20/12/2017, 12.34
INDIA
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India, il fondamentalismo indù contro il Natale

di Nirmala Carvalho

Il pastore di una chiesa in Kerala malmenato per “conversione forzata” di una famiglia indù. I nazionalisti deridono anche membri del governo che partecipano a eventi di beneficenza. Liberati in Uttar Pradesh sette cristiani pentecostali, ma la loro vicenda giudiziaria è appena all’inizio.

New Delhi (AsiaNews) – Una chiesa protestante attaccata in Kerala con l’accusa di conversioni forzate e un pastore malmenato per la stessa accusa; utenti dei social network che deridono alcuni politici del partito di governo in Maharashtra per aver invitato gli amici a raccolte di regali. Sono gli ultimi episodi di persecuzione contro i cristiani e le celebrazioni del Natale in India. Intanto in Uttar Pradesh alcuni cristiani pentecostali sono stati liberati su cauzione e trascorreranno la festa della nascita di Gesù in famiglia.

Il 18 dicembre a Kuttamala, circa 35 km a est della capitale del Kerala, la chiesa Hms [Home Mission Society, ndr], che rientra nella Church of South India [la più grande organizzazione delle chiese protestanti in India meridionale, ndr], è stata assaltata da alcuni sconosciuti. I radicali hanno fatto irruzione e distrutto mobili, l’impianto di amplificazione e altri oggetti utilizzati nei servizi liturgici. I colpevoli non sono stati ancora identificati, anche se la polizia ha iniziato le ricerche.

La devastazione del luogo di culto è legata ad un altro episodio di violenza avvenuto pochi giorni prima. Il 14 dicembre il rev. Shine P. Lawrence era stato aggredito ad Amboori, circa tre km di distanza dalla chiesa, mentre eseguiva canti di Natale. Il pastore era in compagnia di un giovane e lo stava riportando a casa. Alcuni testimoni riferiscono che gli estremisti indù lo hanno punito perché irritati dalla conversione al cristianesimo del ragazzo e della sua famiglia, di origine indù. A causa della ferite riportate, il reverendo è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere presso il nosocomio distrettuale di Neyyattinkara. Nella sua denuncia, riferisce di essere stato picchiato “in nome della conversione”.

In altre parti dell’India nel periodo dell’Avvento i cristiani sono stati bersaglio dei radicali estremisti. A Satna, in Madhya Pradesh, 30 seminaristi e due sacerdoti sono stati tenuti in ostaggio per diverse ore. La loro colpa, aver cantato inni di Natale. Gli indù hanno anche bruciato la macchina dei sacerdoti che erano accorsi per chiedere informazioni. Ad AsiaNews il rettore del seminario ha condannato “le atrocità compiute contro i missionari cristiani e l’intimidazione delle minoranze religiose”.

In India il fondamentalismo indù non colpisce solo i cristiani. A Mumbai, nel Maharashtra, Ashish Shelar, presidente locale del Bjp (Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù al governo), è stato sbeffeggiato sui social media per aver promosso un evento natalizio. Il politico è stato accusato di “tradimento dei valori cardine” e favoreggiamento delle “conversioni”, dato che aveva invitato i suoi 90mila followers di Twitter. I protettori del nazionalismo hanno deriso anche Amruta Fadnavis, moglie del chief minister Devendra Fadnavis, per aver partecipato ad una raccolta caritativa di giocattoli da donare ai bambini poveri per il Natale.

Intanto ieri in Uttar Pradesh Amal Pal Singh, giudice aggiunto del tribunale di Mathura, ha stabilito il rilascio su cauzione dei sette cristiani pentecostali arrestati due settimane fa con l’accusa di aver offeso il sentimento religioso degli indù. Ad AsiaNews A C Michael, coordinatore nazionale dello United Christian Forum (Ucf) e del Minority Affairs of All India Catholic Union (Aicu), riporta “la contentezza delle famiglie. Per loro, la cauzione è come la gioia del Natale, che quest’anno è arrivato una settimana prima”.

Il leader cristiano riferisce che questa mattina i pentecostali si sono presentati davanti al magistrato e per ognuno di loro è stata versata una cauzione di 50mila rupie [658 euro]. In serata le procedure di rilascio “dovrebbero concludersi, ma la vicenda è tutt’altro che risolta. A gennaio dovranno comparire di nuovo in udienza per difendersi dalle accuse”. Essi “erano stati invitati a pregare da un abitante del villaggio, che chiedeva benedizioni per la guarigione di un parente malato. Ma i membri locali dell’Rss [Rashtriya Swayamsevak Sangh, gruppo paramilitare indù – ndr] e del Bajrang Dal [organizzazione giovanile del gruppo di estrema destra indù Vishva Hindu Parishad, ndr] li hanno spintonati dentro casa e picchiati”.

L’avvocato Pramod Singh, presidente della Christian Legal Association esprime soddisfazione perchè “lo stato di diritto è stato riaffermato dal giudice, che ha respinto le accuse false e infondate di alcuni ideologi della politica che vogliono limitare il diritto fondamentale ad esprimere la propria fede”. Michael Williams, presidente dello Ucf, aggiunge: “Abbiamo chiesto al sovrintendente di polizia di Mathura di dare protezione ai cristiani rilasciati. Prego affinchè in questo mese di Natale possa esserci pace e armonia tra tutte le comunità. È tempo di mettere da parte le questioni che ci dividono e unirci per la crescita del nostro grande Paese. Le accuse false contro i membri di qualsiasi comunità, pronunciate per scopi politici, non sono accettabili”.

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