25/05/2006, 00.00
India
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India, il governo "pubblichi i dati sulle conversioni e sugli attacchi ai cristiani"

di Nirmala Carvalho

E' la proposta lanciata dalle maggiori Associazioni laiche del Paese. "Solo in questo modo – spiegano – i governi statali potranno dimostrare la loro buona fede quando minacciano le minoranze con le leggi anti-conversione".

Delhi (AsiaNews) – Il governo indiano "deve preparare un Libro bianco che riporti i dati delle atrocità commesse contro le minoranze, in particolar modo contro i cristiani" e nello stesso testo "deve indicare quante persone sono state accusate e processate per i crimini previsti dalle leggi anti-conversione". Altrimenti, "non sono in buona fede le proteste contro il Papa e sono inutili i decreti contro le conversioni forzate".

E' la richiesta lanciata dal The Bombay Catholic Sabha e ripresa dall'All India Catholic Union – le maggiori Associazioni di laici cattolici del Paese – che rispondono alle accuse di "ingerenza indebita negli affari interni dell'India" lanciata dal Bharatiya Janata Party [Bjp, maggior partito politico indiano, di impronta nazional–fondamentalista ndr] contro la Santa Sede.

"L'All India Catholic Union – dice ad AsiaNews John Dayal, il presidente dell'organizzazione - ha letto il discorso del Papa e le proteste dei nazionalisti. E' ovvio che il governo ha reagito senza inserire nel giusto contesto i commenti di Benedetto XVI". "Il governo centrale – continua l'attivista - ha preso sul serio la situazione della Commissione delle minoranze sin dalla sua presa di potere avvenuta nel 2004. E' comunque un fatto che in sei/sette Stati [il Tamil Nadu sta per abrogarla ndr] sia in vigore una legge contro le conversioni ed è sempre un fatto che questi Stati le hanno introdotte con un governo targato Bjp: questo, quando detiene il potere, mostra sempre un volto ostile alle minoranze".

"Anche adesso – sottolinea -  l'ondata di violenze anti-cristiane in Gujarat, Madhya Pradesh, Rajasthan, Orrisa e Jharkand è una macchia nera per la situazione dei diritti umani dell'India, così come notato non solo da Amnesty International nel suo ultimo rapporto, ma da tutto il mondo. Questa diatriba con Benedetto XVI è un'opportunità per il governo centrale, che deve intraprendere le misure adeguate per fermare l'opera basata sull'odio dei nazionalisti".

"E' convinzione dell'India – spiega - quello secondo cui il mondo diviene globale nel momento in cui i suoi membri si interessano degli interessi altrui: è con questo credo in mente che tutto il nostro Paese deve essere preoccupato della situazione dei cristiani del Rajasthan. D'altra parte, la popolazione ed il governo indiano si preoccupano e parlano dei bambini sikh, che in Francia non possono indossare il turbante nelle scuole: questa nostra preoccupazione nasce proprio dal fatto che la libertà religiosa è uno dei diritti fondamentali per l'uomo, ovunque".

"Inoltre – denuncia - diverse Commissioni d'inchiesta hanno stabilito che le leggi anti-conversione sono state emanate in contesti che non lo richiedevano. Nessuna inchiesta, indipendente o governativa, lanciata in questa direzione è stata in grado di trovare alcuna prova di conversione forzata, nemmeno nel Gujarat o nell'Orissa, dove la persecuzione contro i cristiani è spietata. Abbiamo saputo che il Tamil Nadu ha intenzione di annullare questo tipo di decreto: è la prova che, dietro ai grandi proclami di preoccupazione per la religione, si cela solamente un desiderio di potere politico".

"Invece di lanciare accuse ed attacchi contro le minoranze religiose, creando solo violenza e ferite fra le comunità indiane, - conclude – se uno Stato teme in buona fede l'esistenza di una minaccia per la libertà religiosa dei suoi cittadini deve pubblicare un Libro bianco o i risultati di un'inchiesta. In questo modo sarà in grado di provare la sua buona fede".

