10/07/2017, 11.57
IRAQ

Il premier irakeno annuncia la “liberazione” di Mosul. Ma restano sacche di resistenza Isis

Al-Abadi parla di “vittoria” sullo Stato islamico e di città libera. Ma restano “una o due sacche” di resistenza nei pressi della Città vecchia. Fonti di AsiaNews: “Presto” per dire che è finita, ancora “elementi” operativi e si attende l’annuncio ufficiale. Gli sfollati e l’incognita per il futuro.

 

Mosul (AsiaNews) - La liberazione completa di Mosul è prossima, ma restano ancora sacche di resistenza in alcune zone limitate della città e lo stesso governo irakeno non ha ancora dato l’annuncio ufficiale della sconfitta dello Stato islamico. È quanto raccontano fonti di AsiaNews nella metropoli del nord dell’Iraq, a lungo considerata la capitale del “Califfato” e teatro dall’ottobre scorso di una imponente offensiva lanciata dall’esercito irakeno e dalle milizie curde.

In queste ore la comunità internazionale celebra la caduta della città simbolo dello Stato islamico (SI) in Iraq, la prima a finire nelle mani dei jihadisti nel giugno del 2014 e teatro delle peggiori atrocità degli uomini di al-Baghdadi.

Ieri il Primo Ministro irakeno Haider al-Abadi ha visitato le aree liberate di Mosul e si è congratulato con i vertici dell’esercito per la “vittoria” sullo Stato islamico. La città è stata liberata, ha aggiunto, sebbene permangano “una o due sacche” di resistenza nel settore occidentale, nei pressi della Città Vecchia. “La vittoria è certa - ha proseguito, rivolgendosi ai soldati in abbigliamento militare - e ciò che rimane [dello SI] è circondato. È solo questione di tempo, prima di poter annunciare la grande vittoria del nostro popolo”.

Le parole del premier sono rimbalzate fra le cancellerie occidentali e sono state accolte con gioia anche da diverse comunità cristiane nel mondo. Il presidente francese Emmanuel Macron ha pubblicato un tweet in cui afferma che “Mosul è liberata da Daesh. Omaggi dalla Francia a quanti, con i loro eserciti, hanno contribuito alla vittoria”. Soddisfazione viene espressa anche dal portavoce della Chiesa cattolica egiziana p. Rafic Greiche che, sul profilo Facebook, si congratula “per la liberazione dopo nove mesi” di offensiva e di lotta “casa per casa”. Egli ricorda le case dei cristiani di Mosul marchiate con la “N” tre anni fa e le sofferenze subite a lungo dalla popolazione locale e l’esodo in massa a Erbil e nel Kurdistan irakeno, in cerca di riparo.

Festeggiamenti si sono registrati anche per le vie di Mosul da tempo sotto il controllo del governo e anche nelle strade e nelle piazze della capitale, Baghdad.

Tuttavia, fonti di AsiaNews a Mosul precisano che “è ancora presto” per parlare di successo completo, perché nell’area sono ancora operativi "alcuni elementi” di Daesh [acronimo arabo per lo SI] che oppongono resistenza. L’auspicio, aggiunge la fonte, è che la battaglia si concluda “a breve” e forse “già oggi o domani” la tv di Stato irakena darà l’annuncio ufficiale della vittoria. Per il momento resta l’attesa e la speranza.

Del resto la caduta di Mosul, ancorché completa, non significa certo la fine della presenza dello Stato islamico in Iraq. Le milizie del “Califfato” controllano infatti ancora alcune porzioni (sebbene limitate) del Paese, in particolare nel settore occidentale verso il confine con la Siria e lungo la valle del fiume Eufrate. Fra le città ancora controllate dall’Isis vi sono Tal Afar e altri tre centri di primo piano della provincia di Anbar.

A questo si aggiungono le distruzioni evidenti in gran parte della Città Vecchia a Mosul, in cui la quasi totalità degli edifici è crollata o presenta danni gravissimi. Inoltre non accenna a fermarsi l’emergenza umanitaria, con un numero di sfollati nella sola (ex) roccaforte jihadista che ha sfiorato quota un milione in tre anni. Ora la sfida è pensare alla ricostruzione in un’ottica di unità e pluralismo, che chiedono da tempo la Chiesa cattolica irakena e il patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako.

 

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