12/05/2010, 00.00
FILIPPINE
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Il risveglio del popolo filippino prima vittoria delle elezioni 2010

Con affluenza superiore all’85%, isolati casi di violenze e un attento controllo dei brogli, le elezioni 2010 vinte da Benigno “Noynoy” Aquino, segnano una svolta storica del Paese. P. Mariani, missionario del Pime a Zamboanga, racconta ad AsiaNews il ruolo del popolazione nel successo del voto.

Manila (AsiaNews) – “La grande affluenza di queste elezioni (85%) ha colpito tutti. Migliaia di persone, soprattutto giovani, hanno atteso per ore davanti ai seggi in attesa di votare. Nessuno ha rinunciato al posto nonostante il caldo di questi giorni. Questo è un chiaro segno che il popolo filippino vuole cambiare”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Giulio F. Mariani, missionario del Pime all’Euntes Asian Center di Zamboanga (Mindanao), da oltre 20 anni nelle Filippine. 

Lo scorso 10 maggio oltre 50 milioni di filippini hanno votato per eleggere presidente vicepresidente 250 membri del Congresso, 12 senatori (su 24) e oltre 17 mila rappresentanti provinciali e locali.  La vittoria è stata assegnata a Benigno “Noynoy” Aquino figlio di Ninoy Aquino, leader dell’opposizione ucciso nel 1983 durante il regime di Ferdinando Marcos e della defunta presidente Cory. Egli ha raccolto oltre il 43% delle preferenze, impostando la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e al cambiamento radicale del Paese dopo i sei anni di governo della presidente Arroyo.

P. Mariani, afferma: “Il risveglio della nazione  è iniziato il 1 agosto 2009 con i funerali di Cory Aquino, dove hanno partecipato milioni di persone e questa è stata una spinta determinante per la vittoria di Noynoy”.  “Anche se egli non ha il carisma di suo padre – continua -  tutti sanno che è onesto, perché sanno chi erano i suoi genitori ed è l’onestà la cosa che interessa di più alla gente ora”. 

Secondo il missionario la voglia di cambiamento del popolo filippino è stata determinante per la buona riuscita di queste elezioni. Esse sono iniziate con il cattivo auspicio del massacro di Maguidanao avvenuto lo scorso 23 novembre, e la paura dei brogli legata all’utilizzo del voto elettronico.     

 “Tutti sono stati sorpresi dal clima pacifico in cui si è svolto il voto – afferma – anche qui a Mindanao, una delle regioni più violente e problematiche del Paese, ci sono stati pochi casi di violenza e militari e polizia hanno fatto il loro dovere dando un senso di sicurezza alla gente”. Egli ridimensiona anche le critiche lanciate durante la campagna contro la Commissione elettorale (Comelec) accusata di non aver verificato le strumentazioni elettroniche di voto. “Le macchine hanno funzionato – racconta p. Mariani - ma erano troppo poche. Nessuno si aspettava un’affluenza del genere e per questo ci sono state code ai seggi e ritardi nella conta dei voti ”.

Per il sacerdote un altro elemento di successo è stato l’impiego degli oltre 45mila volontari dei Parish Pastoral Council, incaricati dalla commissione elettorale di segnalare i casi di brogli all’interno dei seggi. “Grazie al loro impegno - dice - i giovani hanno riscoperto la voglia di mettersi in gioco attraverso il voto, dando un ulteriore segno di speranza al nostro Paese”. 

 

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