12/01/2012, 00.00
VIETNAM
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Il cardinale Van Thuan continua a insegnare ai vietnamiti “La via della speranza”

di J. B. Vu
Procedono i lavori per la causa di beatificazione del porporato. Una delegazione del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, che è già stata in Francia, Germania, Stati Uniti e Australia, sarà in Vietnam dal 23 marzo al 9 aprile di quest’anno per ascoltare testimonianze.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Procedono i lavori per la causa di beatificazione del cardinale Francis Xavier Nguyễn Văn Thuận: una delegazione del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, che è già stata in Francia, Germania, Stati Uniti e Australia, sarà in Vietnam dal 23 marzo al 9 aprile di quest’anno per ascoltare testimonianze sul cardinale.

Francis Xavier Nguyen Van Thuan era nato il 17 aprile 1928 a Hue, nella parrocchia di Phu Cam. Entrato negli anni seguenti nel seminario minore di An Ninh, seguì poi gli studi in filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1953, dal vescovo Urrutia.

Dal 1964 al 1967 era stato vicario generale dell’arcidiocesi di Hue. Il 13 aprile 1967 Paolo VI lo nominò vescovo di Nha Trang. In tale compito non risparmiò sforzi per lo sviluppo della diocesi, puntando in modo particolare sulla formazione. Gli studenti del seminario salirono da 42 a 147 e quelli dei minori da 200 a 500, creò movimenti laicali e gruppi giovanili, costruì scuole e promosse consigli pastorali.

Ebbe numerosi incarichi dall’episcopato vietnamita, compresa la presidenza dei comitati Giustizia e pace e Comunicazioni sociali, fu tra i fondatori di “Radio Veritas”. Nominato consultore del Pontificio consiglio per i laici (1971-1975) in tale veste conobbe l’allora arcivescovo di Cracovia, il futuro Giovanni Paolo II, del quale apprese le esperienze pastorali durante il periodo più difficile del regime comunista. Quello del suo Paese, nel 1975 lo mise in prigione, dove restò fino al 1988, senza subire alcun processo. Liberato, fu messo agli arresti domiciliari fino al 1991, quando fu costretto a lasciare il suo Paese. Giovanni Paolo II lo accolse nella Curia romana e nel 1998 lo nominò presidente del pontificio Consiglio per la giustizia e la pace. E’ morto il 16 settembre 2002, dopo una lunga malattia.

Testimonianze di alcuni cattolici, tornati in patria per il capodanno lunare, sono state raccolte anche da AsiaNews.

Joseph, ora cittadino americano, era un poliziotto nel Vietnam del sud: “Io - racconta - ho incontrato due volte il cardinale, in occasione delle conferenze che ha tenuto a Anaheim City, alle quali parteciparono 10mila persone. In molti accorrevano quando, durante le visite negli Stati Uniti, celebrava messa per i cattolici vietnamiti. Ci piacevano la sua letizia e il suo spirito e il suo sorridere liberamente. Sebbene avesse passato 13 anni nelle prigioni comuniste, era sempre una persona aperta, che viveva di fede e carità e che amava le persone e la nazione”.

“Io - continua il racconto – sono stato tenuto in carcere dai comunisti per sette anni. Così gli ero vicino e lo stimavo. Era vivo per la sua fede. Quando sei in prigione, hai davvero fame: ogni giorno avevo solo un cucchiaio di riso salato e niente acqua. E’ davvero duro e tu senti come se una spazzola di ferro ti passasse sulla lingua”. “Soffrivamo per la fame e nello spirito, perché i prigionieri cattolici erano sempre discriminati. Ma in quel periodo, il cardinale Francis Xavier ha sempre celebrato la messa, con tre gocce di vino tenute sul palmo della mano. In tanti hanno sentito del cardinale che diceva messa in carcere e che ha sempre conservato la fede, per questo c’è la convinzione che è già un santo”.

