08/11/2017, 10.18
A. SAUDITA - IRAN
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Mohammed bin Salman lancia la ‘guerra totale’ all’Iran

Secondo il principe ereditario saudita, Teheran avrebbe fornito i missili usati dagli Houthi per attaccare l’aeroporto di Riyadh.  “Aggressione diretta” equiparabile a un “atto di guerra”. La Repubblica islamica smentisce le accuse e condanna le “azioni provocatorie” dei sauditi. A rischio la stabilità del Libano, nuovo fronte della guerra per procura. 

 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Rifornendo di armi i ribelli Houthi in Yemen, l’Iran ha compiuto un atto di “aggressione militare diretta” contro l’Arabia Saudita. È quanto ha affermato ieri il principe ereditario saudita - e numero due del regno - Mohammed bin Salman (Mbs), commentando li recente abbattimento di un missile nei pressi dell’aeroporto internazionale di Riyadh. Durante un colloquio telefonico con il ministro britannico degli Esteri Boris Johnson, Mbs ha affermato che “può essere considerato un atto di guerra”. 

Secondo alcuni media vicini agli Houthi, il 6 novembre i ribelli sciiti avrebbero lanciato un vettore balistico Burkan H2 con l’intenzione di colpire l’aeroporto internazionale re Khaled a Riyadh, distante 850 km dal confine con lo Yemen. Il sistema difensivo saudita ha intercettato e abbattuto il missile in volo, ma alcuni frammenti sono precipitati nell’area dello scalo. 

Immediata la replica dell’Iran, che nega con forza ogni coinvolgimento. Il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif giudica “pericolose” le parole usate da Mbs. Egli condanna inoltre quelle che definisce “azioni provocatorie” da parte dei sauditi e ribadisce che l’attacco all’aeroporto di Riyadh è una “azione indipendente” portata dagli Houthi in risposta a una “aggressione” da parte della coalizione araba a guida saudita. 

Dalla repressione interna contro (possibili) oppositori culminata nell’ondata di arresti dei giorni scorsi, al confronto totale con l’Iran nella regione mediorientale, il principe ereditario saudita ha impresso una escalation alla politica aggressiva che ne caratterizza il mandato. Di recente la lunga mano di Mbs ha raggiunto anche Beirut - considerato ostile per i (presunti) attacchi sferrati dal movimento sciita libanese Hezbollah - provocando le dimissioni del premier Saad Hariri. 

Egli ricopre anche la carica di ministro della Difesa ed è il principale promotore e artefice dell’intervento saudita in Yemen. Dal marzo 2015 la nazione araba è devastata da una guerra sanguinosa che ha provocato quasi 9mila vittime di cui il 60% civili, una crisi alimentare gravissima, analfabetismo infantile e la peggiore epidemia di colera al mondo.

In risposta all’attacco partito dallo Yemen, la leadership saudita ha deciso di chiudere le frontiere via terra, mare e aerea, inasprendo ancor più il blocco. Riyadh afferma che gli aiuti continuano a passare, pur fra rigide procedure; tesi smentita dalle Nazioni Unite, secondo cui tutti i voli umanitari sono bloccati, con conseguenze gravissime per la popolazione civile. 

In queste ore il Pentagono ha rilanciato le parole di Mbs, che avrebbero “mostrato” il ruolo dell’Iran nello Yemen e la fornitura di sistemi aerei missilistici di Teheran ai ribelli sciiti Houthi. Lo stesso presidente americano Donald Trump ha sostenuto con forza l’azione del principe ereditario, tanto in politica estera quanto nella gestione degli affari interni.

Tanto per Washington quanto per Riyadh, l’obiettivo primario resta quello di contrastare l’influenza della Repubblica islamica nella regione. Da qui la decisione di condurre guerre per procura in Siria, nello Yemen e nel Libano. Quest’ultimo fronte, aperto con le dimissioni del premier Hariri, potrebbe far saltare il fragile equilibrio  del Paese e innescare un conflitto su larga scala con il coinvolgimento di Hezbollah e Israele. Analisti ed esperti paragonano la contrapposizione fra Riyadh (sunnita) e Teheran (sciita) alla “Guerra fredda” che ha visto opposti Unione Sovietica e Stati Uniti. Tuttavia, per ora giudicano “poco probabile” un conflitto aperto fra le due nazioni leader del mondo musulmano, che avrebbe conseguenze drammatiche non solo in Medio oriente.

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