24/01/2026, 10.55
PAKISTAN
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Islamabad, l’arresto dell’attivista anti-blasfemia Imaan Mazari scatena scioperi e proteste

di Shafique Khokhar

L’avvocata e attivista per i diritti umani Imaan Mazari è stata arrestata insieme al marito mentre si recava in tribunale. Entrambi sono coinvolti in una serie di procedimenti legati alla pubblicazione di post sui social media e a manifestazioni davanti alle istituzioni giudiziarie. L’arresto ha provocato scioperi degli ordini forensi. Alcuni osservatori parlano dell'ennesimo segnale preoccupante per lo Stato di diritto e la libertà di espressione in Pakistan.

Islamabad (AsiaNews) – L’arresto dell’avvocata e attivista per i diritti umani Imaan Mazari e di suo marito, l’avvocato Hadi Ali Chattha, ha acceso un nuovo allarme sullo stato delle libertà fondamentali in Pakistan. I due sono stati fermati venerdì dalla polizia a Islamabad mentre si stavano recando in tribunale, in un’operazione che ha immediatamente provocato la reazione delle associazioni forensi e di ampi settori della società civile.

L’arresto si inserisce nel quadro di più procedimenti giudiziari pendenti. Da un lato, Mazari e Chattha dovevano comparire davanti a un tribunale di primo grado in un caso legato alla pubblicazione di post sui social media, per i quali la loro libertà su cauzione era stata revocata all’inizio del mese ed erano stati emessi mandati di arresto, anche ai sensi della Prevention of Electronic Crimes Act. Dall’altro, la coppia è coinvolta in un procedimento separato relativo a proteste e scontri avvenuti nei giorni scorsi all’esterno della sede dell’Associazione degli avvocati e nei pressi dell’Alta Corte di Islamabad, un caso che è stato preso in carico anche da un Tribunale anti-terrorismo. Nei giorni precedenti all’arresto, Mazari e Chattha avevano trascorso tre notti consecutive negli uffici del presidente dell’Associazione forense dell’Alta Corte di Islamabad, dichiarando di temere un arresto imminente.

La notizia della detenzione ha scatenato un’immediata protesta degli ordini degli avvocati, che hanno annunciato uno sciopero in segno di dissenso. A confermare gli arresti è stata anche Shireen Mazari, madre di Imaan ed ex ministra federale, che in una serie di messaggi pubblicati su X ha denunciato gravi irregolarità. “Fascismo al suo apice”, ha scritto, condividendo video in cui si vedono agenti di polizia inseguire e intercettare il veicolo dei due legali. Shireen Mazari ha affermato che al momento dell’arresto non sarebbe stato mostrato alcun First Information Report e che la coppia sarebbe stata condotta in luoghi inizialmente non resi noti. Ha inoltre denunciato l’uso della forza durante il fermo e sostenuto che i due sarebbero stati presentati davanti al Tribunale anti-terrorismo senza poter consultare tempestivamente i propri avvocati.

Poche ore prima dell’arresto, parlando a un canale di informazione sui social media, Imaan Mazari aveva dichiarato di non temere la detenzione, ma di pretendere che le autorità agissero “in modo rigoroso, nel rispetto della Costituzione e della legge”. Venerdì mattina aveva aggiunto di essere pronta ad affrontare anche una lunga pena detentiva, “perfino fino a 14 anni”, purché fosse garantito il giusto processo. “Diteci quali sono i nostri crimini”, aveva affermato, spiegando di aver chiesto al tribunale di rendere note le accuse. “Non permetteremo alcuna violazione dei nostri diritti costituzionali”.

Parlando con AsiaNews, Samson Salamat, presidente del Rwadari Tehreek, ha duramente criticato quanto accaduto. “Purtroppo il leader del business della blasfemia, Rao Abdul Raheem, è libero, mentre Imaan Mazari, la voce degli oppressi, viene arrestata”, ha dichiarato. “Nel nostro Paese, l’ideatore della tragedia della Army Public School, in cui sono stati uccisi 142 studenti e insegnanti innocenti, è fuggito dalla custodia, mentre il professor Junaid Hafeez è ancora in prigione da anni per false accuse di blasfemia”. Salamat ha ricordato anche il linciaggio di Mashal Khan e gli attacchi di Jaranwala, dove “26 chiese e centinaia di case sono state bruciate e tutti gli imputati sono stati rilasciati su cauzione”. “È una vergogna per il nostro Paese che solo voci sane come Imaan Mazari e altri attivisti per i diritti umani debbano affrontare crudeltà e minacce”, ha aggiunto.

Dura anche la reazione di Aslam Taseer, attivista e scrittore, che ha definito l’arresto “vergognoso”. “Condanniamo fermamente l’arresto illegale e arbitrario della coppia. Questo palese abuso di potere è un attacco alla giustizia, alle libertà fondamentali e allo Stato di diritto”, ha affermato. “Chi alza la voce per i diritti umani viene sabotato dallo Stato: non è un buon segno per nessuna democrazia. Avere opinioni diverse e lottare legalmente per i diritti non è un crimine”.

Sulla stessa linea Saad Raja, analista politico sui social media, che ha parlato con AsiaNews. “Imaan Mazari è una voce lucida e potente contro le accuse illecite di blasfemia e per le persone scomparse in Pakistan”, ha detto. “Dobbiamo ringraziare lo Stato: arrestandola, ha dato ancora più forza e visibilità alla sua voce. Prima o poi verrà rilasciata, ma ora sarà ascoltata e ammirata da molte più persone”. Raja ha aggiunto: “Imaan Mazari è un volto gentile di questo Paese. Non ha mai insultato nessuno, non guida alcuna organizzazione armata, ma esprime opinioni politiche, che sono un suo diritto. Sta lottando contro le accuse di blasfemia ed è diventata una speranza per 400 famiglie vittime dirette di questo sistema. Non ha armi: combatte per la Costituzione e per la giustizia nel Paese”.

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