01/10/2010, 00.00
MYANMAR
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Il generalissimo Than Shwe deciderà “se e quando” sarà libera Aung San Suu Kyi

Fonti ufficiali birmane: sarà il leader della dittatura a pronunciare l’ultima parola sulla liberazione. Il rilascio potrebbe avvenire il 13 novembre, all’indomani delle elezioni “farsa” indette dalla giunta. Win Tin: appena libera, la “Signora” girerà il Paese per riprendere la lotta per la democrazia.

Yangoon (AsiaNews) – Solo il generalissimo Than Shwe, capo della giunta militare in Myanmar, deciderà “se e quando” Aung San Suu Kyi sarà liberata e ne conosce “con esattezza” il giorno. È quanto afferma il quotidiano dissidente The Irrawaddy, che riporta le dichiarazioni di due funzionari del governo birmano. Intanto uno dei più stretti collaboratori della Nobel per la pace anticipa l’intenzione della leader dell’opposizione di “compiere un tour per il Paese” all’indomani del rilascio, per riprendere la lotta politica a favore della democrazia.

Aung San Suu Kyi ha trascorso 15 degli ultimi 21 anni agli arresti, in prigione o ai domiciliari. I termini dell’ultima condanna – giunta  ad agosto del 2009 per aver ospitato un cittadino americano che si era introdotto nella sua abitazione – scadranno il 13 novembre prossimo, pochi giorni dopo le elezioni generali fissate dalla giunta per il 7 dello stesso mese. Le imputazioni sono sembrate un pretesto per escluderla dal voto e permettere alla dittatura militare di assicurarsi una solida maggioranza parlamentare, in quelle che oppositori, analisti e governi occidentali bollano come “elezioni farsa”.

Il possibile rilascio della Nobel per la pace è un ramoscello d’ulivo offerto dal regime alla comunità internazionale. Tuttavia, la questione resta una materia di sicurezza nazionale e ogni decisione spetta al generalissimo Than Shwe. Due funzionari del governo, in condizioni di anonimato, spiegano a The Irrawaddy che “si può assumere verrà liberata il 13 novembre”, ma non è possibile affermarlo “con certezza” perché “solo il capo della giunta sa se e quando il rilascio potrà avvenire”. 

Intanto Win Tin, uno dei leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) – il partito guidato da Aung San Suu Kyi e sciolto in vista delle elezioni di novembre – anticipa che “dopo la liberazione [Aung San Suu Kyi] girerà il Paese per incontrare i suoi sostenitori”. Egli aggiunge che la donna ignora il rischio di possibili attentati, come avvenuto a Depayin. Il 30 maggio 2003 nella località compresa nella divisione di Sagaing è avvenuto un massacro di attivisti e simpatizzanti, orchestrato dalla dittatura militare. La leader dell’opposizione è riuscita a malapena a fuggire, ma nell’attacco sono morte oltre 100 persone.  

“Il risveglio politico – aggiunge Win Tin – sarà di nuovo reso pubblico, non appena Suu Kyi verrà liberata”. Anche durante il periodo agli arresti domiciliari la “Signora” – come viene soprannominata in Myanmar – “ha diffuso lettere all’esterno della sua abitazione e ci ha inviato messaggi dal contenuto politico”. Egli non esclude “restrizioni” alla libertà di movimento della Nobel per la pace, ma la Nld “si sta preparando per svolgere attività di massa” nel periodo post-elettorale. 

Il Myanmar è retto da una dittatura militare al potere dal 1962. Nel 1990 si sono svolte libere elezioni vinte a larga maggioranza – più del 75% dei consensi – dal partito di opposizione e mai riconosciute dalla giunta. Ad oggi vi sono più di 2100 prigionieri politici rinchiusi nelle carceri della ex-Birmania, fra i quali la figlia di Aung San, l’eroe nazionale che ha guidato all’indipendenza il Paese.

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