18/06/2007, 00.00
INDIA

Il prezzo del boom economico non può essere la vita dei più miseri

Nirmala Carvalho
In un’intervista ad AsiaNews il segretario di Giustizia e pace spiega come il boom economico dell’India avvenga spesso a danno dei più poveri, spogliati anche del poco che hanno, a vantaggio delle grandi ditte. La lotta della Chiesa per i loro diritti. Il richiamo al pensiero di Gandhi.

New Delhi (AsiaNews) – Il boom economico dell’India avviene spesso a prezzo della stessa vita della popolazione più povera, derubata delle terre e della stessa dignità umana ed esclusa da qualsiasi vantaggio. Padre Nithiya Sagayam, Segretario esecutivo della Commissione episcopale indiana Giustizia e pace, parla ad AsiaNews dei problemi causati nel Bengala occidentale e altrove, dall’espropriazione delle terre a danno dei contadini per realizzarci le Zone economiche speciali (Sez). “L’ingordigia del governo – spiega il sacerdote - colpisce con più facilita proprio la popolazione più misera e bisognosa in India, quali i Dalit, i tribali, chi abita nei bassifondi o in villaggi remoti”.

Per favorire lo sviluppo economico, ad esempio per realizzare le Sez – aree dove si cerca di attirare investitori esteri con ampie esenzioni fiscali - le autorità effettuano estesi e frequenti espropri forzati di terre. I governi tolgono la terra ai contadini, spesso pagandoli pochissimo, e la danno alle grandi ditte, spesso a prezzi di favore, per costruire industrie e quartieri. Ma gli espropri privano i più miseri non solo della terra “ma anche della dignità e del valore umano”. Infatti “cacciarli via dalla loro terra dove pensavano di stare tutta la vita, spostarli in un altro posto” non adatto e “senza dar loro alcuna valida alternativa”, “significa alienarli dalla loro realtà culturale, quindi distruggerli in modo completo”: “abbiamo visto contadini uccidersi”. “Il governo, poi, vende la terra preziosa a compagnie private che ne traggono grandi guadagni, come è accaduto nel Nandigram, o di recente in Asansol, Singur, Bengala Occidentale, Madhya Pradesh, in ogni luogo dove intere popolazioni sono mandate via”.

“Anche se l’India nega di avere popolazioni indigene, i tribali lo sono e hanno il diritto di vivere sulla loro terra. Durante il World Social Forum di Nairobi la Chiesa indiana ha protestato contro le acquisizioni forzate della terra dei tribali”. "Nell’epoca della globalizzazione, è facile che il governo tradisca i più miseri, che il governo e la società diventino sempre più ostili ai poveri. E questa è una grande tragedia per l’intera società”. “E’ triste che il governo, invece di lavorare per l’interesse della maggioranza della popolazione, agisca in modo da eliminare i poveri” e spenda il denaro “per gli armamenti dell’esercito” e “per consentire alla ditte multinazionali di mantenere l’egemonia nel Paese”.

“Le autorità pubbliche – governo, partiti, gruppi di potere locali - continuano a sfruttare la popolazione”, anziché “provvedere al benessere sociale”. “I dati ufficiali dicono che in India ci sono oltre 260 milioni di persone sotto la soglia della povertà [vivono con meno di un dollaro al giorno], ma sono in realtà molte di più”. “Sebbene l’economia dello Stato sia in rapida crescita, nessun beneficio raggiunge i poveri. Questo tipo di crescita economica crea una grande frustrazione nella gente”.

“Il Padre della Nazione, il Mahatma Gandhi, parlava di Sarvodaya, che significa ‘crescita universale’ o ‘progresso di tutti’. Gandhi ha detto che per cercare il benessere sociale bisogna anzitutto lavorare per il benessere dei più miseri, che deve essere il primo obiettivo. La Chiesa dell’India è molto preoccupata che il governo non abbia una seria attenzione all’uguaglianza e alla giustizia per i poveri. La Chiesa indiana è sempre dalla parte dei poveri e degli emarginati, ne difende i diritti contro qualsiasi violazione e cerca la giustizia che porterà alla pace. Senza giustizia e senza la ricerca del bene dei più miseri ed emarginati, la crescita economica della società può avvenire solo con un alto costo di vite della popolazione povera”.

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