21 Febbraio 2018
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est
  •    - Cina
  •    - Corea del Nord
  •    - Corea del Sud
  •    - Giappone
  •    - Hong Kong
  •    - Macao
  •    - Taiwan


  • » 28/10/2017, 12.07

    PAKISTAN – CINA

    Il porto di Gwadar sarà la ‘testa di ponte’ della nuova Via della Seta cinese



    Lo scalo fa parte del China-Pakistan Economic Corridor, uno dei progetti di punta dell’iniziativa “One Belt, One Road”. Oltre al porto, sono in fase di costruzione un aeroporto internazionale, scuole, impianti elettrici, una tangenziale. Lavoratori locali temono la concorrenza dei cinesi.

    Gwadar (AsiaNews/Agenzie) – Grazie agli ingenti finanziamenti di Pechino, entro cinque anni il porto pakistano di Gwadar, nella provincia del Balochistan, diventerà il primo scalo asiatico per le merci che transitano via mare. Da porto in disuso situato in una delle aree più povere del Paese, esso sarà la testa di ponte della strategia cinese della nuova “Via della Seta”.

    Lo sviluppo dell’area costiera fa parte del China-Pakistan Economic Corridor, un piano del valore di 54 miliardi di dollari (46,5 miliardi di euro), lanciato nel 2013 dalle autorità della Cina per collegare il proprio territorio all’Oceano indiano, passando per il Pakistan. Il corridoio economico è uno dei progetti di punta dell’iniziativa “One Belt, One Road” (Obor, negli ultimi mesi chiamata anche “Belt and Road Initiative”, Rbi): si tratta di un mega-progetto infrastrutturale di porti, ferrovie, strade, autostrade, con cui Pechino vuole far arrivare le proprie merci fino al cuore dell’Europa. Coinvolge in tutto 65 Paesi tra Asia, Europa e Africa.

    Secondo le ambizioni cinesi, entro la fine dell’anno il porto di Gwadar arriverà a smistare un milione di tonnellate di merci. I costruttori ritengono che se i lavori dovessero seguire la tabella di marcia, entro cinque anni il porto diventerebbe il più grande scalo asiatico, con 13 milioni di tonnellate di merci l’anno. Entro il 2030, si potrebbe toccare la soglia dei 400 milioni di tonnellate.

    Il porto di Gwadar è stato scelto per la sua posizione strategica. La città è chiamata la “porta del vento”, a metà strada tra Medio oriente, Asia centrale e Asia del sud. Il piano comprende il primo porto d’acqua profonda del Paese, una zona di libero scambio e 50 chilometri di spazio destinati alle banchine.

    La città stessa cambierà volto: le stime prevedono che la sua popolazione, composta oggi da 100mila abitanti, aumenterà di 10 volte entro il 2050. I fondi cinesi porteranno la capienza dell’ospedale cittadino dagli attuali 50 a 300 posti letto; è in fase di costruzione un istituto tecnico-professionale; gli operai stanno installando una centrale elettrica a carbone da 300 megawatt e un impianto per la desalinizzazione; è in fase di edificazione un nuovo aeroporto internazionale e una tangenziale a sei corsie che collegherà il porto con il resto del Pakistan.

    Per generazioni il commercio della zona è dipeso dalla pesca e dalla costruzione artigianale di imbarcazioni. Ora gli abitanti sperano che il progetto stimoli l’occupazione e la crescita. “Siamo contenti che i cinesi stanno costruendo il porto, ospedali, scuole e strade – affermano alcuni pescatori – ma purtroppo per il momento l’unica conseguenza è la mancanza di energia elettrica e acqua potabile per gran parte della giornata”.

