19/03/2015, 00.00
VIETNAM - VATICANO - CINA
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Il "modello vietnamita", pratica pericolosa che non risolve i veri problemi della Chiesa

di J. B. An Dang
Le nomine episcopali in Vietnam arrivano dopo un processo farraginoso e spesso non rispettato. Il governo continua a depredare i cattolici delle proprietà immobiliari e dei terreni. Le politiche religiose centrali non sono cambiate, e la repressione è ancora forte nelle aree rurali del Paese. "Ingenuo" proporre questo stile per la Cina.

Hanoi (AsiaNews) - Il "modello vietnamita" per le nomine episcopali è farraginoso, spesso non rispettato e che non ferma il governo dal depredare la Chiesa delle sue proprietà. Fino a che non cambieranno le politiche religiose repressive tuttora in atto, non si può pensare che i cattolici siano davvero liberi. Per questo, proporre il Vietnam come esempio alla Cina, per futuri rapporti diplomatici fra Pechino e il Vaticano è "veramente ingenuo". Riportiamo di seguito l'analisi di un cattolico vietnamita sulla reale situazione della Chiesa nel suo Paese.

Il Vietnam ha adottato l'economia di mercato sin dai primi anni Novanta del secolo scorso. Da quel momento, i membri del Partito hanno ricevuto il permesso di acquistare proprietà di lusso, gestire affari privati e rimpinguare ricchi conti correnti bancari pieni di dollari. Un modo per divenire ricco è derubare la Chiesa delle proprietà che le sono state già sequestrate, oppure fare in modo di confiscarne altre. Questa strategia ha causato un conflitto diretto con la Chiesa e ha provocato diversi danni ai cattolici vietnamiti, sotto molti punti di vista.

Oltre alla perdita di importanti proprietà terriere o immobiliari, questo modo di fare ha creato grandi divisioni fra i cattolici riguardo la reazione della gerarchia ecclesiastica. Da una parte abbiamo avuto sacerdoti che, in maniera anche aggressiva, hanno espresso il loro sostegno al governo. Sono coloro che lavorano in modo attivo nelle Commissioni cattoliche di solidarietà.

Dall'altra parte vi sono stati vescovi - come quello di Hanoi, mons. Joseph Ngo Quang Kiet; mons. Michael Hoang Duc Oanh di Kontum; il defunto mons. Thomas Nguyen Van Tan di Vinh Long e mons. Paul Nguyen Thai Hop di Vinh - e alcuni sacerdoti (come i Redentoristi e il clero di Vinh) che hanno cercato di resistere. Nonostante i loro coraggiosi sforzi, questi ultimi non sono riusciti a salvare le proprietà della Chiesa. Tuttavia, sono stati in grado quanto meno di salvare la faccia del clero cattolico e in qualche modo ispirare la resistenza della popolazione davanti a questi abusi.

Infine vi sono coloro che vivono in mezzo, vescovi e sacerdoti che con atteggiamento pusillanime hanno scelto di rimanere in silenzio. Questi sono stati premiati sia dal governo che dalla Santa Sede. Di certo il Vaticano avrà il suo interesse nel promuovere queste persone, scegliendo di adottare una strategia pacifica nel confronto con il governo vietnamita. Ma è altrettanto vero che la Chiesa non può portare avanti in maniera normale le proprie attività, data la grande pressione nata dal lungo conflitto con il governo.

Per questo è veramente ingenuo lodare le politiche religiose del Vietnam, arrivando a "suggerire che la Cina segua l'esempio vietnamita nelle relazioni con il Vaticano", soprattutto se consideriamo che nessuna delle proprietà della Chiesa è stata restituita ai legittimi proprietari e che la libertà religiosa è ancora molto ristretta in aree remote del Paese, come le Northern Highlands e le Central Highlands.

Molti vescovi e sacerdoti dicono oggi sono state rimosse nel silenzio diverse restrizioni al loro ministero pastorale e alle attività cattoliche. Ma le stesse persone non ritengono che questo cambiamento sia dovuto a una decisione generale, presa nell'ambito delle politiche religiose del Vietnam. Più semplicemente, i funzionari del governo sono troppo occupati con i loro investimenti, le loro azioni, le loro industrie e le loro concubine e quindi non hanno il tempo per applicare le politiche centrali.

Quando queste politiche vengono rispettate e messe in pratica, come è accaduto negli ultimi tre mesi nella diocesi di Kontum, i bulldozer tornano a spianare le chiese e il fuoco riprende a bruciarle.

Ho chiesto a un vescovo come e perché fosse stato scelto per la dignità episcopale, e mi ha risposto: "Non lo so. Il processo è abbastanza complicato, e cambia di volta in volta". Per questo non so se la politica dei tre nomi suggeriti dalla Santa Sede, fra i quali il governo sceglie e con il Papa che alla fine approva, venga applicata. Non ho indizi per dirlo. [il "modello vietnamita" per le ordinazioni episcopali si basa su una ricerca dei candidati ad opera del Vaticano, che poi presenta al governo un nome per la sua approvazione; se Hanoi l'approva, la Santa Sede nomina ufficialmente il vescovo; se il Vietnam rifiuta, il Vaticano è costretto a presentare un altro nome, e così via fino a che non si raggiunge il consenso bilaterale ndr]

Va però registrato che nella comunità cattolica vietnamita, almeno fino ad ora, si respira un'aria di cauta soddisfazione per i vescovi scelti fino a oggi. Anche perché coloro che hanno partecipato in maniera attiva alle "organizzazioni patriottiche" non sono stati nominati vescovi. 

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