27/08/2010, 00.00
INDONESIA
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Jakarta, cristiani, buddisti e musulmani esigono tolleranza dagli estremisti

di Mathias Hariyadi
L’incontro organizzato da attivisti per il dialogo inter-religioso. Musulmani moderati contro radicali islamici. E' più facile ottenere permessi per costruire centri di bellezza che per costruire una chiesa.

Jakarta (AsiaNews) – Leader cristiani, buddisti e musulmani si sono incontrati con estremisti islamici per restaurare tolleranza e libertà di culto in Indonesia. Attivisti per il dialogo inter-religioso hanno organizzato ieri a Jakarta un incontro tra Kiai Hajj Hasyim Muzadi, ex capo di Nahdlatul Ulama (Nu), la più grande organizzazione musulmana moderata del Paese, e Habib Rizieq, leader dell’Islamic Defender Front (Fpi), gruppo estremista islamico.

 Negli ultimi due mesi è cresciuta l’intolleranza religiosa in Indonesia. Soprattutto a Bekasi e Bogor, due comunità cristiane (Hkbp e Yasmin Church) sono state più volte attaccate, i loro luoghi di culto chiusi e le funzioni interrotte da folle di radicali musulmani.

 A chiedere il restauro di un clima di libertà religiosa, vi sono pure i vescovi cattolici. In una lettera al presidente Susilo Bambang Yudhoyono, gli hanno chiesto di mostrare coraggio e imporre il rispetto della libertà di culto.

 Durante l’incontro tra leader religiosi e Fpi, Muzadi ha detto al capo degli estremisti: “Tutti noi indonesiani dobbiamo ripristinare lo spirito di tolleranza per consolidare il pluralismo di questo Paese. Lo spirito di tolleranza non dovrebbe essere distrutto da nessuno”.

 Il pastore Andreas Yewangoe, presidente del Sinodo delle chiese protestanti indonesiane, ha invece fatto notare la facilità con cui si ottiene un permesso per costruire centri bellezza e la difficoltà di erigere luoghi di culto. La chiesa protestante dei Batak (Hkbp) a Bekasi, ad esempio, è costretta a recitare le funzioni in un campo, spesso interrotte da folle di estremisti dell’Fpi, perché la sua chiesa è stata chiusa, dopo che il governo locale ha ritirato il permesso legale per avere un luogo di culto.

 Habib Rizieq ha però respinto le accuse di intolleranza, affermando che l’Fpi non vuole impedire ai cristiani di professare la propria fede. “Ciò che è successo a Bekasi con i fedeli dell’Hkbp - ha risposto - non riguarda il diritto di professare [la fede], ma problemi legali: a loro manca il permesso legale di costruire una chiesa”.

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