    Allo stesso tempo alcuni esperti evidenziano le ripercussioni negative che il progetto potrebbe avere sulle risorse ittiche, che da secoli rappresentano il principale mezzo di sostentamento della popolazione locale. Le aziende locali temono anche la concorrenza di lavoratori cinesi, ingegneri e imprese. Altri lamentano la presenza di lavoratori cinesi, che vivono in una specie di “Chinatown” sorta tutt’attorno ai cantieri. Dostain Khan Jamaldini, presidente della Gwadar Port Authority, tenta di fugare le preoccupazioni: “Circa il 65% della forza lavoro è pakistana. I cinesi sono solo 300”.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    20/11/2017 15:30:00 PAKISTAN-CINA
    Il Pakistan costruirà la diga senza Pechino. Scricchiola la Belt and Road Initiative

    È il secondo Paese in pochi giorni ad annullare un accordo. Pechino ha bisogno di garanzie dagli Stati, ma rifiuta gare pubbliche. Preoccupazioni sulla qualità della strumentazione cinese utilizzata. L'impiego di lavoratori cinesi azzera l'uso di lavoratori locali e fa perdere valore politico ai progetti.



    30/01/2018 13:43:00 PAKISTAN – CINA – INDIA
    Porto di Gwadar, apre la zona di libero scambio nella ‘Via della seta cinese’. Il disappunto di Delhi

    Lo scalo pakistano è il progetto di punta del China-Pakistan Economic Corridor, del valore di oltre 50 miliardi di dollari. In piena operatività, la zona attrarrà investimenti diretti per 790,5 milioni. Le autorità indiane si oppongono al passaggio del corridoio sul territorio conteso del Kashmir.



    13/05/2017 08:50:00 CINA
    Con 'One belt, one road', la Nuova Via della Seta, la Cina dimostra la sua forza. Ma ne è capace?

    Xi Jinping porta avanti “dimostrazioni di forza” a livello economico e militare, ma molti dubitano che la Cina possa sostenere un simile carico finanziario. Per molti Paesi i grandi progetti in Asia centrale, in Asia del sud e nel Mar Cinese meridionale e orientale, nascondono sogni di egemonia molto pericolosa. Europa diffidente. Solo l'Italia partecipa all'incontro di "One belt, one road" a Pechino questo fine settimana. L’analisi dello studioso Willy Lam. Per gentile concessione di The Jamestown Foundation. Traduzione dall'inglese di AsiaNews.

     



    23/01/2018 15:43:00 MALDIVE
    Malè, ex presidente in esilio accusa la Cina di ‘sequestro di terre’

    Mohamed Nasheed vive in esilio a Londra. Almeno 16 atolli presi in affitto da Pechino per costruire porti e infrastrutture sulla “Nuova Via della Seta”. Il leader dell’opposizione lancia l’allarme sul pericolo di una deriva islamica fondamentalista nel Paese.



    06/10/2017 11:28:00 MYANMAR - CINA
    Il governo birmano: ‘Investimenti cinesi per lo sviluppo del Paese’

    Naypyidaw apre al piano economico della “Belt and road initiative” (Bri). Il Myanmar importante snodo per collegare l’Asia sud-orientale e l’Asia meridionale. Nel Rakhine colpito dai conflitti etnici, finanziamenti per 10 miliardi di dollari.





    In evidenza

    CINA-VATICANO
    Le lacrime dei vescovi cinesi. Un ritratto di mons. Zhuang, vescovo di Shantou

    Padre Pietro

    Un sacerdote della Chiesa ufficiale, ricorda il vescovo 88enne che il Vaticano vuole sostituire con un vescovo illecito, gradito al regime. Mons. Zhuang Jianjian è diventato vescovo sotterraneo per volere del Vaticano nel 2006. Il card. Zen e mons. Zhuang, immagine della Chiesa fedele, “che fa provare un’immensa tristezza e un senso di impotenza”. Le speranze del card. Parolin di consolare “le sofferenze passate e presenti dei cattolici cinesi”.


    CINA-VATICANO-HONG KONG
    Il card. Zen sui vescovi di Shantou e Mindong

    Card. Joseph Zen

    Il vescovo emerito di Hong Kong conferma le informazioni pubblicate nei giorni scorsi da AsiaNews e rivela particolari del suo colloquio con papa Francesco su questi argomenti: “Non creare un altro caso Mindszenty”, il primate d’Ungheria che il Vaticano obbligò a lasciare il Paese, nominando un successore a Budapest, a piacimento del governo comunista del tempo.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

     









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®