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    » 20/07/2015, 00.00

    INDONESIA - ISLAM

    Jakarta, il governatore a difesa della libertà di culto per gli ahmadi

    Mathias Hariyadi

    Ahok, cristiano e di etnia cinese, contro i recenti attacchi alla minoranza nella capitale. Il 10 luglio scorso gruppi estremisti islamici hanno interrotto una sessione di preghiera e costretto alla chiusura il luogo di culto. Il governatore rilancia il principio della libertà religiosa per tutti: “L’Indonesia - ricorda - è nata sulla Costituzione” e non sulla “tirannia” della maggioranza.

    Jakarta (AsiaNews) - Il governatore di Jakarta (cristiano e di etnia cinese) promuove una battaglia per i diritti civili e la libertà di culto della minoranza ahmadi, ritenuta eretica dalla maggioranza musulmana sunnita perché (fra gli altri) non considera Maometto quale ultimo profeta. Nei giorni scorsi Basuki Tjahaja Purnama, meglio noto col soprannome di “Ahok”, è intervenuto in prima persona in difesa della comunità della capitale, vittima di recenti  attacchi da parte di fazioni estremiste islamiche locali. Egli è uno dei pochi leader politici indonesiani che lotta in prima fila per la libertà di culto, una battaglia che nemmeno l’attuale presidente “riformista” Joko “Jokowi” Widodo, un tempo numero uno di Ahok, sembra intenzionato a perseguire. 

    In una nota ufficiale egli afferma che “non si sottometterà” alle pressioni di alcun gruppo fondamentalista. Del resto già in passato egli era finito nel mirino dei movimenti radicali, per la sua fede cristiana e le politiche a difesa della libertà religiosa e della parità dei diritti fra cittadini. 

    Il 10 luglio scorso un gruppo estremista islamico ha ottenuto la chiusura di una moschea ahmadi nel distretto di Tebet, a South Jakarta, interrompendo con la forza e le minacce una sessione di preghiera del venerdì. Due giorni prima, un funzionario distrettuale aveva ordinato il blocco alle attività religiose nell’edificio a due piani usato come luogo di culto, perché privo dei permessi necessari. 

    Intervenendo sulla questione, il governatore Ahok sottolinea che non intende intervenire sulla liceità o meno del culto ahmadi, ma che vuole applicare la legge e la Costituzione come richiesto dal proprio ruolo. E, in base alle norme, i fedeli ahmadi hanno tutto il diritto di pregare e usare l’edificio come moschea. Egli ha già firmato una direttiva che impone la riapertura del luogo di culto. “Lo Stato - avverte - non deve immischiarsi in queste questioni [di fede]”. 

    “Ho chiesto al capo del distretto di South Jakarta - prosegue il governatore - le ragioni della chiusura [del luogo di culto ahmadi]. Gli ho detto in modo chiaro e netto che vi sono centinaia, forse migliaia di case di preghiera [musulmane] che non dispongono dei permessi previsti dalla legge, ma nessuno si sogna di chiuderle”. L’Indonesia, conclude il politico, “non è nata sulla tirannia” della maggioranza sulla minoranza “ma sulla Costituzione. Ecco la mia opinione”. 

    L'Indonesia, nazione musulmana (sunnita) più popolosa al mondo, è sempre più spesso teatro di attacchi o episodi di intolleranza contro le minoranze, siano essi cristiani, musulmani ahmadi o di altre fedi. Inoltre, alcune norme come il permesso di costruzione vengono sfruttate per impedire l'edificazione o mettere i sigilli a luoghi di culto, come è avvenuto nel West Java contro la Yasmin Church. La Costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia le minoranze - cristiani, ahmadi, musulmani sciiti - sono vittime di episodi di violenze e persecuzioni a sfondo confessionale. 

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