14/10/2014, 00.00
INDONESIA
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Jakarta, capo della polizia: Il Fronte di difesa islamico va eliminato

di Mathias Hariyadi
Il generale Sutarman contro l’Fpi, da fermare (anche) per le violenze e gli abusi contro le minoranze. La società civile sostiene alla campagna, “malumori” fra ufficiali delle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi arrestato uno dei capi Fpi della capitale. Nei 10 anni di Yudhoyono gli islamisti hanno potuto agire grazie a protezioni politiche.

Jakarta (AsiaNews) - I vertici della polizia indonesiana a Jakarta hanno lanciato una guerra a tutto campo contro il Fronte di difesa islamico (Fpi), movimento fondamentalista locale protagonista in passato di diversi episodi di violenze e intolleranza a sfondo confessionale. In prima fila nella lotta contro il gruppo estremista il capo della polizia, generale Sutarman, secondo cui "l'Fpi andrebbe sciolto una volta per sempre" per i raid e gli abusi compiuti, in particolare durante il mese sacro di Ramadan. Tuttavia, la campagna lanciata dal generale - e sostenuta da vasti settori della società civile - ha provocato "malumori" e opposizioni persino all'interno delle forze dell'ordine, con parte degli ufficiali contrari allo scioglimento Fronte. 

I membri del famigerato Fdi si sono resi protagonisti anche di campagne e attacchi mirati contro i cristiani - cattolici e protestanti - nella loro ondata di proteste contro i riti e le celebrazioni "illegali", perché compiuti in edifici privi del cosiddetto permesso di costruzione (Imb). 

La scorsa settimana l'ispettore capo di polizia Unggung Cahyono ha guidato una maxi-operazione contro il fronte islamista, mirata all'arresto dei leader della campagna di protesta contro il vice-governatore di Jakarta Basuki Tjahaja Purnama, meglio noto come Ahok. La "colpa" del politico, per il movimento estremista, è quella di essere un cristiano di etnia cinese che guida il governo della capitale in vista della successione al numero uno Joko "Jokowi" Widodo. Questo il prossimo 20 ottobre inizierà il mandato di presidente dell'Indonesia.

Nel blitz le forze dell'ordine hanno arrestato uno dei coordinatori del Fpi a Jakarta. Un duro colpo al movimento, che nei 10 anni di amministrazione del capo di Stato uscente Susilo Bambang Yudhoyono ha potuto agire (quasi sempre) indisturbato, grazie anche alle "coperture politiche" e "istituzionali" di cui ha goduto. Molto criticata quella fornita dal controverso ministro degli Interni Gamawan Fauzi. Ora il cambio deciso di rotta, con il monito lanciato dal generale Sutarman che vuole lo scioglimento del gruppo. 

L'Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo (l'86% professa l'islam) e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), è stata a lungo teatro di violenze e abusi contro le minoranze. I cristiani sono quasi il 6% della popolazione, i cattolici poco più del 3%, l'1,8% è indù e il 3,4% professa un'altra religione. Nella provincia di Aceh - unica nell'Arcipelago - vige la legge islamica e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema l'influenza della religione musulmana nella vita dei cittadini. 

In prima fila nel tentativo di "islamizzazione" del Paese vi sono i membri del Fronte di difesa islamico (Fpi) che dettano legge in diverse zone imponendo norme e regolamenti ispirati alla sharia, come il divieto di bevande alcoliche e altri regolamenti in tema di morale sessuale. Il gruppo - osteggiato da gran parte della popolazione civile - è accusato anche di bloccare la costruzione di chiese e di usare la violenza per raggiungere i propri obiettivi: dal 2000 ha lanciato una serie di attacchi che hanno colpito fra gli altri l'ambasciata degli Stati Uniti e bar, nightclub e circoli privati, soprattutto in occasione del Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera. 

 

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