04/08/2016, 10.27
ISRAELE – PALESTINA
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Israele, “legge sulla gioventù”: accuse di terrorismo e carcere anche per i bambini di 12 anni

Il provvedimento segue i ripetuti attacchi al coltello compiuti negli ultimi mesi. Ministro della Giustizia: “La legge non ha misericordia dei minori che cercano la morte degli ebrei”. Critiche dei gruppi per i diritti umani: “Invece che imprigionare i bambini dovrebbero mandarli a scuola”.

 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – In seguito ai ripetuti attacchi compiuti da giovani palestinesi negli ultimi mesi, il parlamento israeliano ha approvato una legge che permette di incarcerare anche bambini di 12 anni con l’accusa di “attacchi terroristici”. Un documento ufficiale della Knesset riferisce che “la ‘legge sulla gioventù’ permetterà alle autorità di imprigionare un minore colpevole di gravi crimini come omicidio e tentato omicidio, anche se ha meno di 14 anni”.

La gravità degli attacchi perpetrati negli ultimi mesi, si legge nella dichiarazione, “richiede un approccio più aggressivo anche nei confronti dei minori”. Ayelet Shaked, ministro della Giustizia, ha dichiarato: “La legge non mostrerà misericordia verso i giovani che sono coinvolti in atti di terrore e cercano la morte di civili ebrei”.

Dall’ottobre scorso, dopo una serie di provocazioni da parte di ebrei ultra-ortodossi di andare a pregare sulla Spianata delle moschee, si sono moltiplicati incidenti e scontri in Israele e nei territori palestinesi, dando il via alla cosiddetta “Intifada dei coltelli”. Finora sono stati uccisi oltre 220 palestinesi, 34 israeliani, due americani, un sudanese e un eritreo. La maggior parte dei palestinesi è stata uccisa mentre tentava di accoltellare o di colpire con armi o con l’auto passanti o soldati. Altri sono stati uccisi nel corso di manifestazioni o in scontri con i militari.

Il gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem ha criticato la legge e il trattamento che Israele riserva ai giovani palestinesi: “Invece che mandarli in prigione – scrivono gli attivisti – Israele farebbe meglio a mandarli a scuola, dove essi possono crescere in dignità e libertà, non sotto l’occupazione. Incarcerare minori così piccoli significa negare loro la possibilità di un futuro migliore”.

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