“Paralva con noi da cuore a cuore e ogni volta che abbiamo ascoltato le sue preghiere, abbiamo imparato cos’è la bontà. Nel 2000, ai giovani cattolici vietnamiti e ai loro genitori diceva: ‘dovete mostrare che siete vietnamiti. Noi siamo vietnamiti e dobbiamo sentirci responsabili per il nostro Paese. Noi abbiamo dignità, per questo dobbiamo essere buoni cattolici. Siamo orgogliosi del Vietnam e dei giovani cattolici. I cattolici non debbono solo andare in chiesa e alle grandi riunioni per Maria, nostra madre, ma debbono vivere seguendo gli insegnamenti della Bibbia. Viviamo nel 21mo secolo, dobbiamo imparare la moralità e il catechismo. Dio guarisce le nostre ferite e noi dobbiamo aiutare le altre persone a liberarsi del dolore e dei mali. Noi abbiamo la nostra dignità e ne abbiamo coscienza. Noi siamo fieri dei cattolici vietnamiti e della nostra nazione”.

Il cardinale si recò anche alla parrocchia Tam Biên. Costruita dopo il 1975, è la chiesa dei cattolici vietnamiti rifugiati. Responsabile dei circa mille parrocchiani è padre Trần Quốc Tuấn. Tutti dicono di “amare la religione del cardinale Francis Xavier. Aveva molta considerazione per i giovani e da responsabile di Giustizia e pace ha istillato nella nostra vita il significato della giustizia e della pace. Ha testimoniato la sua fede in prigione, ma anche in una vita dedita alla carità ed esemplare per moralità. E non ha mai mostrato odio o desiderio di vendetta verso il regime comunista”.

Nell’attuale realtà del Vietnam, anche numerosi cattolici sono attratti dal consumismo e hanno perso la gioia della vita familiare. Ma molti dopo aver letto il libro “"The Road of Hope", la Via della speranza, tornano alle loro famiglie, ai loro figli, a Dio e alla Chiesa. Il libro è una scuola di vita.

In molti ricordano quando racconta: “Venivo da un campo di rieducazione e vivevo in prigione. Non volevo lamentarmi o lanciare accuse per la mia condizione, ma guardare al futuro e vivere positivamente”. “Era il mio punto di svolta. Non soffrivo fisicamente, ma ero preoccupato per la fede e la speranza. Ho cercato di completare il mio libro nella prigione di NhaTrang. Ero preoccupato che mi sarebbe stato difficile scrivere quando mi avessere spostato in un altro posto. Il 18 marzo 1975, giorno precedente la festa di san Giuseppe, fui spostato al Phú Khánh Camp, a Nha Trang. Giorno e notte udivo le campane della chiesa di Nha Trang. Era stata la mia diocesi per otto anni e amavo davvero molto tutti i miei fedeli. Da vescovo avevo formato leader delle associazioni cattoliche, accresciuto il numero dei seminaristi dei seminari minori e maggiore, organizzato gruppi di giovani e di laici, istituito scuole e promosso i consigli pastorali… Ero preoccupato e mi chiesi: Dio non permette che io lavori per Lui?. Ma una notte c’era una voce:’non devi pensare così. Tu devi conoscere Dio e lavorare per Dio. Tutte le tue opere sono buone, ma devi osservare che ‘quando Dio vuole che tu lasci quel lavoro fatto per Lui, tu devi continuare a credere in Dio e lasciare quel lavoro. Dio può tutto. Dio vuole affidare quel lavoro a un’altra persona, che lo farà meglio di te. E tu devi scegliere Dio, cercare le sante idee di Dio. Devi scegliere Dio, ma non scegliere i lavori per Lui. Tutto quello che hai lasciato lo fanno per te i fedeli’”.

Il libro The Road of Hope è conosciuto da molte persone che vivono in patria o all’estero. Attraverso quest’opera, il cardinale Francis Xavier ci insegna che dobbiamo amare i nostri concittadini, avere il cuore aperto, invitare all’amore e alla compassione tutte le persone e le altre religioni. Dobbiamo fare cose buone per il nostro Paese e per la Chiesa.
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