24/06/2010, 00.00
SRI LANKA
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Jaffna, il pianto delle vedove

di Melani Manel Perera
La guerra civile ha reso vedove decine di migliaia di donne, a Jaffna, spose delle molte vittime civili. Il governo non le aiuta e nella società Tamil le vedove sono viste come segno di malasorte. L’impegno di gruppi privati per ridare loro dignità sociale. Prosegue il reportage del nostro inviato.

Jaffna (AsiaNews) – Decine di migliaia di donne sono rimaste vedove, con i loro mariti vittime innocenti della guerra civile. Il governo non si preoccupa di loro e anche la società Tamil cerca di emarginarle. Continua il reportage dell’inviato di AsiaNews nei luoghi di una lunga e disastrosa guerra civile.

Chi visita Jaffna per turismo, farà un viaggio gradevole. La penisola di Jaffna è graziosa, si sta modernizzando solo poco per volta, a Jaffna città e lungo la strada A9. Strade, ferrovie, ponti sono in via di sviluppo, i famosi templi buddisti chiamati ‘Nagadeepa Viharaya’ (tempio) sono sempre più popolari, ogni cosa è bella.

Ma chi vuole vedere come davvero vive la popolazione, troverà uno scenario assai differente.

A Jaffna è grave la situazione delle molte vedove causate dalla lunga guerra civile tra l’esercito e i ribelli delle Tigri Tamil. Il governo o altri enti pubblici non hanno disposto alcun programma per tutelare o aiutare queste donne, che spesso devono sostenere 4-5 figli senza alcun aiuto e facendo lavori precari. I loro figli a volte non hanno da mangiare. Solo gruppi privati le aiutano a trovare lavoro.

Subajini Thurairajah, cooordinatrice del Centro culturale femminile, ci dice che nella penisola di Jaffna sono residenti 26.300 vedove e altre decine di migliaia sono nelle zone a nord e a oriente, soprattutto Tamil e islamiche. Ella ci spiega che molte vedove hanno avuto “problemi” dai soldati dello Sri Lanka, è stato loro persino “suggerito di sposarsi”. Ma molti di questi soldati sono solo di passaggio e hanno in mente solo di “divertirsi”. I residenti ci spiegano che, con molte donne rimaste senza uomo, ritengono scorretto che il governo non intervenga per dire ai soldati singalesi di rispettare queste vedove e di non tentare di approfittare della loro situazione di bisogno.

“Queste vedove – prosegue Thurairajah – subiscono ancora il trauma per i crudeli eventi della guerra, specie per il disgraziato momento della morte dei mariti, spesso caduto davanti ai loro occhi. Alcune di loro non sanno come dire ai figli che il loro amato padre è morto. E’ difficile dire ai figli che il padre è stato ucciso da una bomba anonima” che lo ha colpito senza un vero motivo.

Solo alle donne diventate vedove prima del 2008 è stato dato un certificato di morte del marito, alle altre è stato negato.

Un aspetto negativo della cultura Tamil è considerare le vedove con disfavore sociale, quasi fossero portatrici di malasorte. Queste vedove non sono invitate agli eventi felici, i Tamil di casta elevata le evitano ed escludono.

“Non ci piace questo modo di fare – dice ancora l’attivista – e vogliamo aiutare queste donne. Occorre aiutarle a sviluppare una diversa mentalità, a riprendere il loro posto nella società e a dare loro maggiore dignità come donne e madri”.

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