23/08/2006, 00.00
INDIA
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Il governo dello Jharkhand vuole deportare con la forza un milione di tribali

di Prakash Dubey

L'esercito vuole utilizzare le loro terre per esercitazioni militari. La Chiesa difende i tribali e fnora è riuscita a prevenire proteste violente.

Daltenganj (AsiaNews) – Volontari cattolici partecipano alla protesta dei tribali, iniziata ieri, contro la decisione dell'esercito indiano di svolgere esercitazioni militari su un'ampia zona di foresta che i tribali abitano da sempre. Per queste manovre occorre trasferire oltre 1 milione di residenti tribali, che hanno promesso di "impedirlo o morire", per non essere privati del loro naturale modo di vita ma anche delle radici storiche e culturali.

Il gesuita padre Shabri Muthu, convinto sostenitore dei diritti inalienabili dei tribali sul terreno che abitano da sempre, spiega ad AsiaNews che di recente il governo ha destinato all'esercito indiano circa altri 3.500 kmq. di terreno (in aggiunta ai 1.471 kmq. già assegnati dal 1994) nello Stato di Jharkhand, soprattutto foresta, per le esercitazioni militari previste ad agosto.

La precedente assegnazione di 1.471 kmq. già prevedeva il trasferimento forzato di circa 300 mila residenti tribali. La loro forte resistenza, nonostante le pressioni e le minacce compiute da esercito e pubblica amministrazione, ha fatto sospendere per oltre un decennio le progettate manovre militari.

"Ma l'assegnazione di altra terra – dice padre Muthu – con chiarezza significa che l'esercito vuole compiere le esercitazioni. Perciò vogliono cacciare oltre 1 milione di tribali dalla foresta dove abitano da millenni. Le case ancestrali nella foresta sono molto importanti per i tribali, i quali credono che i loro antenati ancora abitino lì con loro. Per questo non possono accettare di lasciare la loro terra. Ma ho paura che l'esercito possa usare la forza per sloggiare chi resiste e ci sono forti possibilità che si giunga a uno spargimento di sangue".

Padre Cyprian Kullu, direttore per le comunicazioni della diocesi di Gumla – dove, insieme alla diocesi di Daltenganj, si trova il terreno assegnato all'esercito – dice ad AsiaNews che i tribali minacciati hanno iniziato il 22 agosto una protesta senza limiti di tempo per opporsi a ogni costo alla spoliazione della loro terra ancestrale. "I manifestanti – spiega – hanno bloccato tutte le principali strade della zona e hanno fatto un intero giorno di protesta davanti agli uffici del governo. Hanno in programma riunioni di protesta nelle zone dove sono previste le esercitazioni. Vogliono impedirvi l'entrata dei veicoli militari, a qualsiasi costo".

La Chiesa – prosegue padre Kullu – sostiene i tribali in questa lotta per il diritto alle case e al terreno degli avi, "ma è chiaro che desideriamo e ripetiamo che la protesta deve essere pacifica e non violenta". "Ci siamo rivolti a leader politici e alle autorità governative per far sospendere le previste manovre militari. Finora la Chiesa è riuscita a mantenere un clima pacifico nelle proteste. Anche il governo ha evitato che la crisi precipiti, non dando esecuzione alle richieste dell'esercito. Ma ora siamo sull'orlo del precipizio: governo ed esercito sembrano decisi a realizzare le loro decisioni e i tribali hanno proclamato che proseguiranno le proteste fino a ottenere quanto voluto, o a morire. Preghiamo che la crisi sia evitata".

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