20/06/2007, 00.00
GIAPPONE-USA
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Il parlamento americano riporta alla ribalta la saga delle “donne conforto”

di Pino Cazzaniga
Potrebbe avere ripercussioni politiche il voto, previsto per il 26, col quale la Camera dei rappresentanti chiederebbe al Giappone di presentare le sue scuse ufficiali per le donne costrette durante la guerra ad offrire prestazioni sessuali ai militari. Intanto è “guerra di insersioni” con gruppi sudcoreani.
Tokyo (AsiaNews) – Rischia di avere ripercussioni sui rapporti tra Giappone e Usa la decisione della Camera statunitense di mettere ai voti, il 26 giugno, alla commissione affari esteri, una mozione per chiedere al governo giapponese di accettare la responsabilità storica del fenomeno delle cosiddette “donne conforto” e chiedere chiaramente scusa.
 
L’espressione “donne conforto” è un eufemismo per indicare le decine di migliaia di donne asiatiche, specialmente coreane, che durante la seconda guerra mondiale sono state costrette a offrire prestazioni sessuali ai soldati dell’esercito imperiale giapponese.
L’iniziativa della mozione si deve al deputato democratico Mike Honda, di discendenza giapponese, che l’ha presentata alla commissione nel gennaio scorso. Il dibattito è stato dilazionato per non ostacolare la prima visita di Stato del premier giapponese Shinzo Abe, che era in programma, e si è svolta, ad aprile.
 
A dare pubblicità alla mozione hanno pensato potenti gruppi di coreani del sud residenti in America. Nel contesto di questa campagna anti-nipponica hanno pubblicato sul Washington Post un ‘inserzione pubblicitaria’ a piena pagina per dichiarare che “il Giappone non ha mai assunto piena responsabilità per questo crimine e non ha mai chiesto chiaramente scusa”.
 
Come reazione un nutrito gruppo di personalità giapponesi il 14 giugno hanno pubblicato a loro volta sul medesimo quotidiano un’inserzione a piena pagina dal titolo “I FATTI” a lettere maiuscole. In essa si legge: “Le ‘donne conforto’ che sono state integrate nell’esercito giapponese non erano, come comunemente viene riferito, delle ‘schiave sessuali’. Esse lavoravano nel contesto della prostituzione autorizzata allora comune in molte parti del mondo”. Gli autori dell’articolo pubblicitario riconoscono che “ci sono stati casi in cui è venuta meno la disciplina. Le critiche per fatti incresciosi realmente avvenuti devono essere umilmente riconosciuti”, scrivono.. “Ma scuse circa infondate calunnie non solo danno al pubblico un’errata impressione circa la realtà storica, ma possono influenzare negativamente l’amicizia tra gli Stati Uniti e il Giappone”.
 
Tra i firmatari dell’inserzioni ci sono professori, giornalisti e 42 parlamentari appartenenti sia all’area governativa che a quella dell’opposizione. Comprensibilmente i media della Corea del sud hanno reagito con acredine. La Cina, invece, sembra aver ignorato l’incidente. Pensiamo che il motivo del blando atteggiamento sia non solo la i convenienza economica, ma anche il fatto che recentemente i due governi hanno istituito una commissione congiunta di ricerca storica per risolvere nel dialogo questa come altre simili vicende.
 
Sul piano della propaganda, osservano i commentatori politici, l’ inserzione giapponese è stata un’iniziativa infelice, perché spingerà i parlamentari ancora incerti a votare in favore della mozione.
 
Poiché si tratta di un’iniziativa del massimo organo legislativo degli Stati Uniti, il governo giapponese non poteva non esprimere il suo parere. Lo ha fatto con calibrata diplomazia attraverso il segretario capo del Gabinetto, Yasuhisa Shiozaki. Ai giornalisti che l’ hanno interpellato ha chiesto “comprensione” circa la posizione del governo . E ha aggiunto: “Abe ha espresso al presidente Bush, ai parlamentari e ai giornalisti la policy del governo durante la sua visita negli Stati Uniti in aprile”. Ha anche rifiutato di esprimere commenti sulla risoluzione “perchè è materia che viene affrontata in un parlamento di un’altra nazione”.
 
In questo caso lo zelo moralistico dei politici americani lascia perplessi. Nell’attuale situazione geopolitica nell’Asia orientale ció che più importa, fatte salve giustizia e verità, è il dialogo tra Giappone, Cina e Corea del sud. Del resto proprio su questo tema.la storia ha qualcosa da ricordare agli Stati Uniti: documenti recentemente declassificati hanno rivelato che nel 1945 l’organizzazione della case di prostituzione a servizio dell’esercito giapponese sono state messe a disposizione dei soldati americani su richiesta e consenso delle autorità militari. Il sistema è stato abolito sei mesi dopo l’occupazione grazie all’intervento diretto del generale Douglas MacArthur..
 
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