09/01/2019, 11.52
INDIA
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India, la Camera bassa approva quote riservate alle caste alte: ‘Una vergogna’

Oggi la norma è in discussione nella Camera alta. I dalit cristiani continuano a essere emarginati e sono considerati “intoccabili”: i bambini non ottengono le borse di studio, in Parlamento non è mai stato eletto un rappresentante della minoranza. Attivista: “Il governo ci sta prendendo in giro”.

New Delhi (AsiaNews) – La Camera bassa del Parlamento indiano (Lok Sabha) ha approvato un disegno di legge che assegna il 10% di quote riservate in posti di lavoro pubblici e nelle scuole a coloro che sono “economicamente deboli”. I maggiori beneficiari della normativa saranno però i membri delle caste elevate, che già godono di grandi vantaggi rispetto agli altri gruppi sociali. Ad AsiaNews p. Z Devasagayaraj, segretario dell’Ufficio per i dalit e le caste svantaggiate della Conferenza episcopale indiana (Cbci), afferma: “È una vergogna, perché essa si applica solo ai cosiddetti poveri delle caste elevate, mentre i dalit cristiani continuano a essere emarginati. Non siamo contro lo sviluppo dei poveri, ma la nostra richiesta di essere inclusi nelle categorie riservate attende da 59 anni”.

La legge s’intitola Constitution (124th Amendment) Bill 2019 ed è passata ieri sera durante l’ultimo giorno della sessione invernale. In totale, ha ottenuto 323 voti a favore e tre contrari. Oggi è in discussione alla Camera alta (Rajya Sabha). Il primo ministro Narendra Modi ha commento il passaggio parlamentare dicendo che esso “è un momento storico per la nostra nazione”.

P. Devasagayaraj spiega che la “politica dei posti riservati è animata dall’intento di migliorare le condizioni delle persone povere. Questo è lo spirito della Costituzione indiana che accorda le quote riservate a coloro che sono svantaggiati dal punto sociale e educativo. Purtroppo però, le richieste dei dalit cristiani languono da 59 anni”. Egli si riferisce ad un Ordine presidenziale del 1950 che esclude i fuori casta convertiti al cristianesimo dai posti nei lavori pubblici, mentre include i dalit indù, sikh e buddisti.

I dalit cristiani in India, aggiunge il sacerdote, “ancora vengono considerati come ‘intoccabili’. Tutto ciò che chiediamo è di poter godere degli stessi vantaggi accordati agli altri dalit e della protezione legale da parte del governo. Non siamo solo una comunità povera, ma anche esclusa dalla società”.

In India i cristiani rappresentano il 2,3% della popolazione, cioè 27,8 milioni su un totale di quasi 1,3 miliardi di abitanti. “Di essi – continua p. Devasagayaraj – quasi l’1,6% è dalit, cioè 18 milioni”. La discriminazione sociale degli “ex intoccabili” è evidente: “I bambini vengono discriminati a causa della propria religione e non ottengono le borse di studio nelle scuole, quindi non possono accedere all’istruzione superiore. Questo si traduce anche nella impossibilità di cambiare il Paese”. Per esempio, “esistono dei collegi riservati ai dalit delle altre comunità, che quindi possono scalare i posti nell’amministrazione fino ad arrivare in Parlamento. Al contrario, non è stato mai eletto un parlamentare cristiano dalit. Questo significa che siamo privati del potere politico”.

A C Michael, attivista cristiano di New Delhi e direttore del settore sviluppo di ADF India, commenta in conclusione: “Riservare i posti per le caste alte è solo una trovata politica. Il governo sapeva che i partiti d’opposizione non avrebbero fatto ostruzione in Parlamento. I posti riservati dovrebbero essere per i deboli, non per chiunque. Il governo sta prendendo in giro i cittadini. È una mazzetta per gli elettori delle caste alte, che a loro volta abusano delle autorità costituzionali”.

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