25/06/2009, 00.00
CINA
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In Cina e nel mondo ferma condanna per l'arresto di Liu Xiaobo

L’arresto di Liu, firmatario di Carta 08, scatena malumori e critiche tra i democratici cinesi, che rivendicano il diritto di potere almeno dire quanto pensano. “Netta condanna” degli Stati Uniti, mentre la portavoce del parlamento Nancy Pelosi sollecita la comunità internazionale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I firmatari del documento Carta 08 hanno manifestato ieri solidarietà con il dissidente democratico Liu Xiaobo, dopo che è stato reso ufficiale il suo arresto, e hanno annunciate che non smetteranno di lottare per la libertà e la democrazia del Paese. Intanto gli Stati Uniti condannano l’arresto di Liu e ne chiedono l’immediato rilascio.

Liu, acceso sostenitore delle riforme democratiche sin dalle proteste del 1989 a piazza Tiananmen,  è uno dei firmatari e forse l’estensore di Carta 08, lettera aperta inviata a Pechino lo scorso dicembre per chiedere maggiore libertà e democrazia e l’indipendenza del sistema giudiziario. L’8 dicembre la polizia ha portato via il dissidente per detenerlo in luogo segreto, ma c’era la speranza che fosse presto liberato. Numerosi altri firmatari sono stati interrogati e arrestati in questi mesi, ma senza ricevere accuse specifiche. Invece ieri egli è stato accusato di “istigazione alla sovversione contro i poteri dello Stato”, formula in cui può farsi rientrare qualsiasi opposizione e critica alla politica del governo. Liu rischia la condanna a una pena minima di 15 anni di prigione.

Alcuni sottoscrittori del documento (che ha raggiunto circa 10mila adesioni nonostante la censura e la persecuzione) appresa la notizia hanno mostrato una grande delusione verso la potente Pechino.

Xu Youyu, professore in pensione di Filosofia, dice che “speravo che la mia madrepatria fosse un Paese civile, ma non lo è. Sento vergogna a vivere in un Paese che priva in modo arbitrario una persona dei suoi diritti”.

Il professore di Diritto He Weifang commenta al quotidiano South China Morning Post che Liu ha cercato di promuovere riforme democratiche usando solo la sua penna, cosa che in uno Stato di diritto non può essere considerata sovversione.

E’ pure amareggiata e delusa la scrittrice Dai Qing, arrestat nel 1989 per avere sostenuto il movimento democratico degli studenti. Essa nota l’incapacità di Pechino di affrontare la sempre maggiore insoddisfazione popolare per il mancato rispetto dei diritti della persona, umani ed economici. Ricorda come per simili gravi accuse ci siano stati processi sommari con restrizione dei diritti di difesa, come la condanna di Hu Jia a 3 anni e mezzo di carcere per aver pubblicato sul web alcuni articoli sulla necessità della democrazia in Cina.

Tra i firmatari ci sono anche membri del parlamento di Hong Kong. Ieri Albert Ho Chun-yan, presidente del Partito democratico, ha sfidato Pechino dicendo che non ha paura ad andare in Cina, anche se rischia di essere arrestato per questa firma.

Liu Xiaobo è noto e stimato anche negli Stati Uniti e Washington stavolta ha preso subito una posizione di netta condanna. Richard Buangan, portavoce dell’ambasciata Usa a Pechino, ha detto che “gli Usa sono profondamente turbati dalla notizia dell’arresto formale e delle gravi accuse contro il noto dissidente cinese Liu Xiaobo” e “chiedono il suo rilascio e il rispetto dei diritti dei cittadini cinesi di esprimere in modo pacifico il loro desiderio di libertà”.

“Netta condanna” ha espresso anche Nancy Pelosi, presidente del Parlamento Usa. Ella ha anche chiesto alla comunità internazionale di assumere una posizione decisa di condanna.

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