01/06/2011, 00.00
CINA
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Il dramma della siccità, a rischio il lavoro di milioni di contadini

La peggior siccità da 50 anni nel fiume Yangtze mette a rischio il raccolto di riso di intere regioni. Milioni di agricoltori potrebbero dover andare a lavorare come migranti. Il ministro dell’Agricoltura manifesta ottimismo per il futuro, ma intanto aumentano le importazioni di cereali.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La prolungata siccità nel basso e medio corso del fiume Yangtze, la peggiore da 50 anni, mette a rischio il raccolto estivo di cereali della zona, principale fonte di riso per la Cina. Se non pioverà presto, milioni di agricoltori possono essere costretti a cercare lavoro in città come migranti.

In Hubei, Hunan, Jiangxi, Anhui e Jiangsu la siccità ha colpito circa 3 milioni di ettari di coltivazioni. Circa 3,3 milioni di persone e 950mila capi di bestiame mancano d’acqua.

La portata d’acqua dei laghi Poyang nello Jiangxi e Dongting nell’Hunan, tra i maggiori del Paese, è al minimo storico, con gran danno per le fertili regioni circostanti.

Hu Zhaoqi, villaggio Paishan nella contea di Huarong, tra le zone più colpite dalla siccità del lago Dongting, spiega al South China Morning Post che coltiva 8.600 metri quadri di campi di riso e ne ricava circa 20mila yuan l’anno. Ma la siccità ha ucciso 5.300 metri quadri di piante di riso precoce e il restante terreno è troppo secco per la semina. Tutto il villaggio, 1.300 contadini, è nella stessa situazione.

La mancanza d’acqua, oltre a distruggere i raccolti di riso di luglio, rischia di colpire anche quelli autunnali, che nella zona sono piantati subito dopo il raccolto estivo. L’unica speranza è che finalmente piova.

Il governo della contea di Huarong dice che da novembre a oggi le piogge sono state inferiori del 65% alla media e che 140mila contadini hanno difficoltà ad approvvigionarsi d’acqua potabile. Il livello del lago Dongting è meno di un terzo del normale. Il fiume Huayi, suo maggior immissario, è pure al di sotto del livello minimo di sicurezza e, se la situazione non migliora, tra pochi giorni nemmeno sarà possibile attingere l’acqua potabile e per irrigazione. Stessa situazione per il lago Poyang, maggiore del Paese: raccolti rovinati, bestiame assetato, i ricchi banchi di pesci della zona al limite della resistenza.

Le province di Hunan e Jiangxi hanno oltre 13mila chilometri quadrati di coltivazioni di riso, che costituiscono circa il 47% del totale nazionale. La forte siccità sta anche causando forti aumenti del prezzo del riso, alimento cardine per la tavola cinese. Da fine maggio la Diga delle Tre Gole sta restituendo allo Yangtze miliardi di metri cubi d’acqua. Molti sospettano che proprio quest’opera ciclopica sia tra la cause della grave siccità, per la sua alterazione dell’ambiente.

Centinaia di migliaia di famiglie nella zona traggono dalla sola agricoltura il loro reddito, per cui temono che una pessima annata li costringa a dover andare a lavorare in città come migranti.

Il Centro Nazionale di Meteorologia è però ottimista e ha scritto sul sito web che dal 3 giugno ci saranno forti piogge, almeno fino al 7 giugno.

Nella Cina del boom economico, mentre milioni di contadini guardano il cielo aspettando le nuvole, il ministro dell’Agricoltura Han Changfu indica sul suo sito web previsioni ottimiste: aumenti nei raccolti invernali di cereali per i prossimi 8 anni, grazie a un aumento delle piantagioni e della produttività, specie nelle province sudoccidentali, e adozione di future misure contro la siccità.

Ma gli esperti sono scettici, si chiedono quale corrispondenza ci sia tra le previsioni teoriche del governo e i dati reali e osservano che le 5 province sudoccidentali, secondo dati ufficiali dell’aprile 2010 quando subirono a loro volta una forte siccità, hanno contribuito per circa il 5% al raccolto nazionale. Il governo indica che la produzione nazionale di grano è in crescita dal 2004, ma analisti osservano che dal 2007 il Paese è stato colpito da frequenti inondazioni, siccità e inverni molto freddi. E osservano che le importazioni di grano, riso e granturco sono in continuo aumento, nel 2010 le importazioni di grano sono salite del 36%. 

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