24/01/2026, 10.31
INDIA
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Tripura: pressioni e intimidazioni contro una scuola cristiana per imporre riti induisti

di Nirmala Carvalho

Alcuni attivisti del gruppo estermista Vishwa Hindu Parishad hanno manifestato davanti alla Holy Cross Convent School di Dharmanagar chiedendo di celebrare una puja induista all’interno del campus, costringendo la direzione a chiedere l'intervento della polizia e la sospensione delle lezioni. La preside denuncia un clima di intimidazioni crescente. Il vescovo di Agartala ad AsiaNews: "Questo tipo di richieste e accuse sono immotivate e rappresentano un modo per creare divisioni".

Dharmanagar (AsiaNews) – La richiesta di celebrare un rito religioso all’interno di una scuola cattolica ha fatto esplodere tensioni e proteste nello Stato indiano del Tripura, trasformando l'istituto educativo in un nuovo terreno di scontro identitario. Giovedì, alcuni attivisti del Vishwa Hindu Parishad (VHP) hanno manifestato davanti alla Holy Cross Convent School di Sakhaibari, a Dharmanagar, chiedendo che all’interno del campus fosse consentita la celebrazione della Saraswati Puja, la festività induista dedicata alla dea della conoscenza.

Secondo i leader del VHP, oltre il 70% degli studenti iscritti alla scuola appartiene alla comunità induista e desidera celebrare una ricorrenza che, a loro dire, ha un profondo valore religioso e culturale. L’organizzazione ha sostenuto che la richiesta sarebbe motivata dal rispetto della fede e delle tradizioni degli studenti e non avrebbe l’obiettivo di creare divisioni religiose.

La direzione scolastica ha tuttavia respinto la richiesta, richiamandosi ai regolamenti interni della rete educativa Holy Cross, che vietano lo svolgimento di rituali religiosi di qualsiasi confessione all’interno dei campus scolastici. La direzione ha precisato che tale norma è in vigore fin dalla fondazione dell’istituto e viene applicata in modo uniforme.

Con l’intensificarsi delle proteste davanti ai cancelli della scuola, le autorità hanno disposto il dispiegamento delle forze di polizia per prevenire incidenti e mantenere l’ordine pubblico. A scopo precauzionale, l’amministrazione scolastica ha sospeso le lezioni per la giornata, al fine di garantire la sicurezza di studenti e personale. È stato inoltre convocato un incontro con i genitori all’interno del campus per spiegare la posizione della scuola e cercare una soluzione pacifica.

Durante la riunione, il clima si è fatto teso: una parte dei genitori ha espresso sostegno alla richiesta di celebrare la Saraswati Puja all’interno dell’istituto. La situazione è degenerata quando alcuni genitori avrebbero circondato la preside, episodio a cui si sono poi uniti anche attivisti del VHP entrati nel campus. L’intervento della polizia ha riportato la calma: non sono stati segnalati feriti e la situazione è stata successivamente stabilizzata attraverso un confronto tra amministrazione scolastica e autorità locali.

Il VHP ha ribadito la richiesta che la Saraswati Puja venga celebrata in occasione del Basant Panchami, sottolineando il valore religioso della data e assicurando che l’osservanza sarebbe stata pacifica e guidata dagli studenti. La scuola, da parte sua, ha riaffermato di rispettare tutte le fedi, ma di essere vincolata a politiche istituzionali che vietano funzioni religiose all’interno del campus, ribadendo che la decisione è di natura amministrativa e non religiosa.

In un’intervista ad AsiaNews, suor Pushpa B.S., preside della Holy Cross Convent School di Dharmanagar, ha denunciato un clima di intimidazione crescente. “Questa è stata la seconda aggressione”, ha raccontato. “La prima volta la folla è arrivata il 16 gennaio e ha chiesto che la puja fosse celebrata. Hanno anche mosso accuse infondate di conversioni forzate e fatto commenti negativi e offensivi sulle mie abitudini religiose, dicendo che non seguo la cultura. Mi hanno avvertita che avrei affrontato gravi conseguenze se non avessi ceduto alle loro richieste”.

La religiosa ha aggiunto che “il 22 gennaio sono tornati con una folla più numerosa e hanno reiterato la richiesta che la puja si svolgesse nella nostra scuola”. Suor Pushpa ha ricordato che l’istituto conta 686 studenti e “serve in larga maggioranza la comunità locale, mentre solo una percentuale minima degli studenti è cristiana, appartenente ad altre denominazioni”. “Attraverso il nostro apostolato educativo”, ha sottolineato, “continuiamo a contribuire in modo significativo alla costruzione della nazione, offrendo un’educazione di qualità basata su valori”.

Anche il vescovo di Agartala, monsignor Lumen Monteiro, ha espresso forte preoccupazione per quanto accaduto. “Prima di tutto, questa scuola è un’istituzione educativa cristiana di minoranza e noi siamo indiani, cittadini orgogliosi dell’India, che sostengono i valori e servono generazioni attraverso il nostro apostolato educativo ad Agartala”, ha dichiarato ad AsiaNews.

“Come vescovo della diocesi di Agartala”, ha aggiunto, “affermo con forza che questo tipo di richieste e accuse sono immotivate e rappresentano un modo per creare divisioni. Continuando a introdurre accuse e incidenti, stiamo diventando nemici gli uni degli altri. Questo non è il modo di prepararci al Giorno della Repubblica, il giorno in cui è entrata in vigore la nostra Costituzione, che garantisce i diritti delle minoranze”.

Monsignor Monteiro ha definito “infondate e false” le accuse di conversioni forzate, sottolineando che la richiesta di celebrare la puja è arrivata “proprio alla vigilia della Festa della Repubblica, quando celebriamo la Costituzione della nostra amata India”. Ha inoltre ricordato che “questa scuola è gestita dalle suore di Betania nella diocesi di Agartala e gode dei diritti e dei doveri costituzionali sanciti per tutti i cittadini indiani”. Secondo il vescovo, la richiesta sarebbe stata avanzata da “interessi di parte”, anche considerando che “quel giorno era già festivo e la puja avrebbe potuto essere celebrata nei luoghi appropriati”.

“L’istituto educativo gestito dalle Bethany Sisters è una scuola molto richiesta”, ha aggiunto. “Offriamo un’educazione di qualità e un sistema di valori agli studenti. Nessuna attività religiosa si svolge all’interno della scuola e questa richiesta è assurda”.

Il presule ha infine messo in guardia dalle conseguenze sociali di quanto sta accadendo. “Purtroppo, molti genitori vengono costretti a schierarsi in questa situazione, e anche genitori ben inseriti nella società devono dimostrare da che parte stanno. Questo è pericoloso e provoca tensioni e disarmonia comunitaria in una società che, altrimenti, è pacifica”.

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