20/12/2010, 00.00
CINA – PAKISTAN - INDIA
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Il successo di Wen Jiabao in Pakistan e i limiti della diplomazia cinese

Pieno successo per la visita di Wen in Pakistan: conclusi accordi economici per 24 miliardi di dollari e riaffermata l’amicizia tra i Paesi. Il premier era prima stato in India, ma New Delhi cerca fatti concreti, non solo dichiarazioni di amicizia. Per Pechino potrebbe non bastare una politica fondata solo sugli interessi economici.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Si è conclusa ieri la visita di 3 giorni del premier cinese Wen Jiabao in Pakistan. I 2 Paesi hanno concluso accordi commerciali per decine di miliardi di euro e hanno riaffermato la reciproca amicizia e collaborazione. Ma nel viaggio di Wen in Pakistan, e subito prima in India, sono apparsi evidenti i limiti di un rapporto tra Stati che vuole fondarsi solo sugli interessi economici.

Wen ha guidato in India e in Pakistan una delegazione di centinaia di imprenditori e funzionari cinesi. Pakistan e Cina hanno siglato 36 accordi economici per un valore di 14 miliardi di dollari, mentre gli imprenditori dei 2 Paesi hanno concluso ulteriori accordi per 10 miliardi. Pechino ha anche donato 229 milioni per la ricostruzione nelle zone pakistane devastate dalle inondazioni della scorsa estate. La Cina è il maggior partner asiatico di Islamabad, che ha un disperato bisogno di investimenti esteri per lo sviluppo e per creare posti di lavoro per i suoi 175 milioni di persone. Gli scambi commerciali bilaterali sono passati da un miliardo di dollari nel 2000 agli attuali 7 miliardi. Il leader cinese è stato accolto con massimi onori a Islamabad, addobbata a festa per il suo arrivo, le principali strade sono state riempite di striscioni con slogan come “Costruire il Futuro Insieme”. Wen ha inaugurato, insieme al premier Yousaf Raza Gilani, il Centro di Amicizia Pakistan-Cina, in una cerimonia dal carattere festoso. Ieri ha tenuto un discorso avanti al parlamento pakistano, teso a rimarcare i vecchi e saldi rapporti tra i 2 Paesi, ma anche a lodare Islamabad per la sua lotta contro il terrorismo internazionale e al Qaeda e a ricordare alla comunità internazionale la necessità di aiutarlo. Anche se – notano esperti – Pechino ha soprattutto interesse che il Pakistan collabori nella repressione cinese contro i musulmani etnici uighuri dello Xinjiang - che Pechino accusa essere terroristi - tenendo le frontiere chiuse e rimpatriando chi cerca di fuggire.

Esperti notano che l’amicizia cinese è anche pesante da sostenere, dato che Pechino compra metalli e materie prime a basso costo e invade il mercato pakistano con i propri prodotti economici. Pechino insiste per creare una zona di libero scambio tra i 2 Paesi che avvantaggerà soprattutto la Cina. Ma Islamabad ha bisogno dei capitali e della tecnologia cinese, che ha realizzato un moderno porto a Gwadar e progetta una ferrovia dal Pakistan alla Cina passando per le alte catene montuose. Pechino gli fornisce armamenti e tecnologia nucleare, nonostante le proteste di India e Stati Uniti.

L’analista Hamayoun Khan ha notato che il viaggio, al di là degli importanti accordi commerciali, “è un chiaro segnale della crescente, decisa diplomazia della Cina”, tesa anche a ricordare agli Stati Uniti “che se gli Usa sostengono l’India contro la Cina, la Cina sosterrà il Pakistan”. Viene fatto notare che in India Wen ha concluso accordi per “soli” 16 miliardi di dollari, rispetto ai 24 miliardi in Pakistan.

Ma proprio in India sono emersi i limiti della diplomazia cinese fondata soprattutto sugli scambi economici. I 2 Paesi hanno concluso importanti accordi commerciali, ma non hanno affrontato nessuno dei molti problemi irrisolti. L’insistito slogan cinese che i 2 Paesi possono essere “amici, non rivali” appare avere scarse prospettive, se la collaborazione non affronterà i nodi politici, come le questioni territoriali del Jammu-Kashmir (conteso tra India e Pakistan) e i confini con l’India, il terrorismo maoista in India (che molti ritengono sostenuto da Pechino). Il desiderio dell’India per lo sviluppo economico non basterà per farle rinunciare a simili importanti questioni e i rapporti tra i 2 Paesi rischiano di tornare a un antagonismo mai sepolto.

L’immediato banco di prova potrà essere l’ambizione di New Delhi a un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli attuali membri permanenti Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Russia si sono mostrati favorevoli, solo la Cina continua a mostrarsi ambivalente. I crescenti rapporti economici potrebbero non bastare a compensare un’opposizione.

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