22/03/2021, 12.10
ISRAELE - PALESTINA
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Israele al voto: da Netanyahu vaccini anti-Covid e aiuti per restare al potere

Domani è la quarta tornata elettorale in meno di due anni e seconda al tempo della pandemia. Il Paese vira sempre più a destra ma la battaglia elettorale resta incerta. In gioco la sopravvivenza politica di "Bibi". Leader palestinese: prospettive di pace assenti e futuro incerto. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Una sfida attorno alla figura del premier uscente Benjamin Netanyahu (Bibi), in una nazione che si appresta a scegliere fra la destra e posizioni di destra ancora più estreme. È quanto spiegano ad AsiaNews esperti israeliani e palestinesi alla vigilia delle elezioni politiche in programma domani, 23 marzo, il quarto appuntamento elettorale in meno di due anni, segnati da una profonda instabilità. Dall’annosa questione delle colonie nei Territori occupati, alla pandemia di nuovo coronavirus, che vede Israele fra le prime nazioni al mondo a vedere la fine dell’emergenza sanitaria grazie ad una massiccia campagna di vaccinazione, la possibilità di far nascere un governo si gioca sul filo delle alleanze e dei seggi. 

Per ottenere la maggioranza alla Knesset, il Parlamento israeliano, servono almeno 61 seggi. Ad un anno dall’ultimo voto il favorito potrebbe essere ancora il premier uscente Benjamin Netanyahu, la cui sopravvivenza politica è legata al processo per corruzione in cui è imputato e dal quale è potuto sinora sfuggire grazie alla carica ricoperta. Fra i principali rivali, tramontata la leadership di Benny Gantz e del partito Blu Bianco, oggi restano in lizza il centrista Yair Lapid, l’ex alleato nel Likud Gideon Saar, e il campione della destra ultra-nazionalista Naftali Bennett. 

I sondaggi degli ultimi giorni, pur in un panorama di relativa incertezza, mostrano una risalita del Likud di Netanyahu che dovrebbe conquistare sino a 30 seggi, tre in più rispetto alla scorsa settimana. Yesh Atid, partito centrista di Yair Lapid, passa da 20 seggi a 19, Yamina, formazione di destra guidata da Naftali Bennet, da 11 a 10 e New Hope, partito fondato a dicembre dall’ex ministro del Likud Gideon Saar, attorno ai 10 seggi. Ad oggi nessuna coalizione sembra in grado di raggiungere la maggioranza, per questo l’attenzione degli analisti si concentra sulle prossime mosse del Primo Ministro uscente, ritenuto il più abile nel mediare per ottenere una maggioranza. Perché l’alternativa, neppure troppo improbabile, resta una quinta tornata elettorale prima di fine anno. 

Interpellato da AsiaNews il professor Bernard Sabella, rappresentante di Fatah e segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, scorge “una lotta di Netanyahu per restare al potere”. Dai rilevamenti demoscopici, aggiunge, “emerge una nazione che vira sempre più verso destra: un centinaio di seggi su un totale di 120, infatti, andranno a partiti di destra o estrema destra ed è qui che si gioca la competizione elettorale”. L’attuale panorama, prosegue, “non è certo positivo in una prospettiva di negoziati di pace con i palestinesi, non è buono per i gruppi emarginati, per le prospettive di pace e per il futuro in genere”. 

Per il leader cristiano palestinese “il blocco di Netanyahu è probabile che possa raggiungere una sessantina di seggi, ma non la maggioranza e quindi dovrà lavorare, mediare, per conquistare ancora uno o due e formare il governo”. Il fronte arabo, invece, a differenza dell’ultima tornata elettorale “si presenta diviso” e “anche questo non è un bene” per il futuro del Paese e della regione, mentre crescono “gli episodi di violenza e di criminalità: ogni giorno si sentono voci di delitti e la comunità araba è preoccupata. Essa è ancora relegata ai margini e nulla cambierà dopo il voto”. Lo scontro, anche stavolta, “si gioca attorno alla sopravvivenza politica di Netanyahu” conclude Sabella, secondo cui “la massiccia campagna vaccinale potrebbe aiutarlo a restare al potere”.

Sobhy Makhoul, membro della Chiesa maronita di Gerusalemme e amministratore del Christian Media Center, sottolinea in primis che “in queste elezioni non vi sono interventi o intromissioni dall’esterno, nemmeno dagli Stati Uniti dove tutto tace e si segue con attenzione gli eventi”. “In questi mesi - prosegue - Netanyahu ha mostrato tutta la sua furbizia e abilità promuovendo una massiccia campagna vaccinale contro il Covid-19 grazie anche ad accordi sottobanco con le case farmaceutiche, facendo di Israele un campo sperimentale, ma i fatti gli hanno dato ragione”. In qualche modo “ha saputo conquistare la simpatia e la benevolenza di tanti” non solo col vaccino, ma elargendo anche incentivi, aiuti, sostegni “che hanno creato un buco di bilancio, ma hanno sostenuto le categorie in difficoltà. E per il futuro - aggiunge - ha detto ‘votatemi e ci penserò sempre io a ripianare questi buchi di bilancio e il deficit che si è creato’. Inoltre, a differenza del passato ha ascoltato i consiglieri mantenendo in posizione defilata la famiglia, moglie e figlio, che in passato gli avevano creato non pochi problemi”. 

La partita, conclude Sobhy Makhoul, si gioca attorno “al voto degli indecisi: in ballo ci sono ancora almeno i 15 o 16 seggi, che possono fare la differenza nella formazione del nuovo governo e della futura maggioranza alla Knesset. Difficile fare previsioni e non è escluso che emerga ancora un quadro di instabilità che potrebbe portare il Paese - ma nessuno lo vuole - alla quinta tornata elettorale. Dalla destra estrema al centro, sarà fondamentale il gioco delle alleanze”.

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