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» 23/06/2005
Libano
Il generale Michel Aoun e il futuro del Libano
di Youssef Hourany

Beirut (AsiaNews) – Michel Aoun, il generale che la Siria ha voluto esule per quasi 15 anni, è risultato uno dei vincitori alle elezioni parlamentari in Libano. Ieri egli si è incontrato con il patriarca maronita Nasrallah Sfeir a Bkerke.

All'uscita dalla sua visita con il card. Sfeir, Aoun ha detto ad AsiaNews che egli ha deciso di far collaborare tutto il suo gruppo di 14 parlamentari per la stesura di una nuova legge elettorale, capace di dare ad ogni cittadino "i suoi diritti alla libertà e alla democrazia".

La legge elettorale del 2000, voluta dai siriani, era ritagliata in modo tale da favorire le personalità e i gruppi più vicini alla Siria, penalizzando soprattutto le zone cristiane di Beirut est. Nonostante ciò, la maggioranza al parlamento, con 72 seggi, è stata conquistata dal gruppo del Bristol (Saad Hariir, Joumblatt, Kornet Chehwane, Forze Libanesi).

La vittoria è però minore del previsto: Saad Hariri aveva predetto la vittoria di almeno 90 seggi al parlamento, cioè i due terzi, utili per cambiare la costituzione senza bisogno di alcun appoggio esterno. Il minore impatto della vittoria di Hariri è dovuta proprio alla presenza di Aoun e alla sua vittoria nella zona del Monte Libano e di Zahle.

Faten Nader, presidente per l'organizzazione dello sviluppo sociale e la promozione della pace, fa notare ad AsiaNews: "Certo si sapeva che Aoun [ritornato in Libano solo pochi giorni prima delle elezioni – ndr] è popolare fra i cristiani e anche fra i musulmani, ma non al punto da far vincere tutti i suoi delegati nel Kesrouan, nel Metn e a Zahle. Ad ogni modo, grazie  a lui, i cristiani si sono sentiti più impegnati a scendere in campo. Ora egli è consacrato come il rappresentante di una buona parte dei cristiani".

Ambienti vicini a Michel Aoun affermano che l'ex generale ha già stilato una lista dei problemi più urgenti da affrontare: l'applicazione della Convenzione Onu 1559, sul ritiro totale siriano, il disarmo degli Hezbollah e dei campi palestinesi. Ma questi problemi sono anche i più concenti, che rischiano di polarizzare gli animi e rendere difficile la vita del nuovo parlamento.

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