in corso una vera e propria epurazione degli oppositori: a due capi delle tribù di Mityar e di Otaibeh, fedeli al defunto sovrano Abdallah, è stato ordinato il divieto di expatrio.

    Grazia Bitar, giornalista della tv libanese, ha paragonato Mbs a Nerone, pronto a far bruciare l’Arabia Saudita con lotte interne, guerra contro L’Iran e disordini in Libano. Intanto da Trump arrivano via Twitter le benedizioni per il re e l’erede al trono, che “sanno bene quel che fanno”.

    Il decimo canale televisivo in Israele ha rivelato ieri che il ministero degli esteri israeliano ha ordinato alle ambasciate israeliane di appoggiare l’Arabia Saudita e focalizzarsi sulla vicenda delle dimissioni del premier libanese Saad Hariri per fare pressioni contro Hezbollah.  Guerre disastrose e senza risultati: da tre anni in Yemen, in Bahrein, in Siria; minacce di guerra dirette al Qatar, al Libano, all’Iran. Tutte queste guerre servono a distrarre l’attenzione dalla vera guerra interna per il trono, oppure - come dice la giornalista libanese - c’è una volontà per incendiare tutto?

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