La proposta ripresa da Dayal è stata lanciata da Dolphy D'Souza, presidente del The Bombay Catholic Sabha, che in un comunicato stampa chiede al governo di "informare la nazione sul numero esatto di conversioni e di atrocità commesse ai danni dei cristiani, oltre che sui casi risolti con l'arresto e la punizione dei colpevoli":

"Le atrocità che vengono commesse in India contro le minoranze – scrive – sono fatti conosciuti, di pubblico dominio. Non passa giorno senza che ne venga commessa una nuova, in una parte qualsiasi del Paese. Le realtà di fondo sono diverse, ma uno dei pensieri dominanti per il governo, ogni giorno, deve essere quello di fare qualcosa per garantire una qualche sicurezza alle minoranze".

"La comunità cristiana – aggiunge - è una minoranza anche fra le altre minoranze e non ha alcun peso politico. Essa agisce all'interno della società solo tramite progetti sociali, di istruzione e caritatevoli, ma dipende dal governo per la sua protezione. Il Bjp non ha alcun motivo per condannare il discorso del Papa, perché sono proprio loro in buona parte i responsabili degli attacchi fisici e verbali contro le minoranze, in particolare quella cristiana. E' stato durante il governo di coalizione del Nda, per la maggior parte retto dal Bjp, che siamo stati testimoni dei peggiori crimini contro l'umanità: fra questi voglio ricordare il pastore Staines, bruciato vivo insieme ai suoi due figli, gli attacchi sanguinosi contro le comunità cristiane e il massacro del Gujarat ai danni della comunità musulmana".


"Sarebbe sbagliato – spiega - dire che queste violenze si sono interrotte: è proprio per questo che chiediamo al governo di pubblicare i dati relativi alle stragi compiute dai nazionalisti negli ultimi dieci anni, cosa è stato fatto per fermarli e quanti di loro sono stati puniti. I fondamentalisti hanno fatto propria la teoria di Goebbels [ministro tedesco della Propaganda durante il nazismo ndr] secondo cui una bugia ripetuta migliaia di volte diviene una verità. Nel solo Stato del Maharashtra, ogni anno 400 mila studenti passano per le istituzioni cristiane: di questi, circa il 90 % è di un'altra religione. Bisogna indagare si quanti di loro sono stati convertiti. Perfino L. K. Advani, leader del Bjp, ha studiato in una scuola cristiana".

"La legge anti-conversione – conclude - va contro gli interessi della popolazione e contro i suoi diritti: è uno strumento usato per terrorizzare gli indifesi. Coloro che reggono gli Stati dove questa è in vigore non hanno mai dichiarato quante persone sono state accusate e processate per i crimini previsti dal decreto. Qualunque siano questi dati, il censimento nazionale preparato dal governo mostra un declino della popolazione di fede cristiana".

Un altro attacco alla Chiesa indiana è poi giunto a mezzo stampa, che ha insinuato che il nuovo ruolo dell'arcivescovo di Mumbai, il cardinale Ivan Dias [chiamata da Benedetto XVI alla guida del Dicastero per l'Evangelizzazione dei popoli ndr] sia derivato dalla "sua esperienza nel campo delle conversioni".

E' stato il portavoce dell'arcidiocesi di Mumbai, padre Anthony Charanghat, a rispondere alle accuse. "Evangelizzare – dice ad AsiaNews – non significa convertire. La conversione non è un fattore esterno, ma è una scelta personale, un libero diritto di ogni persona che non può essere imposto. Evangelizzare significa predicare il Vangelo, dove si legge 'Andate e proclamate il nome di Gesù'. Nel mondo attuale, questo sembra essere dimenticato".

"Il cattolicesimo di oggi – conclude – è stato relegato al compiere delle buone azioni ed essere attivi nel campo sociale. L'evangelizzazione è un esempio ed una buona azione. Le persone cercano da sempre la verità e la bellezza, e queste si trovano nella vita di Gesù e nel suo esempio. Dio è la base di ogni azione, come Gesù è la personificazione del suo amore".

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