27/06/2012, 00.00
ASIA

Influenza suina: il numero delle vittime - oltre mezzo milione - è 15 volte superiore a quelle dell'Oms

È quanto emerge da un recente studio elaborato negli Stati Uniti. La maggior parte dei decessi per la pandemia, scoppiata nel 2009, è concentrato nel Sud-est asiatico e in Africa. Il nuovo bilancio parla di 284mila morti, ma il numero complessivo potrebbe arrivare fino a 579mila.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - L'influenza A del 2009 ha ucciso circa 284.500 persone, concentrate soprattutto nel Sud-est asiatico e in Africa, con un bilancio totale di almeno 15 volte superiore ai test di laboratorio diffusi all'epoca della pandemia. È quanto emerge da uno studio pubblicato dal prestigioso Lancet, rivista con base a Londra e specializzata nel settore della medicina, secondo cui il numero delle vittime potrebbe arrivare fino a quota 579mila. In un primo momento, il numero dei morti per influenza suina stilato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) era fermo a 18.500. Si trattava di decessi legati al virus sanciti da test di laboratorio, che lo stesso organismo internazionale definiva all'epoca "stima cauta" a causa del mancato conteggio di quanti - vivendo in aree povere o isolate - non hanno avuto accesso al sistema sanitario o l'H1N1 "non è sempre rintracciabile".

Il nuovo studio mostra inoltre che l'impatto della pandemia è variato di molto a seconda della regione di riferimento, con il 51% dei morti per influenza suina concentrati in Africa e nel Sud-est asiatico. Queste due aree, da sole, ospitano circa il 38% della popolazione mondiale e hanno registrato un incidenza maggiore della patologia.

Per gli esperti il nuovo bilancio è una conferma della pericolosità della malattia, che non ha mietuto ulteriori vittime solo perché non ha colpito le persone più anziane. Fra le ragioni, avvertono i ricercatori, il fatto che la fascia più vecchia della popolazione fosse protetta avendo contratto in passato un virus molto simile per il quale l'organismo ha sviluppato le opportune difese.

Il dottor Fatimah Dawood, della Centro statunitense per la prevenzione e il controllo della diffusione delle malattie e autore della ricerca, afferma che "la pandemia ha avuto davvero un numero enorme" di vittime. E aggiunge l'importanza della veicolazione di vaccini nelle aree più colpite dal virus. Il primo caso è stato registrato in Messico nel marzo 2009 poi, dopo aver raggiunto la California, si è diffuso in tutto il mondo generando timori e panico. Nel giugno dello stesso anno gli esperti hanno dichiarato la pandemia, con l'H1N1 presente in 74 Paesi al mondo.

Dai dati emerge che l'80% delle vittime di Influenza A erano al di sotto dei 65 anni, mentre la classica influenza stagionale causa il maggior numero di decessi fra gli anziani, con un dato che si aggira fra l'80 e il 90% dei morti. Lo scorso anno un gruppo di esperti convocato dall'Oms ha elaborato una ricerca, dalla quale è emersa la cattiva gestione della pandemia da parte dell'organismo mondiale Onu per la sanità, che non ha saputo elaborare le linee guida corrette e il cui piano di contrasto si è rivelato insufficiente. Di contro, l'Europa ha accusato l'agenzia di aver procurato un allarme ingiustificato e bruciato inutilmente enormi quantità di denaro nell'acquisto di vaccini.  

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